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ASP e Ospedali

Il caso

Ospedale “Cervello”, ancora ferma la procreazione medicalmente assistita

Il reparto è stato riaperto il 17 maggio, tuttavia mancano i biologi e restano i disagi per gli utenti. L'azienda ospedaliera: «Selezione già avviata, entro i primi di luglio tali figure saranno in servizio»

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. Nonostante l’annunciata riapertura del 17 maggio, la procreazione medicalmente assistita a Palermo non è finora ripartita a causa della mancanza del personale dedicato, infatti, quando è stato chiuso il reparto di “Ostetricia e Ginecologia” dell’ospedale “Cervello” a causa dell’espandersi della pandemia, i due biologi a tempo determinato sono andati via, perché non c’era alcuna certezza sul loro futuro. Si prosegue con l’attività ambulatoriale di visite e calendarizzazione, ma non si possono ancora effettuare i pick-up e gli impianti, con notevoli ritardi per le coppie che hanno necessità di affidarsi alla fecondazione assistita. In questa situazione le tempistiche sono sempre fondamentali e ogni perdita di tempo potrebbe rivelarsi negativamente decisiva. Una lettrice di Insanitas, ad esempio, ci segnala di essere al limite per poter usufruire del servizio con il Sistema Sanitario Nazionale perché a settembre compirà 43 anni e rischia di dover sborsare la somma intera, invece del ticket di 1.000 euro (che tra l’altro è tra i più alti di Italia nei sistemi convenzionati).

La replica della direzione aziendale

Da Villa Sofia- Cervello, contatta da Insanitas, affermano: «Avevamo avviato la selezione per la ricognizione di due biologi a sostituzione dei precedenti già nelle fasi di sospensione del servizio. Procedura che sarà esitata la prossima settimana e che pertanto lascia prevedere che entro i primi di luglio tali figure saranno in servizio. La ripartenza di un laboratorio di terzo livello richiede dopo un fermo di molti mesi una riverifica generale, che oltre a contemplare l’aggiornata ricognizione di personale, a sostituzione del precedente, comporta anche una pedissequa rivalutazione di ogni tassello tecnologico, ambientale etc. volto a garantire oltre all’efficienza delle procedure, anche la sicurezza dei percorsi. Ovvero ripartenza del servizio non equivale ad avvio automatico, soprattutto come in questo caso trattandosi di un Centro di III livello, che deve rispettare gli standard richiesti dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Centro Nazionale dei Trapianti, essendo naturalmente assimilato il trasferimento degli embrioni alla donazione di organi e tessuti».

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