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Ordine dei medici di Palermo, ricorso di “Innovare”: elezioni al via tra le polemiche

14 Settembre 2020

Presentato presso la Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, contesta le due sedi decentrate e gli atti di ammissione della lista “Amato Presidente”. La replica dell'OMCeO PA: «Sulle dichiarazioni espresse nel ricorso valutiamo la sussistenza di condotte penalmente rilevanti che verranno segnalate ed eventualmente perseguite nelle sedi opportune».

 

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PALERMO. Partono tra le polemiche le elezioni dell’Ordine dei Medici di Palermo a causa di un ricorso avanzato dalla lista “Innovare” presso la Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie.

Il ricorso avverso le operazioni elettorali valide per il quinquennio 2021/2024, è stato presentato dal legale Massimiliano Mangano contro l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Palermo, nella persona del Presidente in carica, oltre che di tutta la lista “Amato Presidente” e notificato anche al Ministero della Salute e al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.

Nell’atto è richiesto l’annullamento, previa sospensione, delle deliberazioni e degli atti con i quali l’Ordine dei Medici di Palermo ha adibito come seggi elettorali per le elezioni l’istituto “Giglio” di Cefalù e il complesso monumentale ex “Convento Sant’Agostino”, in titolarità del Comune di Corleone.

Inoltre sono contestati gli atti di ammissione della lista “Amato Presidente”.

La scelta delle due sedi decentrate è contestata per lo stesso motivo, come si legge nel documento: “la designazione di questi due luoghi a seggio elettorale si pone in contrasto con i principi della libera e genuina formazione della volontà elettorale. A questo riguardo, infatti, non può non tenersi in considerazione che due dei candidati della lista “Amato Presidente” intrattengono rapporti di diversa natura con la Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù”.

I firmatari si riferiscono anzitutto al fatto che tra i candidati della lista avversaria c’è Giuseppe Davide Albano, figlio del presidente della Fondazione Giglio, Giovanni Albano. Sotto accusa da parte dei ricorrenti anche il contratto di collaborazione retribuita che il presidente in carica, Toti Amato, ha avuto come oncologo con la Fondazione dal 16 settembre 2019 al 15 settembre 2020. «Contratto che però non si è mai concretizzato, perchè il progetto sulla “Melanoma Unit” a cui faceva riferimento non è mai stato avviato, pertanto Amato non ha ricevuto alcun compenso» fanno sapere dalla Fondazione Giglio.

Anche a Corleone la situazione si presenterebbe analoga, perchè Silvia Cesarina Radosti, altra candidata della lista “Amato Presidente”, è la nuora del sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi. Ciò potrebbe rappresentare secondo la lista “Innovare” un pregiudizio di forma che nel ricorso esplicita così: “appare chiaro che anche la designazione di tale seggio si presta a potenziali e indirette influenze sulla formazione della volontà del corpo elettorale. D’altro canto, la sola presenza nelle liste elettorali da una parte di un soggetto operante nella struttura ospedaliera G. Giglio, dall’altra di un parente diretto del Presidente dell’Istituto citato, potrebbe concretizzarsi in una indiretta influenza sulla volontà degli elettori che nei locali di quel seggio esercitano la professione e intrattengono rapporti, come naturalmente avviene negli ambienti di lavoro”.

Ci sarebbero anche conflitti in merito alla eleggibilità di alcuni consiglieri, tra i quali il presidente uscente Toti Amato, derivanti da alcune pronunce della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale in merito a vicende avvenute in altri Ordini professionali.

Secondo i ricorrenti infatti: “Tali Corti hanno sul punto dichiarato come l’ineleggibilità successiva a due mandati consecutivi sia «principio di portata generale nel più specifico ambito degli ordinamenti professionali». Questo principio generale, applicato da tutti gli ordini professionali costituisce diretta applicazione non solo dell’articolo 51 della Costituzione, nella misura in cui permette l’accesso alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza, ma anche dell’articolo 97, laddove assicura «l’ampliamento e la maggiore fluidità dell’elettorato passivo, e- per altro verso- blocca l’emersione di forme di cristallizzazione della rappresentanza; e ciò in linea con il principio del buon andamento della amministrazione, anche nelle sue declinazioni di imparzialità e trasparenza».

In realtà al comma 1 articolo 2 del Decreto Ministeriale del Ministero della Salute del 15 marzo 2018 rubricato «presentazione delle liste» è scritto che: «Sono eleggibili tutti gli iscritti all’albo, compresi i consiglieri e i componenti del Collegio dei Revisori uscenti, che possono presentarsi singolarmente o nell’ambito di una lista». Senza nessuna ulteriore specifica sul numero di mandati già ricoperti. Allo stesso modo anche il comma 1 dell’articolo 16 del D.P.R. 5 aprile 1950, n. 221, il «Regolamento per la esecuzione del decreto legislativo 13 settembre 1946, n. 233, sulla ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni stesse», tutt’ora vigente, prevede che «sono eleggibili tutti gli iscritti nell’albo, compresi i consiglieri uscenti».

Ma, secondo i  firmatari del ricorso, quanto stabilito dalla Corte pertanto, rappresentando un «principio di portata generale nel più specifico ambito degli ordinamenti professionali», deve trovare diretta applicazione, rendendo di conseguenza illegittime le candidature di coloro i quali hanno svolto per più di due mandati consecutivi”.

Contestualmente un ricorso è stato presentato pure dai candidati della lista “Innovare” per le operazioni elettorali relative all’Ordine degli Odontoiatri. Anzitutto poiché “la presenza nella lista “Odontoiatri Uniti” di soli candidati di sesso maschile si pone in palese violazione dei principi della parità di genere”.

Inoltre anche in questo caso i firmatari del ricorso contestano il fatto che due consiglieri di “Odontoiatri Uniti”
hanno già espletato tali funzioni per più di due mandati consecutivi.

LA REPLICA DELL’OMCeO PALERMO

Per conto dell’OMCeO Palermo, contatta da Insanitas nei giorni scorsi, replica il legale rappresentante, l’avvocato Mauro Torti: «Ho ricevuto mandato di esaminare nel merito il contenuto delle dichiarazioni espresse in seno al ricorso presentato avverso l’OMCeO Palermo e notificato anche al Procuratore della Repubblica di Palermo. Tanto al fine di valutare la sussistenza di condotte penalmente rilevanti che verranno segnalate ed eventualmente perseguite nelle sedi opportune. Anche in occasione di una competizione elettorale, qual è quella attualmente in atto per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine dei Medici di Palermo, è necessario distinguere il confine esistente tra le offese al decoro delle persone e gli slogan elettorali».

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