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Ospedale di Enna, cardiologi e neurologi insieme per prevenire l’ictus criptogenico

Con questo termine ci si riferisce a un ictus cerebrale inspiegato nonostante un attento iter diagnostico. Fondamentale un approccio multidisciplinare.

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ENNA. Dalla stretta collaborazione fra le unità operative di Neurologia e Cardiologia dell’Umberto I di Enna nasce un nuovo servizio in favore degli utenti. L’attenzione in tandem dei due reparti si concentrerà sul fenomeno dell’ictus criptogenico, con questo termine- per definizione- ci si riferisce a un ictus cerebrale inspiegato nonostante un attento iter diagnostico.

Nella maggior parte dei casi si reputa che l’ictus criptogenico abbia una genesi cardio embolica, per tale motivazione assume importanza fondamentale un approccio multidisciplinare che preveda anche lo studio approfondito, in particolare del ritmo cardiaco, andando alla ricerca della fibrillazione atriale occulta.

«L’ictus cerebrale rappresenta la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza causa di morte nei Paesi del G8, preceduto solo dalle malattie cardiovascolari e dai tumori», spiega il direttore di Neurologia Salvatore Zappulla. L’iniziativa si colloca nella sperimentata collaborazione in ambito clinico diagnostico tra i due reparti che da anni oramai svolgono attività diagnostiche in stretta collaborazione.

Alla presentazione dell’ictus il paziente viene ricoverato presso il reparto di Neurologia e sottoposto a tutte gli accertamenti e le cure necessarie. «Nonostante la tragicità dell’evento e malgrado un corretto approccio diagnostico-terapeutico, il numero di pazienti per i quali alla dimissione non si è riusciti ad accertare una causa precisa probabilmente si avvicina o supera il 50 percento», continua Zappulla.

Qui entrano in gioco i cardiologi: «La ricerca di aritmie cardiache e la capacità di identificare la fibrillazione atriale nei pazienti con ictus criptogenico ha profonde implicazioni per la gestione medica a lungo termine» afferma il direttore della Cardiologia Lello Vasco.

«L’impiego di avanzati dispositivi di monitoraggio cardiaco che è possibile inserire sottocute, permette di registrare per un periodo di tempo fino a tre anni il ritmo cardiaco e di controllarlo da remoto tramite internet. Così da stabilire un percorso di monitoraggio per rilevare e trattare la fibrillazione atriale può ridurre significativamente il rischio di un altro ictus per il paziente grazie all’utilizzo degli anticoagulanti ed alla cura della aritmia attraverso un approccio farmacologico o invasivo».

Alla neurologa Giulia Ferrigno e alla cardiologa Giulia Laterra è stato affidato il compito di sovraintendere a tutte le attività clinico-diagnostiche che l’iniziativa prevede anche in funzione della creazione di un database internazionale.

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