Ospedale di Caltanissetta, efficace al 99,9 per cento la nuova terapia contro l’Epatite C

8 Settembre 2016

A dare notizia degli ottimi risultati è Alfonso Averna, primario facente funzioni dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive.

 

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CALTANISSETTA. È risultata efficace sul 99.9 dei pazienti la nuova terapia per la cura dell’Epatite C, ad azione antivirale diretta di seconda generazione, somministrata dal reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta su un totale di 75 pazienti.

Il nuovo farmaco avrebbe completamente negativizzato i pazienti trattati al virus Hcv e senza effetti collaterali. A dare notizia degli ottimi risultati il primario, facente funzioni, dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive del Sant’Elia, Alfonso Averna (nella foto), il quale ha anche spiegato nel dettaglio a quale tipo di pazienti, per il momento, è stato riservato il trattamento, vale a dire coloro che, con il virus in stadio avanzato, hanno già sviluppato una cirrosi epatica.

«È stata creata dai medici infettivologi siciliani- ha spiegato Averna- la Rete Hcv relativa ai dati dei pazienti affetti da epatite C. A livello regionale viene stabilito, in base ad esami e dati di laboratorio, chi per il momento può essere incluso nella somministrazione della nuova terapia. Per il momento sono inclusi i pazienti che hanno già sviluppato una cirrosi al fegato o che comunque hanno una epatite cronica in fase avanzata».

Pare, infatti, che il costo della terapia per un mese (somministrata gratuitamente a questi pazienti) si aggiri sui 20 mila euro per ogni flacone, con costi esorbitanti per la Regione.

Noi, come centro di riferimento per la cura dell’Epatite C stiamo trattando i pazienti – spiega ancora Averna – da agosto del 2015. Settantacinque sono i pazienti già trattati al momento nella provincia, 24 in fase di trattamento e 10 da inserire a breve. Dei 75 nessuno ha avuto effetti collaterali e su tutti abbiamo raggiunto la negativizzazione dell’Hcv-Rna quantitativo, dunque la distruzione del virus. È ovvio che il paziente cirrotico non può guarire dai danni già presenti al fegato ma, comunque, grazie alla terapia, viene stabilizzato».

Poi Averna aggiunge: «Posso dire dunque che la nuova terapia ci sta dando grosse soddisfazioni e nessun problema di natura clinica o effetto collaterale su pazienti tra l’altro già in condizioni critiche. Se i presupposti sono questi, quando la terapia sarà allargata a tutti, avremo sicuramente risultati impensabili fino a qualche hanno fa. Non sappiamo quali sono i tempi ma non appena si estenderà agli altri pazienti abbiamo già pronte le liste e saranno contattati in automatico».

In Italia il virus dell’epatite C colpisce circa 800 mila persone e spesso non è facilmente individuabile quando è ancora allo stadio iniziale. “L’epatite C – spiega Averna – si contrae attraverso il sangue (per esempio mediante utilizzazione di aghi infetti), tramite rapporti sessuali o, nel caso di bimbi appena nati, per trasmissione da madre positiva al virus. Nella maggior parte dei casi allo stadio iniziale è asintomatica e spesso viene riscontrata occasionalmente tramite le analisi del sangue. Tra i primi sintomi comunque possono essere annoverati l’ittero, l’aumento delle transaminasi o della bilirubina».

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