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Dal palazzo

Ecco i dettagli

Nomine dei direttori generali, niente numero legale all’Ars: si va verso il silenzio-assenso

Nulla di fatto in Commissione Affari Istituzionali, quella deputata a dare un parere su ciascuno dei 18 manager designati dal governo Schifani.

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PALERMO. All’Ars si va verso il silenzio-assenso sulle nomine dei direttori generali della Sanità siciliana. Nulla di fatto in Commissione Affari Istituzionali, quella deputata a dare un parere su ciascuno dei 18 manager designati dal governo Schifani: la votazione, infatti, non è avvenuta a causa della mancanza del numero legale.

Salvo nuove proroghe, il tempo a disposizione per quel parere è quasi scaduto: lunedì 18 marzo, infatti, scatterà il silenzio-assenso e pertanto quelle nomine saranno definitive e i commissari straordinari diventeranno direttori generali. All’inizio della seduta (e quindi prima della verifica del numero legale necessario per la votazione) è stata messa agli atti una relazione con cui l’assessorato alla Salute ha sottolineato che il dirigente generale della Pianificazione Strategica, Salvatore Iacolino, non ha avuto alcun ruolo attivo nell’iter relativo alla selezione dei dg, poichè ben consapevole del conflitto di interesse in quanto pure lui era tra i candidati.

Inoltre sono state verbalizzate alcune dichiarazioni delle opposizioni che hanno chiesto di inviare le carte in Procura e alla Corte dei conti.

«La commissione ha lavorato per un mese sulle nomine, è stata chiesta una mole enorme di documentazione integrativa al governo- spiega il presidente Ignazio Abbate all’Ansa- In base ai documenti ricevuti abbiamo verificato che su nessuno dei nominativi indicati dal governo ci sono problemi giuridici o di tipo amministrativo, per cui potevamo procedere con le singole votazioni. Ma i componenti hanno fatto le proprie valutazioni in libertà e alla fine non c’è stato il voto. In queste settimane ho garantito il rispetto della procedura dando spazio a maggioranza e opposizione per un’analisi dettagliata, cosa che è stata fatta. Visti il tempo intercorso per l’esame e i termini in scadenza non convocherò più la commissione, sarà il governo ora a procedere».

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