Ospedale Cervello, al via progetto di Citogenetica nel Kurdistan iracheno

7 Febbraio 2020

Durante un Convegno è stata illustrata una collaborazione scientifica con l’Hiwa Hospital di Suleimanyia, dove dal 2016 un progetto tutto italiano ha già consentito la nascita del primo centro per i trapianti di midollo osseo del medio oriente. Importante anche il ruolo dei volontari dell'Ail presieduta da Pino Toro.

 

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PALERMO. Durante un Convegno sono state presentate le linee guida per una collaborazione scientifica tra l’ospedale Cervello e l’Hiwa Hospital di Suleimanyia, la popolosa città del Kurdistan iracheno dove a partire dal 2016 un progetto tutto italiano ha consentito la nascita e lo sviluppo del primo (e unico) centro per i trapianti di midollo osseo del medio oriente.

Alla partenza del progetto il Paese era sotto l’attacco dell’Isis, ma la squadra italiana guidata dal professor Ignazio Majolino ha potuto portare a termine le missioni che hanno reso operativo il Centro trapianti dell’Hiwa Hospital (Hiwa significa speranza) fino a renderlo autonomo.

Del contingente di esperti hanno fatto parte anche due operatori del Cervello, Salvatore Carollo e Eugenio Guerriero, infermieri specializzati in trapianti recatisi in missione in Kurdistan per formare il personale nella difficile tecnica di posizionamento dei cateteri atriali.

L’occasione del Convegno è stata la visita del Professor Michael Hughson, un veterano della cooperazione internazionale, che dagli Stati Uniti da molti anni si è trasferito in Kurdistan dove dirige l’istituto di Istopatologia dello Shorsh Hospital.

Il motivo è il nuovo progetto che la dottoressa Alessandra Santoro, responsabile del Laboratorio di Citogenetica e Manipolazione cellulare del Cervello, ha illustrato nel corso dell’incontro. Sarà anche grazie all’impiego della telemedicina che sotto la sua guida si potranno di eseguire anche in Kurdistan le delicate analisi cromosomiche necessarie nelle malattie del sangue e in molte patologie congenite.

Il Professore Majolino, negli anni passati Primario di Ematologia al Cervello, poi chiamato a Roma all’Ospedale San Camillo, è intervenuto per narrare lo svolgimento del progetto, le sue difficoltà e le metodologie impiegate, a partire da quella definita “capacity building” sinora impiegata solo nell’industria, e che ha consentito di montare rapidamente il centro trapianti in Kurdistan, con risultati clinici paragonabili a quelli dei maggiori centri europei.

L’Associazione Italiana contro le Leucemie, presieduta dal dottor Pino Toro, che ha organizzato il convegno, sarà parte attiva nei futuri progetti di cooperazione, dando valore al volontariato che nei Paesi in difficoltà potrebbe rappresentare una risorsa di vitale importanza.

Introducendo il convegno, il direttore generale di Villa Sofia-Cervello, Walter Messina, ha sottolineato: “Voglio ringraziare il dottor Pino Toro e tutti i volontari dell’Associazione Italiana contro le Leucemie per avere organizzato l’incontro, e la dottoressa Alessandra Santoro, responsabile del nostro Laboratorio di Oncoematologia, per l’iniziativa di ospitare il Professor Michael Hughson, che saluto e ringrazio, e per dare avvio ad una collaborazione scientifica con il Kurdistan Iracheno”.

Il dg ha poi ricordato “il progetto realizzato in Kurdistan dal professor Majolino, un nostro primario fino a qualche anno fa. Vedremo come è stato possibile realizzare financo un centro per i trapianti di midollo osseo, e come anche la nostra azienda abbia potuto contribuire a questo progetto. E a questo proposito voglio ringraziare i due valorosi infermieri Salvatore Carollo e Eugenio Guerriero per il lavoro svolto all’Hiwa Hospital di Sulemania”.

Messina ha aggiunto: “Nell’immediato futuro questo legame con il Kurdistan si rafforza grazie all’iniziativa della nostra dottoressa Alessandra Santoro, che stabilirà un percorso di crescita del Laboratorio del Professor Hughson nella città di Sulemania, integrandolo con un progetto di telemedicina. La nostra azienda è orgogliosa si poter contribuire alla crescita della sanità e della ricerca in Kurdistan, e si impegna nuovamente a sostenere gli sforzi della dottoressa Santoro e di quanti vorranno contribuire a questo progetto con le loro capacità e la loro esperienza. In particolare i valorosi volontari di AIL a cui auguro un giorno di potere riprodurre in Kurdistan le stesse belle esperienze che hanno portato nei nostri Ospedali”.

Il dg di Villa Sofia-Cervello ha concluso: “Siamo convinti che le nostre risorse umane e materiali possano- o meglio debbano fin dove è possibile- essere messe a disposizione dei paesi meno fortunati, all’interno del quadro di cooperazione tracciato dagli organismi nazionali e internazionali, in primo luogo l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, cui dobbiamo il sostegno finanziario dato sinora al progetto in Kurdistan”.

Da parte sua, Pino Toro sottolinea: “Il ruolo di Ail nel progetto Kurdistan è incentrato nella creazione di una rete di assistenza domiciliare capace di gestire la presa in carico del paziente oncoematologico nel proprio domicilio, al fine di decongestionale l’unico ospedale nel paese capace di gestire ed effettuare i trapianti di midollo osseo, riducendo le liste di attesa, i costi della degenza ospedaliera e l’abbandono o la rinuncia alle cure dei pazienti più fragili, dovuto alle difficoltà economiche e logistiche nel raggiungimento dell’Ospedale”.

E aggiunge: “Altro obiettivo riguarda invece la formazione di volontari che possa tradursi in un impegno civile attivo, anche e soprattutto nei paesi in cui questa attività può rappresentare linfa vitale a sostegno dei più bisognosi. Il coinvolgimento di Ail è legato al grande know how in ambito di volontariato e di cura del volontario, che con attenta professionalità viene seguito da psicologi esperti nel settore, in tutte le fasi di contatto con l’associazione: reclutamento, inserimento, formazione, tutoraggio, monitoraggio, sino alla fine del suo ruolo associativo”.

Infine, Toro afferma: “Questo garantisce fidelizzazione, mantenimento di alti livelli motivazionali e di benessere personale di ciascun volontario, affinché il suo intervento possa essere professionale e di beneficio per tutti gli interlocutori con cui avrà contatto, operando per conto e nel nome dell’associazione”.

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