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Nuova rete ospedaliera, intervista al d.g. Carmelo Iacono: Caltanissetta favorita dal piano di riorganizzazione. Ecco tutte le novità

1 Ottobre 2016

"Avendo la nostra provincia due Dea di I livello – afferma Iacono - abbiamo avuto confermate tutte le discipline con il mantenimento di quelle a più alta complessità (Neurochirurgia e Chirurgia Vascolare) proprio per la localizzazione centrale del nostro territorio e per il fatto che abbiamo la centrale operativa del 118 e la base dell’elisoccorso.

 

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CALTANISSETTA. Con due Dipartimenti di Emergenza e Assistenza (Dea) di I livello – il Sant’Elia e il Vittorio Emanuele di Gela – la conferma di tutte le discipline, l’aggiunta di qualcuna nuova e il passaggio di alcuni reparti da Unità Operativa Semplice a Unità Operativa Complessa, la provincia di Caltanissetta appare quella maggiormente favorita dal piano di riorganizzazione della sanità emanato dalla Regione.

“In pratica – spiega Carmelo Iacono (nella foto), direttore generale dell’Asp di Caltanissetta- se Chirurgia Generale prevede un bacino di utenza che va dai 100 mila ai 200 mila abitanti, e quindi la provincia di Caltanissetta può averne 2 o 3, Chirurgia Vascolare, che è più complessa, prevede un bacino che va dai 400 agli 800 mila e quindi possiamo averne solo una e via dicendo. L’altro criterio, quello della organizzazione per reti tempo dipendenti vuol significare che, ad esempio, un paziente colpito da infarto, per ottenere una prestazione adeguata, deve raggiungere il punto in cui sarà trattato entro un massimo di 180 minuti”.

“La rete utilizzata per impostare la proposta di riorganizzazione è la rete dell’emergenza sulla quale si basa la struttura della rimodulazione degli ospedali. Il livello più alto è il Dea di II livello. Su 5 milioni di abitanti della Sicilia ne sono stati previsti tre: a Palermo, Messina e Catania. A seguire vi sono i Dea di I livello e ne è previsto uno per provincia. Nella provincia di Caltanissetta ve ne sono due: nel capoluogo e a Gela che ha ottenuto il I livello. Unica provincia dunque favorita dal piano”.

“Avendo la nostra provincia due Dea di I livello- continua Iacono- abbiamo avuto confermate tutte le discipline con il mantenimento di quelle a più alta complessità (Neurochirurgia e Chirurgia Vascolare) proprio per la localizzazione centrale del nostro territorio e per il fatto che abbiamo la centrale operativa del 118 e la base dell’elisoccorso. Inoltre abbiamo avuto il passaggio da struttura semplice a complessa di alcuni reparti quale ad esempio l’Otorinolaringoiatria del Sant’Elia e, nel caso di Gela (passata a Dea di I livello) oltre ad avere confermate le precedenti discipline, ne acquisisce una nuova, che è la Neurologia, mentre l’Oculistica passerà da Unità Operativa Semplice a Complessa. Questo non può che essere considerato per la sanità nissena come un passaggio di crescita”.

Inoltre l’ospedale “Immacolata Longo” di Mussomeli è stato confermato come ospedale di zona montana disagiata e mantiene pronto soccorso, medicina, chirurgia, riabilitazione e lungodegenza. “Su Mussomeli- spiega il manager- ho chiesto alla Regione il mantenimento di Ortopedia in quanto, non solo ha un indice di produttività elevato ma serve un vasto bacino di utenza che si estende anche alle province di Palermo e Agrigento. Gli ospedali di Mazzarino e Niscemi non hanno avuto la previsione di un pronto soccorso strutturato. È in fase di interlocuzione avanzata la nostra richiesta per riavere il modello proposto nell’atto aziendale articolato (per ciascuno dei due ospedali) in 14 posti letto di medicina, 6 posti di chirurgia, 6 di Riabilitazione e 6 di Lungodegenza. Per l’emergenza abbiamo richiesto l’attivazione del Pte (Punto Territoriale di Emergenza) all’interno dei due ospedali con personale e attrezzature specificatamente strutturati”.

