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Ospedale di Taormina, intervento salvavita su cardiopatico congenito

Grazie a una tecnica innovativa che consiste nel posizionamento per via endoscopica di una protesi valvolare polmonare all’interno della precedente.

Tempo di lettura: 2 minuti

Eccezionale intervento salvavita all’Ospedale San Vincenzo di Taormina su un sessantenne in gravi condizioni cardiovascolari affetto da Tetralogia di Fallot, portatore di pace-maker e già sottoposto a numerosi interventi di cardiochirurgia. L’avanzato grado di scompenso cardiaco dell’uomo, era sostenuto dal malfunzionamento della valvola protesica impiantata circa 15 anni prima in sede polmonare. Le condizioni del paziente- che non consentivano di sostenere un intervento a cuore aperto in circolazione extracorporea- hanno reso necessario il ricorso ad una tecnica innovativa che consiste nel posizionamento per via endoscopica di una protesi valvolare polmonare all’interno della precedente.

L’intervento “valve in valve” è stato eseguito con successo da Paolo Guccione (responsabile della Cardiologia Pediatrica) in collaborazione con Giuseppe Cinnirella (responsabile dell’Emodinamica) e Enrico Iannace (responsabile Anestesia e Rianimazione). La procedura è stata realizzata anche grazie al supporto organizzativo del Direttore Sanitario Paolo Cardia. Il paziente che già l’indomani della procedura ha riportato un significativo beneficio clinico ha lasciato l’Ospedale dopo appena 2 giorni dall’impianto della nuova valvola.

L’impianto per via endoscopica– preferibile per il minore stress fisico e psicologico causato al paziente- può essere ostacolato o impedito dalla morfologia irregolare dell’efflusso destro, che può presentare un’eccessiva dilatazione a causa di precedenti interventi chirurgici o di altri fattori. Da qui la necessità di una équipe con esperienza. L’utilizzo a regime di dispositivi transcatetere, quando sarà reso possibile, consentirà di trattare una più ampia platea di pazienti con cardiopatie congenite oggi destinati al bisturi a causa di estese dilatazioni dell’efflusso destro.

«La possibilità- afferma il dott. Paolo Guccione- di una procedura dopo la quale si può tornare a casa in 2-3 giorni è un risultato importante in termini di vissuto del paziente che viene sottoposto a un minore stress fisico e psicologico rispetto a un intervento chirurgico a cuore aperto. Ciò rappresenta un vantaggio anche per il Servizio sanitario nazionale legato ad un minore impegno di risorse. Oggi grazie allo straordinario supporto dell’azienda siamo felici di aver potuto rispondere all’esigenza di cura di una nostro paziente per il quale l’intervento chirurgico avrebbe rappresentato un rischio troppo elevato».

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