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Ugl rete ospedaliera privati convenzionati

Dal palazzo

La nota del sindacato

Nuovi direttori generali, l’Ugl: «Finalmente si è conclusa la stagione dei commissariamenti»

Il sindacato auspica ora «un completamento dei vertici con nomine di alto profilo, per le nuove sfide che vedranno protagonista la sanità siciliana».

Tempo di lettura: 2 minuti
«Accogliamo con grande sollievo la nomina dei tanto attesi manager delle aziende sanitarie ed ospedaliere siciliane. Finalmente si conclude il lungo periodo di commissariamento, sul quale in più di un’occasione ci siamo trovati ad intervenire per chiedere una svolta nella gestione di queste strutture che determinano la prima industria nella nostra Regione».
Lo dichiarano i segretari delle federazioni Ugl sanità e Ugl medici, rispettivamente Carmelo Urzì (a sinistra nella foto) e Raffaele Lanteri, aggiungendo:  «Auspichiamo che il cambio di passo invocato avvenga speditamente e, anche se tra i nuovi direttori generali troviamo volti già conosciuti, poichè presenti nelle vecchie conduzioni, ci auguriamo che si proceda sulla strada del fare con la composizione delle squadre. Chiediamo, infatti, che i direttori amministrativi e sanitari corrispondano a figure professionali di alto profilo, volti assolutamente nuovi e non ascrivibili ai responsabili dei disastri passati e del depauperamento delle risorse umane degli ospedali siciliani».
Dalla Ugl concludono: «Si preparano le gare di bacino, si aprono nuovi ospedali, ci si confronta sulla rete ospedaliera, si resta in attesa della rete oncologica e della programmazione dei pazienti cronici, ma soprattutto si attende ancora la nomina dei vertici dei Policlinici universitari e ci si aspetta l’avvio dei concorsi per il completamento degli organici. Sono tante le sfide che attendono questa nuova compagine manageriale ed allora, nell’augurare buon lavoro a tutti i neo direttori, ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare al solo ed unico fine di migliorare la sanità nella nostra regione a tutela dei lavoratori e dei cittadini che ci vivono».

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