Nome in codice Bluetongue: in Sicilia altri casi del virus che colpisce bovini, ovini e caprini

20 Aprile 2016

Gli ultimi focolai sono stati scoperti il mese scorso nelle province di Catania, Enna, Messina e Siracusa. Causato da punture di insetti negli animali, non si trasmette all'uomo. L'Istituto Zooprofilattico: «Nessun allarme, situazione sotto controllo».

di Roberto Chifari

PALERMO. Si chiama Bluetongue ed è un pericoloso virus che colpisce bovini, ovini e caprini, attraverso punture di insetti ma che non si trasmette all’uomo. Una malattia che può compromettere la vendita degli animali, provocandone il blocco delle movimentazioni e creando un serio impatto socio-economico per gli allevatori.

Gli ultimi focolai sono stati scoperti il mese scorso nelle province di Catania, Enna, Messina e Siracusa. Nessun caso è stato al momento registrato a Palermo e provincia ma l’Istituto Zooprofilattico consiglia di mantenere alta l’attenzione (in alto a destra le interviste di Insanitas).

«Non c’è nessun allarme per gli allevatori siciliani, anche se l’attenzione deve essere mantenuta sempre alta- spiega Annalisa Guercio, direttore dell’area Diagnostica virologica dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, che stamattina ha tenuto un convegno a Palermo- La situazione è sotto controllo, grazie a un efficace sistema di sorveglianza messo in atto dal ministero della Salute fin dal 2001».

Il virus penetra nei ruminanti mediante la puntura di insetti appartenenti al genere Culicoides, si moltiplica nei linfonodi e si diffonde in tutto l’organismo.

In Sicilia, negli ultimi 15 anni c’è stato un andamento altalenante della malattia. Dal 2004 al 2015 sono stati esaminati più di 226 mila campioni di siero prelevati dai bovini sentinella, di cui quasi tremila sono risultati positivi. Cifre che non devono fare allarmare gli allevatori, perché non ci sono notizie di animali morti, ma che dimostrano come il virus continui a circolare.

I sintomi più frequenti sono febbre, scolo nasale e zoppìa, mentre le lesioni caratteristiche sono ulcere buccali e naso-labiali. La mortalità tra le pecore può essere elevata specie nelle aree precedentemente indenni dal virus.

«Il ruolo dell’Istituto Zooprofilattico nella prevenzione della malattia è fondamentale, perché, attraverso il nostro laboratorio, analizziamo i campioni provenienti da tutti gli allevamenti siciliani, che poi inviamo al centro di referenza nazionale», afferma Giuseppa Purpari, responsabile del laboratorio di analisi dell’ISZ Sicilia.

Il commissario straordinario dell’Istituto, Salvatore Seminara, tranquillizza le aziende zootecniche: «La posizione geografica dell’Italia al centro del bacino del Mediterraneo offre senz’altro condizioni climatiche tali da consentire la moltiplicazione e lo sviluppo dei vettori. In Sicilia, i campioni che sono risultati positivi a marzo non devono far preoccupare. Se la situazione rimane così verrà confermata la fiera nazionale dei bovini che si terrà il 29 aprile a Modica, un importante appuntamento in cui verranno esposte le migliori razze di bovini in circolazione».

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