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Occlusioni coronariche croniche, l’intervista all’esperto

L'approfondimento di Insanitas con Alessio La Manna, dirigente medico della divisione di Cardiologia del Policlinico Vittorio Emanuele- sezione Ferrarotto e vicepresidente della Società italiana di cardiologia interventistica.

Tempo di lettura: 2 minuti

di Maria Grazia Elfio.

Con Alessio La Manna (nella foto), dirigente medico della divisione di Cardiologia del Policlinico Vittorio Emanuele– sezione Ferrarotto, e vicepresidente della Società italiana di cardiologia interventistica, abbiamo affrontato uno degli aspetti più complessi e più importanti del settore: quello relativo alle occlusioni coronariche croniche.

Sono lesioni più vecchie di 3 mesi, particolarmente difficili da trattare, e richiedono emodinamisti esperti dotati di standard di conoscenza specifica dei materiali e dei dispositivi impiegati nell’applicazione pratica.

“Il nostro- afferma La Manna- è un centro di riferimento sul punto, infatti, ha un volume di attività che supera gli standard europei previsti dal documento di consenso relativo al trattamento di tali lesioni, secondo cui un operatore si qualifica esperto quando fa almeno 50 procedure per anno. Queste lesioni, sebbene rappresentino il 15/20 per cento della patologia coronarica, quindi un numero non esorbitante, se trattate in modo efficace però evitano al paziente l’intervento a cuore aperto, garantendogli maggior comfort e determinando risparmi in termini di contrazione dei tempi di degenza media”.

“Pochi- continua La Manna- sono gli emodinamisti dedicati sia per la difficoltà di superare il punto di occlusione, che richiede una qualificata curva di apprendimento, sia perché espongono l’operatore in modo più prolungato alle radiazioni. Per queste motivazioni molti pazienti rimangono in terapia medica o vengono trattati con il bypass aorto-coronarico. L’età media dei pazienti che si sottopongono alla procedura è avanzata, ma oggi arrivano a noi anche pazienti quarantenni a causa di cattivi stili di vita come fumo etc., o di altri fattori, come ad esempio, colesterolo alto”.

 

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