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Nuovo contratto dei medici, 190 euro in più in busta paga. I sindacati si dividono

22 Novembre 2019

Plaudono Anaao Assomed e Cgil. Critica la posizione del sindacato CIMO: "Vigileremo per limitare i danni"

 

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Circa 200 euro al mese lordi di aumento per 130mila tra medici, veterinari e dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie. E’ questo il dato principale relativo al nuovo contratto dei medici del Ssn varato dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per la Funzione pubblica, Fabiana Dadone, e del ministro della Salute, Roberto Speranza. Il nuovo contratto collettivo nazionale riguarda il triennio 2016-2018 dell’Area sanità.

Ora si attende soltanto la “bollinatura” della Corte dei conti e poi la sigla definitiva in Aran, con gli aumenti e gli arretrati che potranno scattare già da dicembre. Si avvia così alla conclusione una lunga trattativa con i medici che non hanno rinnovato il contratto per 10 anni e che, comunque, non è stata accolta in maniera univoca dai sindacati di categoria.

“Il contratto riconosce incrementi retributivi a regime del 3,48%, corrispondenti ad un beneficio medio complessivo di circa 190 euro al mese, che valorizza anche la quota di retribuzione erogata a livello locale per la remunerazione delle condizioni di lavoro, dei risultati raggiunti e degli incarichi dirigenziali – spiega un approfondimento pubblicato dal giornale economico ilsole24ore – È stata operata una rivalutazione degli stipendi tabellari a regime di 125 euro mese per tredici mensilità a cui si aggiungono gli ulteriori incrementi che hanno interessato la parte accessoria del salario, con una particolare attenzione agli istituti retributivi più direttamente correlati alla erogazione dei servizi (guardie mediche e retribuzione di risultato).

La ratifica del nuovo testo adegua anche gli istituti del rapporto di lavoro dopo una vacanza contrattuale che durava da circa dieci anni (l’ultimo contratto riguardava il biennio 2008-2009). Tra le novità c’è un ampliamento delle tutele già previste per il personale del comparto: da quelle concernenti le gravi patologie che necessitano di terapie salvavita, a quelle in favore delle donne vittime di violenza, alle ferie e riposi solidali per i dirigenti che debbono assistere figli minori bisognosi di cure.

Dai sindacati reazioni contrastanti

Se da un lato alcune sigle come Anaao Assomed, Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn plaudono all’accordo, CIMO avverte: “vigileremo per limitare i danni”. Ma andiamo con ordine: « Si avvicina un risultato atteso da 10 anni – spiega il segretario dell‘Anaao Assomed, principale sigla dei medici, Carlo Palermo -e un primo segno di attenzione per quelle categorie che hanno garantito l’accesso alle cure ai cittadini in una fase critica del nostro Ssn». Per il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi «è stato un percorso tortuoso perché un contratto particolarmente positivo per i professionisti ha suscitato in questi mesi qualche difficoltà, ma l’impegno del Governo e delle Regioni consente di raggiungere il risultato sperato prima della fine dell’anno».

Di tutt’altro avviso il sindacato dei medici CIMO-FESMED che, in una nota diffusa alla stampa, si dichiara pronto ad affrontare con senso di responsabilità ed immutata attenzione critica il nuovo contratto di lavoro dei medici approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, nella consapevolezza che i numerosi elementi che penalizzano il lavoro dei medici dipendenti necessitano di sorveglianza attiva e soprattutto di una competente difesa da parte del nostro sindacato.

Mai come oggi i medici del SSN dovranno tutelarsi da un contratto che riduce le tutele legali, falcia i diritti in tema di orario di lavoro e lascia alle aziende ampi margini discrezionali nell’affidamento degli incarichi.

I segretari aziendali di CIMO-FESMED sono pronti a limitare i danni derivanti dall’applicazione del contratto in sede locale e la Federazione è già al lavoro per elaborare la prossima piattaforma contrattuale con l’obiettivo di generare un testo che tuteli davvero i diritti dei medici dipendenti e ne valorizzi la professione, a fronte di mancati riconoscimenti che non fanno altro che accrescere il disagio sia dei medici che di tutti i professionisti della sanità pubblica, contribuendo anche alle difformità dei servizi di cura ai cittadini tra i vari territori.

La Federazione inoltre darà ulteriore impulso al programma già avviato di corsi di formazione su tutto il territorio nazionale – provocatoriamente denominati “corsi di sopravvivenza” – a sostegno dei medici che lavorano nelle strutture sanitarie pubbliche, per attrezzarli adeguatamente a difendersi dalle trappole normative contenute nel contratto 2016 -2018.

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