«No alla paura del Coronavirus, con i sintomi di infarto subito al Pronto Soccorso»

1 Maggio 2020

Insieme agli appelli della società scientifica SICI-GISE in tutta Italia, al via in Sicilia la campagna “Aiutaci ad aiutarti. Il cuore non aspetta. Da noi resti al sicuro”.

 

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PALERMO. Insieme agli appelli della società scientifica SICI-GISE in tutta Italia, parte dall’UOC di Emodinamica dell’“Umberto I di Siracusa” – ma si estende a tutte le altre siciliane- la campagna “Aiutaci ad aiutarti. Il cuore non aspetta. Da noi resti al sicuro”.

A nome di tutti gli emodinamisti di Sicilia, Marco Contarini, delegato regionale del SICI- GISE, evidenzia: «Gli accessi ai Pronto soccorso sono dimezzati per paura dei contagi di Coronavirus. Il 50% di infarti trattati in meno, o in tempi non adeguati, si traduce con una mortalità assurda a fronte dei progressi già raggiunti, e nel lungo termine in maggiori e più gravi comorbilità ed invalidità a carico del welfare».

Marco Contarini

L’Emodinamica- Sicilia ha garantito un volume di attività crescente, portando la Rete tempo-dipendente IMA-STEMI (Infarto Miocardico Acuto con sovraslivellamento di ST) a risultati importanti.

Grazie ai cardiologi interventisti, o emodinamisti, in Sicilia si è dimezzata la mortalità per infarto, mentre ora c’è un salto all’indietro di circa vent’anni, a causa dei pazienti che si crogiolano nel dolore toracico, sottraendosi alle cure per paura del Coronavirus.

Sulle spalle di questi professionisti della Sanità è stato possibile accedere alla terapia di riperfusione precoce, la PTCA (Percutaneous Transluminal Coronary Angioplasty), più nota come pPCI (angioplastica primaria), quale trattamento di prima scelta dell’infarto miocardico acuto (STEMI).

Grazie alla loro pronta reperibilità– anche in fasi di non ottimale dotazione degli organici- ha funzionato il Decreto sulla Rete IMA in Sicilia. Risalente al 2011, ha consentito di invertire la mortalità per infarto e ai pazienti di accedere direttamente in sala di Emodinamica, portando nel 2015 la mortalità a 30 giorni dall’infarto miocardico acuto al di sotto della media nazionale.

Un cuore non prontamente rivascolarizzato fa cadaveri o invalidi, perché in corso di un infarto “Il tempo è muscolo”, ovvero occorre intervenire con celerità.

Stando al registro GISE 2018 (l’ultimo pubblicato) su 23 laboratori di emodinamica in Sicilia le angioplastiche primarie sono state 3.390 su un totale di 13.632 (effettuate in vari sub-set clinici in pazienti coronaropatici, compresi N-STEMI, angina instabile etc). Vien da domandarsi cosa sarà di questa utenza nel prossimo futuro, in considerazione dell’attuale reticenza alle cure.

Nel 2017 il Rapporto European Heart Network poneva le malattie del sistema cardiocircolatorio al secondo posto tra le cause di invalidità previdenziale e prevedeva che nel 2030 i decessi annui sarebbero aumentati da 17 a 23 milioni.

Concetti per cui si è lottato per anni, come quello di rete tempo-dipendente, che prevede di rivascolarizzare entro 90 minuti dal primo contatto medico (120 già accettabili dalle linee guida) e tempo door-to-balloon mediano di 120 minuti (dall’ingresso in ospedale al primo gonfiaggio del palloncino da angioplastica nell’arteria ostruita) in corso di Infarto Miocardico Acuto rischiano, dunque, di finire in fondo al mare e di farci perdere anche coloro che avrebbero potuto salvarsi e sono rimasti fossilizzati pur di non mettere piede in ospedale e attivare il 118.

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