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Ospedale Cervello, sindacati all’attacco contro lo stop all’Ostetricia e al Pronto soccorso ostetrico

27 Gennaio 2021

Cimo-Fesmed, Fials-Confsal e FVM/Fials ADMS commentano l'audizione tenutasi il 26 gennaio in Commissione Sanità dell'Ars, alla quale non hanno partecipato a causa di disguido nella comunicazione relativa all’orario fissato.

 

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PALERMO. «Non è stato tenuto nel debito conto che il Reparto di Ostetricia del P.O. Cervello rappresenta la risposta immediata per fronteggiare le non infrequenti emergenze ostetriche della parte ovest di Palermo, dell’area di riferimento della Provincia e addirittura per una parte di quella di Trapani».

Lo scrivono Cimo-Fesmed, Fials-Confsal e FVM/Fials ADMS, commentando l’audizione tenutasi il 26 gennaio in Commissione Sanità dell’Ars, alla quale non hanno partecipato a causa di disguido nella comunicazione relativa all’orario fissato.

Anzitutto i sindacati sottolineano: «Il direttore generale di Villa Sofia-Cervello afferma di aver proceduto alla chiusura del Reparto di Ostetricia e alla sospensione dell’attività di Pronto Soccorso Ostetrico sulla base delle indicazioni pervenute dall’Assessorato alla Salute. Ciò significa che l’Azienda Ospedaliera ha abdicato alla propria autonomia decisionale e organizzativa, ovvero che l’Assessorato abbia indebitamente interferito con la stessa, quando avrebbe dovuto limitarsi a fornire gli input per l’attivazione di ulteriori posti letto Covid senza indicarne la modalità».

Nella nota inviata a Margherita La Rocca Ruvolo e agli altri componenti della Sesta Commissione, i sindacati aggiungono:

1. Non è ipotizzabile nemmeno l’eventuale trasferimento del personale presso altra struttura dal momento che questi medici hanno già in carico, comunque, l’assistenza alle gestanti Covid (12 posti letto) oltre ai 4 posti di Ginecologia Oncologica attivati, dopo la chiusura del Reparto, presso il P.O. Villa Sofia

2. Ciò che le scriventi OO.SS. hanno voluto rappresentare già nella richiesta di Audizione presso la VI Commissione e che sembra non essere stato preso nella dovuta considerazione nè dalla Direzione Aziendale nè dall’Assessorato è il problema inerente alle urgenze/emergenze ostetriche tempo-dipendenti che non consentono di vivere con la dovuta serenità la sospensione delle attività in oggetto, dal momento che ogni minuto può rivelarsi prezioso vuoi per la sopravvivenza della gestante e del neonato che per evitare possibili conseguenze permanenti sul nascituro.

3. Conosciamo bene quali siano le distanze e le condizioni di viabilità della nostra città e come il trasferimento dal P.O. Cervello al Policlinico o all’Arnas Civico comporti, a seconda delle ore della giornata, un percorso di circa 10 km con una durata di percorrenza variabile dai 20 ai 50 minuti. Tali tempi non sono compatibili con quelli appropriati per le urgenze ostetriche che richiedono invece un immediato e tempestivo intervento nel posto che per primo riceve la paziente.

4. Circa l’obiezione sollevata sulla pericolosità di avere un’area “non Covid” all’interno di un plesso “interamente Covid” non è superfluo rilevare come la correttezza del percorso interno per pazienti Covid positive realizzato dall’inizio della pandemia presso la U.O. di Ostetricia del P.O. Cervello abbia consentito finora di evitare qualunque commistione fra pazienti affette e non, evitando l’insorgenza di focolai di infezione a differenza di quanto avvenuto presso altri presidi ospedalieri cittadini. I numeri e non le opinioni lo documentano.

5. Si prende atto delle intenzioni manifestate sia dal Direttore Generale Aziendale Dott. Messina che dall’Ing. La Rocca circa valutazione della riapertura dell’UOC di Ostetricia e Ginecologia non appena pronti i posti nei locali delle terapie intensive e semi intensive. Tuttavia, tale data rappresenta una scadenza a medio/lungo termine della quale ovviamente non può esservi certezza, invece la realtà richiede un approccio nel breve termine che potrebbe consistere anche nella riapertura di parte dell’Ostetricia col limitato numero di posti letto che si avevano prima dell’attuale chiusura (circa 14 posti), ove l’auspicato miglioramento della situazione pandemica lo consenta.

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