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Ocean Viking, il racconto di Aliquò: “A bordo stanchi, ma stanno bene. Domani l’esito dei tamponi”

5 Luglio 2020

Il direttore generale dell'ASP di Ragusa è andato a bordo della nave con il personale dell'ASP per fare i tamponi non eseguiti dall'USMAF

 

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Alla fine l’Asp di Ragusa ci ha messo una pezza, scongiurando quello che poteva diventare un caso nazionale. Questa mattina un medico, tre infermieri, un mediatore culturale reperito attraverso la Prefettura ed il direttore generale dell’azienda sanitaria Angelo Aliquò, sono saliti a bordo della Ocean Viking (la nave utilizzata per i soccorsi in mare dall’ONG SOS Mediterranée e da Medici Senza Frontiere) per procedere alla somministrazione del tampone ai 180 migranti ospiti dell’imbarcazione. Con loro anche un medico ed un infermiere inviati dall’USMAF, l’ufficio periferico del Ministero della Salute che dovrebbe occuparsi del controllo sanitario dei passeggeri che transitano attraverso i punti d’ingresso transfrontalieri ma che, per motivi che adesso dovranno essere chiariti, aveva comunicato tanto alle autorità regionali quanto al direttore generale Aliquò, che non avrebbe proceduto a fare i tamponi, creando uno stallo che è stato risolto appunto con l’azione “volontaria” dell’Asp di Ragusa.

La nave che batte bandiera norvegese ha dichiarato lo stato di emergenza e da 8 giorni si trova in acque internazionali, 16 miglia a largo della costa sud orientale della Sicilia. Per i 180 ospiti dell’imbarcazione era programmato per domani il trasferimento sulla Moby Zaza, la nave messa a disposizione per la quarantena dei migranti. Ma occorreva priva procedere con i tamponi per verificare la presenza di positivi a bordo. Da qui i contatti con l’USMAF, il “niet” della direzione regionale e l’intervento “sostitutivo” dell’Asp di Ragusa.

“I risultati si avranno nel pomeriggio di domani – rassicura Aliquò – A bordo della Ocean Viking abbiamo trovato soprattutto uomini, diversi ragazzi, anche molto giovani, e pochissime donne. La situazione dal punto di vista sanitaria è sotto controllo, dal punto di vista psicologico è chiaro che si tratta di persone provate, stanche, ma è stato evidente il loro sollievo nel momento in cui hanno capito che eravamo saliti a bordo per fare i tamponi. Questo per loro vuol dire che si prospetta la possibilità di scendere dalla nave che li ospita praticamente in dei container, areati, ma pur sempre container”.

Preferisce non entrare in polemica aperta polemica con USMAF Aliqò che però conferma: “C’è stata un po’ di confusione! Questo intervento sarebbe stato di competenza dell’USMAF, che abbiamo ovviamente contattato e, dopo aver appreso che dalla direzione regionale non intendevano intervenire, ci siamo sentiti con l’assessore Ruggero Razza ed abbiamo concordato di procedere in autonomia. Salvo il fatto che questa mattina, al momento della partenza, si sono aggiunti un medico ed un infermiere dell’USMAF che ci hanno accompagnato ed assistito, ma non hanno materialmente fatto i tamponi”.

“Ripeto – continua Aliquò – si tratta di un intervento del tutto insolito, ma eravamo in condizioni di farlo e, considerata l’emergenza, lo abbiamo fatto. Voglio anche ricordare che nei giorni scorsi avevamo fatto dei monitoraggi a bordo, per verificare lo stato di salute dei migranti e dell’equipaggio. Anche il medico di bordo, più volte contattato dalla nostra ASP, non ha mai dato notizie rispetto a persone che stessero male”.

Al di là della vicenda di oggi, che ha indotto l’assessore Razza ha ringraziare l’ASP di Ragusa e puntare il dito sulle inadempienze degli uffici del ministero (leggi qui) il Direttore Generale dell’Asp di Ragusa condivide le preoccupazioni espresse da Ruggero Razza. “Nella nostra provincia eravamo finalmente arrivati a zero casi, adesso abbiamo tre positivi che vengono dal Bangladesh, si tratta di una famiglia di venditori ambulanti che sono transitati dall’aeroporto di Roma. E’ evidente che un problema sul controllo dei confini c’è”.

La lettera aperta del D.G. Aliquò

180 persone recuperate in mare da una ONG sulla nave Ocean Viking, 60 del Bangladesh, 3 del Camerun, 17 egiziani, 11 eritrei, 6 del Ghana, 1 ivoriano e 1 del Mali, 11 del Marocco, 46 Pakistani, 16 tunisini, 1 nigeriano, 4 del Sud Sudan e 3 del Sudan del Nord.
L’emergenza sanitaria si somma a quella dei migranti dopo l’arrivo di una quarantina di loro positivi al CoViD19 che impone la necessità di impedire gli sbarchi prima dei necessari controlli e di periodo di quarantena.
 
La provincia di Ragusa, è una delle meno colpite dal CoViD19 in Italia, grazie al lavoro di sinergia tra Comuni (con i Sindaci in prima linea e i corpi di Polizia Municipale), la Prefettura sempre presente, il lavoro esemplare svolto dalla forze dell’Ordine e l’ASP.
Eppure questo lavoro viene inficiato dai mancati controlli nelle sedi di arrivo dei passeggeri e una famiglia proveniente dal Bangladesh con un volo di linea, attraversa mezza Italia in pullman per poi risultare positiva ai test eseguiti al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Ragusa, dopo giorni durante i quali ha circolato liberamente per svolgere le proprie attività, mettendo a rischio chiunque.
 
L’ASP di Ragusa è intervenuta con il Comune e le azioni poste in essere sono le stesse che nel recente passato hanno evitato il dilagare della epidemia.
Basterà questo? O rischia di essere inutile se non rafforziamo la strategia di controllo a livello centrale, se non si interviene con decisione.
Perché ad esempio non è stato imposto ai cittadini che entrano regolarmente da tutti i paesi maggiormente interessati dall’epidemia (es. Bangladesh), di fare un periodo di quarantena?
Analogamente, l’intervento di oggi da parte dell’ASP di Ragusa, per effettuare i tamponi a bordo della nave Ocean Viking, è stato un necessario atto di responsabilità rispetto al vuoto creato dal rimbalzo delle competenze di chi si nasconde dietro le regole e non guarda alla necessità di dare un contributo per la soluzione dei problemi.
 
Ha ragione l’Assessore Razza, quando scrive “Qualcuno a Roma dovrebbe iniziare a chiedersi perché in Sicilia l’USMAF non ha personale per adempiere ai suoi compiti istituzionali”. Mi auguro che sia ascoltato.
 
L’episodio di oggi è una opportunità per i decisori per strutturare meglio le azioni e le risorse che vanno messe in campo, altrimenti gli sforzi delle periferie, di chi come le donne e gli uomini che sono saliti a bordo, rischiano di essere inefficaci per la soluzione di problemi che sono problemi di tutti.

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