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Dal palazzo

Associazione catanese di volontariato

Oltre 200 denunce in appena 18 mesi: così l’Atem assiste chi subisce trasfusioni di sangue infetto

Nata un anno e mezzo fa, l’Associazione catanese tutela coloro che hanno contratto patologie. Intervista video di Insanitas al vicepresidente Silvio Vignera.

Tempo di lettura: 3 minuti

CATANIA. Undici casi al mese: è il dato allarmante raccolto dall’Associazione catanese a Tutela degli Epatopatici e Malati nell’arco di un anno e mezzo. Sono, infatti, circa duecento le persone che hanno bussato alla porta di avvocati, medici legali e psicologi chiedendo aiuto.

«Ho ricevuto una trasfusione di sangue tanti anni fa ma adesso ho scoperto di essere malato e desidero agire per vie legali contro lo Stato». Parole, queste, ascoltate con un ritmo incalzante dai volontari dell’A.T.E.M. e che, ad esempio, hanno portato al maxi risarcimento di quasi 600 mila euro a un ennese.

Epatite A, B, C, D, G o ancor peggio il virus dell’HIV e tutto questo solo perché il Ministero della Salute fra gli anni ’60 e gli anni ’80 non ha eseguito gli adeguati controlli. Sacche di sangue trasportate per i corridoi di numerosi ospedali siciliani, in molti casi infette e trasfuse ad altri pazienti. Un pericolosissimo meccanismo a catena diventato presto allarme sociale.

Infezioni virali che, in alcuni casi, hanno portato anche alla morte. Le banche del sangue solo da qualche decennio controllano il sangue donato attraverso sofisticati test finalizzati a garantire la sicurezza. Ma prima no, provocando così migliaia di vittime in tutta Italia. Le stesse che ancora oggi combattono non solo con le malattie contratte ma anche con le resistenze dello Stato che a fatica riconosce indennizzi e risarcimenti.

Nel 2014 è stata fondata l’Associazione a Tutela degli Epatopatici e dei Malati con sede a Catania e a Enna. L’obiettivo è tutelare e assistere i soggetti che hanno contratto patologie virali, sia sotto un aspetto piscologico, sia morale, medico e legale. All’A.T.E.M. si rivolgono anche i familiari o di persone che a causa della patologia contratta sono morte o di pazienti che hanno contagiato i parenti.

Il più delle volte, i danneggiati hanno chiesto assistenza in ritardo, addirittura a diritti prescritti, fanno sapere dall’Associazione che si avvale di un team di professionisti convenzionati che forniscono consulenza per ogni singolo caso.

«Noi ci occupiamo di valutare se effettivamente ci sono i profili di responsabilità e danno e quindi cerchiamo di informare le persone malate dei diritti che gli spettano sia in termini di indennizzi, sia in termini di risarcimento».

Ma il duello più violento alla fine, si combatte sempre in un’aula di tribunale dove sul banco degli imputati c’è lo Stato… che tenta di prendere tempo e giocare con le prescrizioni: «Sistematicamente lo Stato cerca di disconoscere le ragioni del danno e il collegamento tra l’emotrasfusione infetta e le patologie», sottolinea l’avvocato Silvio Vignera, vicepresidente dell’Associazione a Tutela degli Epatopatici e Malati (in alto a destra l’intervista video).

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