Dal palazzo

Il tema

Neuroscienze Traslazionali, l’esperto: «Possono rivoluzionare la cura dei pazienti»

Antonio Cerasa, neuroscienziato e divulgatore scientifico dell’IRIB-CNR di Messina, ha trattato il tema il un libro.

Tempo di lettura: 3 minuti

Le “Neuroscienze Traslazionali” costituiscono una branca scientifica innovativa, in grado di rivoluzionare le metodologie di cura dei pazienti, rappresentando un valido supporto nei confronti di molteplici patologie. Sul tema è stato recentemente realizzato un libro da Antonio Cerasa, neuroscienziato e divulgatore scientifico dell’IRIB-CNR di Messina, dal titolo “Neuroscienze Traslazionali. Dalla conoscenza del neurone alle applicazioni per la salute “. L’opera, edita da Carocci Editore, è stata presentata a Messina presso la libreria “La Gilda dei Narratori”.

«Si tratta di un argomento molto delicato- ha spiegato l’autore ad Insanitas- per la sua stretta connessione con persone che soffrono di patologie importanti, quali malattie neurologiche, traumi cranici, ansia, depressione e disturbi del comportamento alimentare. Per il neuroscienziato, le neuroscienze non rappresentano il fine del proprio lavoro, ma il mezzo».

Le Neuroscienze Traslazionali intervengono quando diversi specialisti, che afferiscono a settori differenti, collaborano insieme, mettendo in comune le proprie conoscenze multidisciplinari, nel caso in cui la terapia farmacologica non risulti sufficiente. «All’interno del libro- ha raccontato l’esperto- ho effettuato prima una complessa indagine storica, tesa a ricostruire nel passato le prime tracce di traslazionalità nelle neuroscienze, fornendo poi importanti linee guida, utili per sviluppare il pensiero trasversale. Successivamente, ho individuato gli argomenti che in futuro saranno oggetto di questo nuovo ramo, intervistando alcuni neuroscienziati e interrogandomi su come comunicare al meglio i risultati raggiunti a livello scientifico. Infine, ho concluso il libro inserendo il manifesto del neuroscienziato traslazionale».

Le neuroscienze traslazionali prevedono l’applicazione di strumenti predittivi basati sull’intelligenza artificiale o di altri device tecnologici, in ambiti ulteriori rispetto a quelli per cui sono stati creati. «Prossimamente per esempio- ha annunciato il ricercatore- verrà implementato un progetto, intitolato “Arcadia Vr”, da parte del CNR di Messina, con cui si sfrutterà il metaverso per intervenire sull’immagine del corpo percepita dai soggetti affetti da anoressia».

Durante l’evento, moderato dal giornalista Gianluca Rossellini, hanno dialogato con i presenti, in qualità di ospiti, l’ing. Giovanni Pioggia, responsabile dell’Unità IRIB-CNR di Messina e il dott. Salvatore Calabrò, neurologo dell’IRCCS Centro Neurolesi Bonino-Pulejo di Messina. I due specialisti hanno raccontato al pubblico la propria esperienza professionale, maturata nel campo traslazionale.

«La vera innovazione- ha commentato Pioggia- nasce quando ci si trova di fronte a persone “traslazionali”. Anche il nostro istituto ha un’anima essenzialmente traslazionale, perché opera nel settore della sanità attraverso l’innovazione e l’uso di tecnologie all’avanguardia, che vengono prima testate e poi trasferite nella pratica clinica. È  importante che gli specialisti non restino confinati nel proprio ramo, perché attraverso lo scambio e il confronto si possono raggiungere risultati eccezionali, come il già citato progetto “Arcadia Vr”, che ha ottenuto il finanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico e che ci vedrà protagonisti a breve».

Significativa anche la testimonianza fornita dal dott. Calabrò: «All’interno di uno studio di fattibilità, condotto su una decina di pazienti al IRCCS Neurolesi- ha dichiarato il neurologo- abbiamo proceduto all’applicazione di vibrazioni meccano-sonore sul pavimento pelvico di pazienti con danno midollare. Si tratta di strumenti solitamente utilizzati per aumentare le performance degli sportivi o per ridurre la spasticità. Il nostro fine è stato invece migliorare le funzioni sessuali di questi individui, ottenendo ottimi risultati. Nello specifico, ci siamo avvalsi di un device in modo differente da quello per cui era stato ideato».

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