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ASP e Ospedali

Il caso

Ospedale Cervello, ancora nessuna certezza sui tempi di riapertura della Ginecologia

Una paziente ha segnalato ad Insanitas di attendere la fine della procedura di fecondazione assistita, ecco la replica dell'azienda ospedaliera e l'intervento del sindacato Cimo.

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Ancora nessuna certezza sui tempi di riapertura del reparto di Ginecologia del “Cervello”, sospeso per l’emergenza Coronavirus. Nel replicare alla segnalazione inviata alla nostra redazione da una donna, che sta subendo disagi a causa dello stop alla fecondazione assistita (leggi qui), dall’ospedale palermitano- contattato da Insanitas- sottolineano: «Questa Azienda ha diffuso il 13 gennaio 2021 una nota stampa che portava a conoscenza degli utenti la sospensione dell’attività di ricovero ordinario presso la divisione di Ostetricia e Ginecologia del “Cervello”, in considerazione dell’attuale emergenza sanitaria e dell’inderogabile richiesta dell’Assessorato alla Salute di realizzare posti letto per pazienti affetti da  COVID-19. La PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) richiede, almeno per la fase di trasferimento degli ovuli congelati nelle pazienti, la disponibilità delle sale chirurgiche che, venivano meno, in quanto tutto il piano secondo dell’Ospedale Cervello diveniva Covid Hospital. Conseguentemente anche la PMA seguiva la sospensione dell’attività complessiva di ginecologia e ostetricia no covid”.

Dal Cervello aggiungono: «Ciò nondimeno, si evidenzia che nessun ciclo di PMA da quel momento è stato più avviato, in attesa del ripristino di una sala chirurgica no covid.  Sul punto sono al vaglio- di concerto coi pertinenti organi assessoriali- soluzioni che possano quanto prima consentire il ripristino dell’attività, al contempo precisando che, proseguono normalmente, presso l’ospedale Villa Sofia, le attività ambulatoriali (visite) dedicate al management delle coppie con problemi di infertilità».

Le chiusure in cui sono incorsi i reparti di ginecologia ed ostetricia sono molteplici, ad iniziare dalla prima risalente a marzo del 2020 quando è scoppiata la pandemia. Dopo la riapertura, “Anna” (nome di fantasia) è stata richiamata e ha avuto il tempo di fare la stimolazione ormonale e il pick-up (prelievo degli ovociti) a metà ottobre. A novembre, però, alla direzione del “Cervello” vengono date indicazioni da parte dell’Assessorato relativa alla totale chiusura del reparto. Di fatto, i reparti funzionano monchi fino al 13 gennaio, giorno in cui arriva la nota ufficiale di chiusura, senza dare alcuna indicazione alle pazienti su come comportarsi. Inoltre, è vero che per effettuare gli impianti si usano le sale chirurgiche, ma la procedura non prevede la presenza dell’anestesista ed è per questo motivo che sarebbe possibile organizzarsi in altro modo, perché ci sono donne che hanno i propri embrioni nel frigo dell’ospedale, senza dare alcuna indicazione temporale.

Sul caso interviene Angelo Collodoro, sindacalista del Cimo: «A gennaio i reparti ostetricia e ginecologia no–covid sono stati chiusi, nonostante noi del Cimo avessimo denunciato che non era necessario perché si potevano creare percorsi separati e sicuri . Adesso non danno alcuna indicazione sulla riapertura, tergiversando sull’argomento». Nessuna data, infatti, è stata fornita dall’ospedale “Cervello” neanche ad Insanitas, precisando al contempo che continua ad essere aperto l’ambulatorio di Villa Sofia in cui si effettuano le visite. Pertanto, la procreazione medicalmente assistita a Palermo resta ancora sulla carta, perché è vero che proseguono le visite ma è pur vero che lì si ferma la procedura.

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