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Obbligo di vaccinazione Gianfranco Fidone

Obbligo di vaccinazione per medici e personale sanitario, il parere dell’esperto

11 Settembre 2020

L'Assessorato della Salute ha disposto l'obbligo di vaccinazione per i medici, personale sanitario, sociosanitario e di assistenza ma, secondo l'avvocato Fidone, il decreto non sarebbe valido

Gianfranco Fidone, Avvocato amministrativista

Gentilissimo Direttore,

da avvocato amministrativista mi permetto di inviarle una riflessione in merito decreto dell’Assessorato della Salute dello scorso 13 agosto 2020, avente ad oggetto “Campagna di vaccinazione antinfluenzale 2020/2021”. Non mi dilungo in premesse ed entro subito nel merito della questione.

Cosa prevede il decreto?

Il decreto prevede una “importante” campagna di vaccinazione antinfluenzale al fine di ridurre la circolazione dell’influenza, la pressione sul servizio sanitario, semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti. Secondo l’Assessorato della Salute “Vaccinarsi rende la diagnosi differenziale più facile e porta rapidamente all’isolamento di eventuali casi di coronavirus”. Ancora, sempre secondo l’Assessorato, una recente esposizione al virus dell’influenza potrebbe peggiorare l’esito di Covid-19.  Dopo avere individuato le categorie di soggetti nei cui confronti va promossa in particolare la campagna di vaccinazione antinfluenzale, l’art. 10 del Decreto prevede testualmente che “Per la campagna di vaccinazione antinfluenzale 2020/2021, in concomitanza con la pandemia da Covid-19, viene introdotto l’obbligo della vaccinazione antinfluenzale per i Medici e personale sanitario, sociosanitario di assistenza, operatori di servizio di strutture di assistenza, anche se volontario. La mancata vaccinazione, non giustificabile da ragioni di tipo medico, comporta l’inidoneità temporanea, per tutto il periodo della campagna, allo svolgimento della mansione lavorativa…”.

Ed è proprio questo il punto: l’obbligo di vaccino antinfluenzale per Medici, personale sanitario, sociosanitario e di assistenza, anche se volontario che, se non rispettato, determina l’inidoneità alla mansione lavorativa. E allora, può disporsi un simile obbligo su tale ampissima categoria, con conseguenze abnormi sui destinatari in caso di mancato rispetto, sulla scorta di un semplice decreto assessoriale? Assolutamente no, dal mio modesto punto di vista, e Le spiegherò il perchè.

Il precedente.

Con un’ordinanza dello scorso 17 aprile, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti aveva disposto il medesimo obbligo di vaccinazione antinfluenzale in capo al personale del comparto sanità. L’ordinanza ha aperto il dibattito nell’opinione pubblica in merito allo strumento usato per l’introduzione dell’obbligo ed in merito alla opportunità di una simile previsione. E infatti è sorto un contenzioso cospicuo dinanzi al TAR Lazio, avviato da decine di associazioni, medici e liberi cittadini colpiti dal provvedimento.  Il prossimo 29 settembre si terrà l’udienza pubblica per la trattazione del merito dei ricorsi. Uno dei ricorsi proposti da un’associazione laziale e da diversi ricorrenti del comparto sanità è patrocinato dall’Avv. Giovanni Francesco Fidone.

Oggi la Regione Siciliana ripropone, in parte, il contenuto dell’ordinanza di Zingaretti, introducendo l’obbligo di vaccino antinfluenzale per il personale medico, sanitario e parasanitario anche volontario. Evidentemente l’esperienza dell’ordinanza contingibile e urgente del Presidente della Regione, relativa allo sgombero immediato degli hotspot e dei centri di accoglienza dei migranti, non ha rappresentato un precedente sufficiente. Non discuto del merito del decreto che dispone l’obbligo di vaccinazione antinfluenzale per personale medico, sanitario e parasanitario, perché ovviamente trattasi di considerazioni di carattere tecnico che esulano dalle competenze di un avvocato amministrativista; anche se nell’ambito del contenzioso pendente dinanzi al TAR Lazio nel quale assisto privati e associazioni avverso un’ordinanza di Zingaretti del medesimo tenore, ho avuto modo di approfondire una cospicua ed importante letteratura medica e scientifica che giunge a conclusioni di diametro radicalmente opposto rispetto a quelle relative alla diagnosi differenziale ed alla riduzione dei rischi da Covid-19 per soggetti vaccinati contro l’influenza stagionale (sarebbe vero il contrario, piuttosto). Ma al netto delle considerazioni sulla opportunità della previsione, ciò che lascia alquanto perplessi è la previsione di uno specifico obbligo di vaccinazione, peraltro tramite uno strumento quale il decreto assessoriale che non è utilizzabile per simili finalità.

Mi spiego e lo faccio richiamando i principi già affermati dal TAR Palermo ed applicabili per analogia anche al caso di specie: “è rimessa alla responsabilità delle Regioni soltanto l’adozione di misure interinali e di ulteriore profilassi necessarie e giustificate da specifiche situazioni di aggravamento del rischio sanitario a livello locale”. Ecco, il decreto assessoriale non individua alcuna situazione di aggravamento del rischio sanitario a livello locale.

Ma già prima del TAR Palermo, anche il Consiglio di Stato, in relazione ad un’ordinanza del Sindaco di Messina, ed il TAR Catanzaro, in relazione ad un’ordinanza del Presidente della Regione Calabria, avevano espresso principi sostanzialmente identici a quello del TAR Palermo, ritenendo di fatto che vi deve essere una gestione unitaria della crisi per evitare che interventi regionali o locali possano vanificare la strategia complessiva di gestione dell’emergenza, soprattutto in casi in cui si tratta di limitare le libertà costituzionali.

Ora, a mio modestissimo avviso è pacifico che ricada in capo allo Stato la competenza legislativa in ordine all’adozione delle misure in materia di prevenzione e controllo della pandemia da Covid–19. La Regione non è competente ad introdurre un obbligo vaccinale né tanto meno potrebbe derogare alla carenza di competenza ricorrendo a provvedimenti amministrativi adottabili in deroga alla legge, ma mai per materie espressamente riservate alla competenza legislativa e, più specificatamente, a quella dello Stato.

Per cui il decreto in questione è, a mio avviso, gravemente viziato per violazione dei principi desumibili dalla nostra carta costituzionale ed anche dall’ordinamento comunitario.

Non solo. La Circolare del Ministero della Salute “Prevenzione e controllo dell’influenza” 2020 – 2021 dello scorso 04/06/2020, nel tenere nel dovuto conto la fase emergenziale, non pone alcuna novità in materia di prevenzione vaccinale.  Anzi, in essa il Ministero della Salute si limita semplicemente a raccomandare alle Regioni l’adozione di misure idonee a promuovere una più alta copertura vaccinale, anche attraverso il coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di libera scelta, ma mai a disporre un obbligo specifico.

Bene quindi è incentivare, raccomandare e promuovere la vaccinazione antinfluenzale. Ma disporre un simile obbligo così altamente lesivo di principi di rango costituzionale, prevedendo altresì conseguenze abnormi, peraltro per un periodo successivo al termine del periodo emergenziale e tramite un decreto assessoriale, sembra davvero “troppo”.

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