Il Nursind Sicilia torna alla carica: «Rischi per la salute dei pazienti, urgono nuove assunzioni»

12 Ottobre 2016

Francesco Frittitta, segretario regionale del sindacato delle professioni infermieristiche, anticipa a Insanitas i temi che saranno affrontati venerdì a Pergusa in occasione del convegno regionale.

 

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PALERMO. «Bisogna sbloccare subito le assunzioni anche a tempo e non solo nelle aree a rischio. Ci sono pericoli per la salute dei pazienti. Da Roma c’è il via libera, basta coi rimpalli di competenze, non si può perdere tempo solo per esigenze elettorali». Lo afferma Francesco Frittitta (nella foto), segretario regionale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che venerdì prossimo a Pergusa, nell’Ennese, organizzerà il terzo convegno regionale per discutere dei problemi del settore alla presenza delle istituzioni.

Quale sarà il tema del convegno regionale di Pergusa?
«La riorganizzazione del sistema sanitario cui è legato il problema della carenza di personale negli ospedali. La riforma continua a non essere ufficiale, di fatto proseguono i vari rimpalli tra assessorato, presidente Crocetta, ministero. Cosi tutto è fermo in funzione del piano di riordino a causa di questa continua contraddizione istituzionale. Le assunzioni sono ancora bloccate, si sta “giocando” sulla vita delle persone, ogni ulteriore ritardo determina un aumento degli eventi critici, una diminuita assistenza ed un aumento vertiginoso delle spese sanitarie verso il privato e le altre regioni».

In che senso ci sono pericoli per i pazienti?
«Secondo studi dell’Ocse, il rapporto tra medici e infermieri deve essere di almeno di 3 infermieri ogni medico, mentre in Sicilia si stima che il rapporto sia di 0,8 medici per ogni infermiere, praticamente quasi uno a uno. Un altro studio realizzato invece dall’Università di Genova assieme a docenti italiani e della Pennsylvania University, ha chiarito che il numero massimo di pazienti che possono essere assegnati a ogni infermiere è sei. Per ogni ulteriore paziente aumenta del 7 % il rischio di mortalità legato a complicanze. In Sicilia siamo a una media di un infermiere ogni 11 pazienti. Purtroppo anche se nessuno lo vuole dire è così, ci sono pericoli per la salute dei pazienti».

Cosa bisognerebbe fare?
«Intanto sbloccarle le assunzioni, anche a tempo determinato non solo per le aree critiche. Il decreto sulle assunzioni invece al momento lo fa per poche aree critiche, ma ci sono reparti come a Trapani che sono stati accorpati d’estate per garantire le ferie e materialmente questo determina una riduzione delle prestazioni, la migrazione verso altri ospedali e tutta una serie di problemi che stanno aumentando».

Perché sta avvenendo questo?
«Dalla Regione rimandano a Roma responsabilità che invece sono della Sicilia. C’è una nota del ministero che dice che tocca alle regioni ridurre o accrescere il personale in determinati presidi. E siccome per la Regione il tetto di spesa è rispettato, cosa aspettiamo? Se lo Stato dice va bene, perché non muoversi col personale? Tra l’altro anche le graduatorie dei precari stanno scandendo, ogni anno vengono prorogate all’ultimo momento e questo crea instabilità. Guarda caso questi continui rimandi arrivano sempre in coincidenza di elezioni politiche. Dobbiamo smetterla. Abbiamo ascoltato i commenti ufficiosi di manager di ospedali che ci hanno comunicato il rischio dell’operatività dei nosocomi dal prossimo anno se non si risolverà il problema del personale. I precari coprono i posti in dotazione organica, che non sono complete».

Quali sono i numeri del settore?
«I numeri sono quelli che abbiamo ribadito più volte. In Sicilia lavorano circa 15 mila infermieri a tempo indeterminato e altri 3 mila precari in attesa di stabilizzazione che occupano posti in pianta organica. In più il fabbisogno nei reparti sarebbe di almeno altri 2 mila infermieri. Posti che potrebbero essere ricoperto da 3 mila infermieri che in Sicilia sono disoccupati».

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