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Ospedale di Enna, al via un ambulatorio contro la sindrome “post-Covid”

Dopo la fase acuta della malattia da SarS – Cov - 2 il virus lascia spesso profondi strascichi nei pazienti.

Tempo di lettura: 3 minuti

ENNA. Apre all’Umberto I di Enna un nuovo ambulatorio multidisciplinare rivolto ai pazienti Covid19, dimessi guariti dall’ospedale.Dopo la fase acuta, della malattia da SarS-Cov – 2, il virus lascia spesso profondi strascichi nei pazienti che hanno dovuto affrontare una battaglia inattesa. Danni di carattere respiratorio, cardiaco, cutaneo, psicologico, neurologico, si presentano insidiosi. Se l’epidemia ha colto tutti di sorpresa e stravolto la vita di un’intera società, l’esperienza fatta sul campo dai sanitari permette loro oggi di garantire una vigilanza attiva nella fase di guarigione, affinché il paziente non si senta abbandonato.

L’ambulatorio- nato in seno al Dipartimento di Medicina, diretto dal primario di Cardiologia Lello Vasco– che sarà operativo dal 7 luglio, nasce dunque per dare risposte concrete a una nuova condizione definita “long Covid” o “post-Covid”, e vede il suo fulcro in un lavoro in tandem di quattro discipline: Cardiologia, Pneumologia di cui è responsabile Giuseppe Iraci, Neurologia e Malattie Infettive, reparti rispettivamente diretti da Salvatore Zappulla e Luigi Guarneri. Esperti multidisciplinari a confronto dunque per realizzare un percorso personalizzato rivolto al paziente che deve fare i conti con un trauma fisico e dell’anima. Per i pazienti sarà realizzata una “cartella clinica condivisa”, una sorta di diario personale consultabile da tutti gli specialisti per restare sempre aggiornati sulle azioni cliniche intraprese dai colleghi e da perseguire.

«I pazienti dimessi dai reparti Covid 19 aumentano di numero ogni giorno. Diventa necessario prevedere percorsi diagnostici terapeutici per la presa in carico post guarigione, definendo precise modalità organizzative. Fondamentale perciò una sinergia interdisciplinare per la presa in carico di tali pazienti», si legge nel protocollo che presenta la nuova attività.

La prima indagine del percorso di follow-up prevede la somministrazione di un questionario clinico da cui sarà possibile evincere eventuali problematiche emerse successivamente alla guarigione. A seguire lo pneumologo di riferimento approfondirà l’anamnesi clinica e per finire sarà definito un percorso personalizzato. Il medico di riferimento per il follow-up dunque approfondisce l’anamnesi clinica e, se necessario, può inviare il paziente, in relazione alla sintomatologia emersa e alla valutazione clinica, ad un approfondimento specialistico.

Tre gli scopi prefissati dall’attività ambulatoriale ed elencati nel protocollo: realizzare un percorso di continuità clinico-assistenziale orientato alla individuazione e trattamento degli esiti derivanti da COVID-19; assicurare un approccio multidisciplinare e personalizzato al fine di identificare precocemente eventuali esiti fisici, psicologici e neurocognitivi acquisiti nel percorso di cura; supportare il paziente ed i familiari nella corretta conoscenza del decorso della patologia COVID 19 e dei suoi possibili esiti anche psicologici.

In una prima fase verranno coinvolti i pazienti dimessi dai reparti Covid 19, ovvero dalla Terapia Intensiva, che siano stati sottoposti a respirazione assistita o meno. I pazienti verranno contattati dallo specialista pneumologo secondo una priorità che terrà conto delle esigenze clinico-terapeutiche.

“Sempre più spesso abbiamo riscontrato che nostri pazienti Covid dopo 4/5 settimane dalla guarigione della malattia faticano molto a ritrovare il proprio equilibrio e la condizione di benessere preesistente. È ormai dimostrata, da dati di letteratura, la possibilità di effetti a distanza a carico di diversi organi e apparati. Dunque, attenti alle loro esigenze, abbiamo ritenuto necessario offrire un approccio multidisciplinare, impiegando criteri guida per l’individuazione di un piano individuale di sorveglianza, per stabilire quali siano i supporti necessari all’assistenza nel post Covid di ogni singolo individuo”, spiegano i redattori del protocollo.

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