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Oasi di Troina, ieri un altro decesso: 166 casi accertati, di cui 102 pazienti e 64 operatori

15 Aprile 2020

Mentre la procura di Enna indaga le madri di due pazienti scrivono "alle nostre ragazze non stanno mancando le cure e le attenzioni"

 

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È una suora laica consacrata all’Oasi Maria Santissima di Troina, la quinta vittima di coronavirus. Carmela, all’anagrafe Carmelita, stamane ha ceduto alla potenza del virus perdendo la vita all’Umberto I di Enna. Una giovane, ultra ottantenne, salda nello spirito e nella vocazione ma non più nel corpo, che fa salire ancora le vittime all’interno dell’Istituto di Ricerca che oggi conta 166 casi positivi. La sua fervente vocazione l’aveva spinta a seguire il progetto nato con padre Ferlauto, fondatore del Centro, che ha portato avanti fino ad oggi. Carmela, che lì viveva da ben 40 anni, si è infatti allontanata dall’Oasi, dove svolgeva diversi servizi tra cui l’addetta alla lavanderia ma soprattutto volontaria a supporto dei “pazienti speciali”, solo nelle ultime settimane proprio a causa del coronavirus, nonostante, per via dell’età, la donna avesse maturato altre patologie nel tempo.

La volontaria, faceva parte del gruppo di suore laiche, una ventina, di cui la più giovane 65enne, e insieme alle altre viveva e lavorava all’interno dell’Istituto; la sua perdita infatti ha creato molta commozione in tanti familiari e operatori. L’Oasi, con 166 casi positivi accertati, di cui 102 pazienti e 64 operatori in questa emergenza sanitaria mondiale, è salita agli onori della cronaca e, per l’estensione del suo focolaio, Troina è stata dichiarata dal Governo Musumeci “zona rossa” insieme ad altri tre comuni, uno dei quali sempre in provincia di Enna: Agira.

Epidemia colposa e omicidio colposo, sono queste le ipotesi di reato sulle quali la procura di Enna ha aperto un fascicolo contro ignoti riguardante, appunto, la vicenda dell’Oasi Maria Santissima di Troina. La polizia giudiziaria, incaricata dal procuratore di Enna, Massimo Palmeri, ha depositato stamani una informativa conoscitiva sulla vicenda. Nella struttura, tra l’altro, la Regione ha inviato un commissario per l’emergenza e sono arrivati i medici dell’esercito e della marina per dare ossigeno ai tanti operatori che lavorano a oltranza.

Sin dalla fine del mese di febbraio la Struttura ha adottato le prime misure preventive in merito all’epidemia Covid-19; azioni che riguardano il contenimento, lo screening pre-ricovero, le valutazioni del rischio per i ricoveri e le disposizioni preventive per il personale, i medici, i pazienti e gli utenti in generale; questo è ciò hanno sostenuto prima e dopo le indagini i vertici. A giorni, infatti, l’Istituto emetterà una nota ufficiale per ricostruire tutti i vari passaggi effettuati prima del commissariamento.

A chiedere che sia fatta luce sull’accaduto anche il mondo della politica, una interrogazione in Senato è stata presentata da Italia Viva a firma del capogruppo Davide Faraone, particolarmente sensibile alle tematiche che riguardano la disabilità. Anche il M5S è intervenuta sul caso: “È doveroso fare luce al più presto su quanto accaduto all’Oasi di Troina – si legge in una nota stampa del deputato Andrea Giarrizzo – per questo motivo accolgo con grande favore la notizia del fascicolo aperto dalla procura di Enna per le ipotesi di omicidio colposo ed epidemia colposa. Non a caso, già due settimane fa, ho depositato un’interrogazione alla Camera rivolta al Ministro della Salute, notando che la situazione era e resta molto delicata e necessita di massima attenzione anche da parte delle Istituzioni. Un‘emergenza nell’emergenza – conclude Giarrizzo – che colpisce una struttura particolarmente sensibile trattandosi di un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per il ritardo mentale e l’involuzione cerebrale senile”.

Nel contempo Antonella e Mariangela, rispettivamente madri di Aurora e di Davide, due creature speciali che da anni sono all’Oasi di Troina, mamme e appartenenti al personale paramedico dell’Istituto hanno scritto una lettera aperta. “In questi giorni anche noi abbiamo lavorato in trincea ed in silenzio, ma davanti a quanto abbiamo potuto leggere sui social e su alcune testate giornalistiche, sentiamo la necessità e il dovere di scrivere ciò che per noi invece corrisponde a verità: alle nostre ragazze non stanno mancando le cure e le attenzioni particolari che il caso merita […] All’Oasi tutto si sta tentando, e le nostre ragazze sono al sicuro, nonostante la “tempesta” la Nave dell’Oasi non è affondata grazie a Dio perché l’equipaggio è ben dotato, armato di amore, professionalità, competenze, e umiltà, rispetto verso la sofferenza e la fragilità, e la Nave grazie a questo non è affondata e non affonderà mai. A noi non resta che remare insieme all’Oasi”. Le due donne sono ferite nell’anima, le loro ragazze sono entrambe affette dal Covid-19.

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