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ASP e Ospedali

Passi in avanti nell'iter

Neurochirurgia pediatrica all’Arnas Civico, l’Ismett si candida per la gestione

Lo rivela ad Insanitas il dg Roberto Colletti: «Entro gennaio dovremmo concludere l’iter, per attivare il reparto prima della prossima primavera». Ancora da scegliere la sede. L'appello del Comitato malattie rare neurologiche e neurochirurgiche in Sicilia.

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. «All’avviso di richiesta di manifestazione di interesse per la gestione della Neurochirurgia pediatrica a Palermo ha risposto solo l’Ismett. Entro gennaio dovremmo concludere l’iter, in modo da potere attivare il reparto prima dell’inizio della prossima primavera».

Lo annuncia ad Insanitas il direttore generale dell’Arnas Civico, Roberto Colletti (nella foto), aggiungendo che «per quanto riguarda la sede, in questa fase non è ancora stata stabilita. Sarà individuata, infatti, sulla base dei contenuti del progetto presentato dall’Ismett».

Si tratta di una questione che va avanti da 16 anni e per cui non si è finora trovata una soluzione, come da sempre denuncia il comitato spontaneo Co.Sma.Nn (malattie rare neurologiche e neurochirurgiche in Sicilia). «Quella sull’Ismett è un’ottima notizia data la preparazione dei medici- ha dichiarato Cira Maniscalco, presidente di Co.Sma.Nn- però noi abbiamo anche il diritto di sapere dove sarà ubicato questo reparto, quali sono i termini, le scadenze, le condizioni e quali sono i servizi che saranno in grado di offrire».

Purtroppo, il reparto di Neurochirurgia Pediatrica non è presente in Sicilia, pertanto queste famiglie devono ancora affidarsi ai viaggi della speranza con notevole dispendio di denaro e con gravi disagi per bambini cagionevoli di salute, spesso, non inclini ai lunghi viaggi.

«Mia figlia ha due malattie rare e noi da sei anni viaggiamo tra Genova e Firenze per farla curare. Per me è una tragedia non avere qui un medico che la prenda in carico perché nessuno è messo nelle condizioni di poterlo fare- continua Maniscalco- Qui abbiamo ottimi medici, ma non possono aiutarci perché non hanno i macchinari ad alta risoluzione, non c’è una sala operatoria adibita e non ci sono gli strumenti adatti per operare un bambino».

La situazione dopo lo scoppio della pandemia è precipitata perché le famiglie vengono sconsigliate dalle strutture del Nord di imbarcare i figli già gravemente malati, e quindi a rischio, ma qui non hanno la possibilità di aiutare i bambini, che hanno difficoltà di accesso anche agli esami diagnostici.

Qualcuno ha dovuto aspettare quattro mesi per effettuare una risonanza magnetica in regime ospedaliero, tempistiche troppo lunghe per questi bambini che rischiano così di compromettere il lavoro fatto e vanificare gli sforzi compiuti.

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