Omeopatia, i seguaci aumentano sempre di più: ecco alcune istruzioni per l’uso…

20 Maggio 2016

Intervista di Insanitas a Riccardo Murari, medico omeopata: «L'omeopatia non cura un organo, ma la persona. Mai usarla in modo superficiale, ma ponderato, facendosi seguire da un esperto». Solo la Toscana ha inserito l'omeopatia tra i Livelli essenziali di assistenza. Un po' poco, considerando quanto la gente ne è attratta...

 

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«Sono prodotti naturali, quindi adatti anche ai bambini, senza problemi». «Non esistono effetti collaterali». «Omeopatia? Significa curarsi con fiori e piante».

Quanta confusione e quanti dubbi attorno al mondo omeopatico. Ma al contempo è un settore in forte crescita, con un numero sempre crescente di “seguaci”: si stima che, a livello mondiale, circa 600 milioni di persone si affidino a granuli e gocce per star meglio.

Eppure, nonostante l’interesse sempre maggiore, le Istituzioni fanno orecchie da mercante: non ci sono leggi che disciplinano la materia, al massimo in Italia si è giunti al riconoscimento della figura del medico omeopata. Solo la Toscana ha inserito l’omeopatia tra i Livelli essenziali di assistenza. Un po’ poco, considerando quanto la gente ne è attratta.

Ma di cosa parliamo? Cosa vuol dire omeopatia? Funziona davvero o è solo una moda destinata a passare col tempo?

Facciamo un po’ di chiarezza con Riccardo Murari, medico omeopata romano, talmente innamorato di Palermo da aver avviato un ambulatorio anche qui.

Dottor Murari, proviamo a dare una definizione di omeopatia…
«Si tratta di una medicina complementare- e non alternativa- che accompagna verso la guarigione. Si basa su rimedi che derivano da tutto il mondo naturale – animale, vegetale, minerale – e la regola principale è che ‘il simile cura il simile’. Ad esempio, la belladonna è una pianta velenosa, che dà febbre alta e arrossamento del viso: noi la diamo proprio a chi ha questi sintomi».

Qual è la differenza principale con la medicina tradizionale?
«L’obiettivo dell’allopatia è l’eliminazione del sintomo. In caso di febbre, si cerca di farla sparire, ma non si cura la causa scatenante. Il rimedio omeopatico non spegne la febbre, ma la fa gestire dall’organismo e così si attiva un percorso autonomo di guarigione».

Come avviene una visita con un omeopata?
«È completamente diversa da quella con un medico tradizionale, che analizza solo il quadro che gli serve. L’omeopatia non cura un organo, ma la persona. E la visita- soprattutto la prima- è lunga. Se andiamo dal nostro medico, ci guarda in pochi minuti, dà la terapia e ci si rivede un mese dopo per vedere gli effetti del trattamento. Non è così che funziona. L’omeopata cerca di capire com’è la persona, come affronta la malattia, come risponde alla vita. Si analizzano stimoli fisici e mentali, come il carattere e il comportamento. Tutto è messo insieme, anche come si dorme la notte o il piatto preferito. Solo così si trova il rimedio personale del paziente, quello di fondo, che è importante per ristabilire l’equilibrio bioenergetico della persona. Ci si ammala quando si perde questo equilibrio e l’omeopatia serve a ritrovarlo».

In base alla sua esperienza, quali sono i percorsi che avvicinano al mondo omeopatico?
«Innanzitutto c’è quello dei bambini: i genitori decidono che non vogliono somministrare loro dei farmaci- cosa che in questo periodo avviene con una certa leggerezza- e scelgono un approccio più naturale. Poi ci sono le persone con patologie croniche che sono stanche della situazione o non hanno avuto risultati dalle terapie e vogliono provare qualcosa di nuovo. Infine, c’è il passaparola che parte da chi ha avuto benefici. L’ideale sarebbe andare da un omeopata quando si sta bene. Sarebbe fantastico, ma è molto raro perché in Italia sul fronte della prevenzione siamo parecchio indietro. Se accadesse più spesso, ci si ammalerebbe di meno».

L’omeopatia sembra avvolta da una spessa coltre di scetticismo, non trova?
«C’è molta superficialità. Ad esempio, si pensa che i rimedi omeopatici non facciano male. Ma non è così perché possono peggiorare l’equilibrio bioenergetico, almeno temporaneamente e soprattutto con le alte diluizioni che agiscono a livello profondo. O spesso si confonde con la fitoterapia che ha un effetto più strettamente farmacologico. E poi c’è un altro aspetto: molto spesso i medici tradizionali si rifiutano di capire cosa sono le medicine tradizionali e questo crea confusione che, a sua volta, scatena paure. I medici dovrebbero sapere di cosa parla l’omeopatia, anche se non credono nelle sue capacità terapeutiche».

Ma anche a livello governativo non c’è molto…
«Non c’è alcun lavoro. Le istituzioni sono assenti, non esistono normative. Il risultato? Che possono fare omeopatia anche i non medici, ad esempio gli psicologi. E non è la stessa cosa».

Qual è il suo consiglio a chi decide di avvicinarsi all’omeopatia?
«Mai usarla in modo superficiale, ma ponderato, facendosi seguire da un esperto».

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