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Obesità, Navarra (SICOB): «Chirurgia bariatrica tra robotica, “IA” e nuove linee guida»

L'intervista al presidente della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità che ha tenuto a Giardini Naxos il 32° congresso nazionale.

Tempo di lettura: 5 minuti

Secondo le statistiche in Italia ci sono circa 7 milioni di obesi e 16,5 milioni di individui in sovrappeso. In Sicilia, il problema riguarda circa un siciliano su due: con 800.000 obesi e 2,3 milioni di persone in sovrappeso. Insanitas ne ha discusso con il prof. Giuseppe Navarra, presidente della SICOB e professore di Chirurgia all’Università degli studi di Messina e reduce dal 32° congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità che si è svolto Giardini Naxos.

Perché si parla di “nuova alleanza terapeutica” con riferimento all’obesità?
«Oggi per combattere l’obesità non utilizziamo più un’unica strategia, ma diverse strade che consistono nella dieta, nell’esercizio fisico, nella terapia cognitivo-comportamentale, nell’utilizzo di farmaci e nel ricorso alla chirurgia. Lavorando in team è possibile selezionare il tipo di trattamento più adeguato per il paziente, tenendo conto di quel determinato momento della sua vita e dell’evoluzione dell’obesità. Sicuramente, ad oggi, l’approccio terapeutico che permette una maggiore perdita di peso e che garantisce una durata nel tempo è la chirurgia bariatrica».

Protocollo ERAS (“Enhanced Recovery After Surgery”) e sua possibile applicazione in Italia: in cosa consiste?
«Si tratta di un nuovo tipo di approccio di gestione del ricovero ospedaliero, che prevede che il paziente rimanga in ospedale non più di 48/72 ore. La SICOB vuole realizzare una “via italiana” a questo approccio, utilizzando degli items che possono essere applicati facilmente nel nostro Paese, formando i centri presenti sul territorio e accreditandoli a questo tipo di gestione del peri-operatorio. Il vantaggio ottenuto è quello di far restare il paziente meno giorni in ospedale, riducendo i costi di ricovero, liberando posti letto per altri individui e mantenendo invariata la sicurezza e la qualità delle cure».

In che modo è possibile mantenere questi standard di sicurezza e qualità?
«Durante la fase pre-operatoria si procede ad informare il paziente di tutte le tappe previste dal percorso, abbattendo così il livello di ansia e facendo aumentare la sua fiducia nella prestazione. In sala operatoria poi, un ruolo fondamentale viene svolto dall’anestesista, perché non vengono utilizzati oppioidi, ma farmaci con una breve emivita. In tal modo, l’individuo si sveglia subito, senza dolore, nausea e vomito. Tutto questo consente di dimettere il paziente prima dei tempi standard, dopo aver compilato una check- list che prevede una visita accurata del chirurgo prima della dimissione e che alcuni requisiti come frequenza cardiaca, temperatura corporea, proteina C-reattiva e globuli bianchi, siano nella norma. L’obiettivo è scongiurare la probabilità che il soggetto possa sviluppare una complicanza post-operatoria. Inoltre è importante che il paziente sia messo in condizione di poter contattare e raggiungere la struttura h24, in caso di necessità».

Un ausilio importante per il chirurgo bariatrico è fornito dalla robotica…
«Il robot ha la funzione di rendere più semplici le suture intestinali, rispetto alla tecnica laparoscopica. Inoltre, qualsiasi tremore della mano del chirurgo viene annullato grazie all’utilizzo di un joystick che rende molto più preciso il movimento. Infine, la parete addominale del paziente obeso, che di norma ha un peso notevole, viene sostenuta da bracci robotici, permettendo così allo specialista di lavorare liberamente».

Durante il congresso si è fatto riferimento anche all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, in che modo può essere applicata nella cura dell’obesità?
«Può dare diversi contributi: per esempio durante la formazione permette di rilevare nel corso della registrazione di un intervento quali sono i punti critici dove si sono verificati sanguinamenti o complicanze. Oppure, grazie al suo utilizzo, è possibile creare una realtà aumentata che facilita i gesti dello specialista. In futuro l’AI consentirà di prevenire gli errori del chirurgo causati da un’alterata percezione dei diversi quadri anatomici esistenti».

Di recente la SICOB ha promosso lo sviluppo di nuove linee guida per il trattamento chirurgico dell’obesità.
«Sono state pubblicate sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità alla fine del 2023 con metodologia GRADE, con lo scopo di rappresentare il punto di riferimento per il chirurgo in Italia per il trattamento dell’obesità. In particolare, prevedono che la chirurgia bariatrica possa essere eseguita nei pazienti con un indice di massa corporea tra 35 e 40 e una o più comorbilità, in quelli con un indice uguale o superiore a 40 e infine in quelli con indice tra 30 e 35, purché soffrano di una comorbilità che non trova compenso con la migliore terapia farmacologica. Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta una delle novità contemplate dalle ultime linee guida» .

Cosa rappresentano i Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali e le Reti Clinico-Assistenziali?
«I PDTA delineano i passaggi con cui verrà trattato e seguito il paziente obeso che approda presso la struttura, con l’attivazione di un team multidisciplinare formato da dietisti, psicologi, psichiatri, endocrinologhi, internisti, anestesisti, cardiologi, infermieri e chirurghi bariatrici, che insieme dovranno decidere quale approccio terapeutico adottare. Per quanto riguarda le Reti Clinico-Assistenziali, occorre dire che la Sicilia e il Veneto rappresentano le uniche Regioni dotate di reti deliberate e riconosciute. La Regione ha inviato a tutte le strutture del territorio una check list con dei parametri riguardanti il personale, le caratteristiche organizzative, i volumi di attività e le attrezzature disponibili. In base alle risposte fornite si è proceduto all’accreditamento delle strutture, che sono le sole che possono eseguire interventi di chirurgia bariatrica. In Sicilia è presente un sistema di Hub e Spoke, con centri di primo, secondo e terzo livello».

Può ritenersi soddisfatto della riuscita del congresso?
«Assolutamente sì, vista l’ampia partecipazione di colleghi provenienti da tutta Italia. Abbiamo avuto infatti 999 partecipanti- di cui solo il 15% siciliani- e 54 sponsor. Le tematiche sono state apprezzate da tutti gli intervenuti e abbiamo avuto la conferma di essere una vera società multispecialistica. Infatti, circa la metà dei nostri soci sono chirurghi, mentre il resto è rappresentato dai c.d. soci affini dei quali fanno parte dietisti, dietologi, nutrizionisti, psicologi, psichiatri, ingegneri clinici, case manager, internisti, endocrinologi, infermieri e diabetologi ed anestesisti».

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