Ospedale Garibaldi, intervento di ricostruzione del diaframma in un neonato

28 Febbraio 2020

A seguito di una diagnosi in utero di "ernia diaframmatica".

 

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Sta bene e ha cominciato ad alimentarsi il neonato operato la settimana scorsa al Garibaldi-Nesima a seguito di una diagnosi in utero di “ernia diaframmatica”.

Immediatamente intubato alla nascita, dopo due giorni di assistenza ventilatoria presso l’UOC di Terapia Intensiva Neonatale diretta dalla dottoressa Gabriella Tina, il piccolo paziente è stato operato con tecnica mini-invasiva toracoscopia dall’equipe del dott. Sebastiano Cacciaguerra, con l’assistenza costante degli anestesisti della Rianimazione Pediatrica diretta dal dott. Giuseppe Ferlazzo.

“Sono trascorsi ben quindici anni – ha detto il dott. Cacciaguerra alla fine del delicato intervento – dalla prima correzione di ernia diaframmatica trattata con successo presso il Garibaldi Nesima. Ricordo che si trattava di una gravidanza gemellare, e uno dei due feti, una femminuccia, presentava la medesima malformazione del piccolino operato in questi giorni”.

La malformazione in questione consiste nel mancato o parziale sviluppo del diaframma, un muscolo che divide il torace dall’addome, provocando una migrazione delle anse intestinali in torace, con compressione dell’apparato respiratorio che si sta formando. Si tratta di una complicazione particolarmente insidiosa che comporta un alto rischio di mortalità.

L’intervento, che in passato veniva realizzato in tecnica “open” e senza le tecniche ventilatorie d’avanguardia disponibili oggi, ha visto la riposizione dell’intestino in addome e la ricostruzione del diaframma. La tecnica in toracoscopia utilizzata nella fattispecie, primo caso nel sud Italia, prevede invece l’attuazione dell’intervento attraverso tre piccoli forellini e un importante lavoro multidisciplinare.

“Si tratta- ha riferito il direttore generale dell’Arnas Garibaldi, Fabrizio De Nicola– di un percorso impegnativo che richiede grande affiatamento tra le varie equipes coinvolte, realizzabile solo in ambienti in cui, come avviene all’ospedale di Nesima, le tecniche mini-invasive sono utilizzate giornalmente, anche nella realizzazione di interventi meno impegnativi e nelle urgenze. Faccio quindi i miei personali complimenti al direttore del dipartimento materno infantile, il dott. Giuseppe Ettore, al dott. Cacciaguerra e a tutti gli operatori sanitari che hanno eseguito l’intervento”.

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