Molti ritengono che il nuovo piano è stato pensato per operare tagli sulla sanità.
“Il nuovo riordino sanitario non è un progetto di risparmio o di spending review. E’ un progetto di riorganizzazione con la riallocazione del personale e delle risorse nei posti giusti. Faccio un esempio: se vengono chiuse delle discipline che sono dei doppioni il personale e le risorse di queste ultime andranno a rafforzare le strutture di primaria importanza e che in questo momento sono in sofferenza e tutto ciò a favore della qualità della prestazione e della tempestività dell’intervento. Per un paziente con ictus è più deleterio arrivare in un pronto soccorso dove non può essere tempestivamente curato. È una riorganizzazione che ci soddisfa perché è funzionale alle necessità del territorio. Il tutto rientra nella nostra filosofia aziendale per la riorganizzazione della sanità nissena dove il concetto fondamentale è quello della accessibilità alla prestazione, cioè farlo nel posto giusto, in modo facile e quanto più vicino al luogo di domicilio. Dal canto nostro stiamo provvedendo ad un miglioramento delle attrezzature con l’acquisto di 30 ecografi in tutta la provincia e 5 nuove tac di ultima generazione che andranno a sostituire quelle più obsolete degli ospedali di San Cataldo, Mazzarino, Niscemi, Mussomeli e Gela. I referti saranno eseguiti in tempo reale e visionati da un altro ospedale grazie alla doppia work station e ai dati trasmessi su fibra. Abbiamo rafforzato la rete informatica a supporto di tutta l’attività aziendale, sanitaria e amministrativa con la creazione di un Ced con 4 super server e l’acquisto di 800 nuovi computer di cui già 500 sono stati distribuiti. Quella che stiamo offrendo è una sanità adeguata alle legittime istanze dei cittadini al di là dei campanilismi che molto spesso condizionano l’articolazione dell’intera assistenza sanitaria”.

Chiudere i pronto soccorso può determinare il sovraffollamento di quelli di Gela e Caltanissetta?
“Il rischio sovraffollamento non esiste perché il territorio non viene sguarnito dell’emergenza che sarà sostituita da medici di base, guardie mediche, ambulanze medicalizzate e Pte che saranno riorganizzati per garantire una maggiore funzionalità”.

Ad oggi, dall’inizio del suo incarico, a che punto siete?
“Dal punto di vista strutturale abbiamo raggiunto il 70 per cento della nostra riorganizzazione. Mancano alcuni progetti importanti che saranno realizzati entro il primo semestre del 2017: il pronto soccorso del Sant’Elia, la farmacia clinica a San Cataldo che consentirà il trasferimento di Ematologia e Oncologia e infine l’Utin di Gela. E poi entro dicembre di quest’anno contiamo di aprire la nuova piastra chirurgica”.

Come vede la sanità nissena rispetto al passato?
“In crescita. I cittadini stanno recuperando fiducia e dunque è migliorata l’immagine percepita. Ieri abbiamo avuto un incontro alla Regione per l’attività svolta nei primi 18 mesi e mi ritengo più che soddisfatto per ciò che ho realizzato con il mio staff e un’intera squadra che vede coinvolta la stragrande maggioranza dell’azienda. Sto vedendo soprattutto un recupero del senso di appartenenza degli operatori sanitari. C’è ancora tanto da fare ma sicuramente sono fiducioso. Voglio aggiungere che ogni persona che reclutiamo, prima della firma del contratto legge e accetta il giuramento di fedeltà alle istituzioni e non è una banalità. Ho visto gente andar via commossa dalla mia stanza dopo la firma del contratto”.

Quali sono le difficoltà maggiori alle quali adesso andate incontro?
“Esistono problemi di difficile soluzione tra i quali il mantenimento dei servizi a tutela delle fragilità (Alzeimer e Autismo)in quanto la normativa vigente non consente il mantenimento dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa del personale attualmente addetto. Siamo in fase di interlocuzione avanzata con l’assessorato per trovare una difficile soluzione a questa problematica che ci possa consentire il mantenimento di un servizio così importante per l’utenza e dei posti di lavoro per 50 operatori, tra medici, psicologi e ausiliari, che ad oggi hanno un contratto fino a dicembre”.

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