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"Pediatria e Società"

Neonatologia in Sicilia, Falsaperla (SIN): «Urge potenziare personale e strumentazioni»

L'intervista al presidente della sezione Sicilia della Società Italiana di Neonatologia per la rubrica settimanale di Insanitas che ha come coordinatore scientifico il prof. Giovanni Corsello.

Tempo di lettura: 3 minuti

Secondo il dottor Raffaele Falsaperla (nella foto), presidente della sezione Sicilia della Società Italiana di Neonatologia, nella nostra regione urge la necessità di potenziare le strutture esistenti in ambito neonatologia, e non solo in termini di personale. Bisogna affrontare le difficoltà imposte dalla pandemia. Ecco l’intervista di Insanitas per la nostra rubrica settimanale “Pediatria e Società” che ha come coordinatore scientifico il prof. Giovanni Corsello.

Quanto è complicata la situazione nei reparti di neonatologia in Sicilia a causa del Covid?
«Molto. Al momento è la seguente: ogni azienda con ostetricia di II livello (cioè dotata di UTIN) non gestisce anche i casi Covid, ma esistono dei Covid Hospital che devono assistere gravide e neonati sia Covid + che Covid – senza che questo abbia comportato un adeguamento di risorse umane e strumentali. I medici e gli infermieri sono numericamente rimasti uguali seppur il lavoro necessiti di percorsi assistenziali ben separati e figure dedicate. Come al solito non è la mole di lavoro che ci spaventa ma chiediamo le “armi” per combattere».

La rete di punti nascita in Italia è tra le più all’avanguardia in Europa. In che condizioni si trovano quelle siciliane?
«È innegabile che la rete dei punti nascita in Italia sia caratterizzata da differenze interregionali, seppur lo scarto tra una regione e l’altra è lieve. La mortalità infantile siciliana è pari ai valori di quella della Germania, ma di certo il PIL italiano non può essere paragonato a quello tedesco. Se consideriamo che la neonatologia è tecnologia, equiparare i tassi di mortalità tedesca è un traguardo eroico. Abbiamo molto poco, ma puntando le più alte vette raggiungiamo l’impossibile».

Si è molto discusso in questi mesi della necessità di nuovi centri nascita in Sicilia, soprattutto nelle zone delle isole minori…
«Il territorio siciliano non necessita di nuovi centri nascita, ma ha impellente bisogno di potenziare quelli già esistenti; serve personale, strumentazioni e risorse, una rete di aiuti reali che supporti l’intera organizzazione regionale, di modo che un neonato che nasce in uno qualunque degli angoli della Sicilia possa ricevere le cure di cui ha bisogno. Chiediamo solo gli strumenti per superare noi stessi, il cuore oltre l’ostacolo lo abbiamo già gettato».

Per quanto concerne le cure e le terapie intensive nei reparti neonatali, necessitano di un intervento da parte della Regione Siciliana?
«Il nostro lavoro di neonatologi intensivisti necessita solo di una cosa: monitoraggio costante da parte della Regione per l’adeguatezza delle risorse gestionali e organizzative. Il resto lo abbiamo fatto, lo facciamo e lo faremo sempre noi medici».

Quali sono le novità nell’ambito della terapia farmacologica delle convulsioni neonatali?
«In atto le Linee guida dell’OMS, aggiornate al 2012, prevedono come terapia di prima linea per il trattamento delle convulsioni neonatali l’utilizzo del fenobarbitale. I dati presenti in letteratura ne testimoniano l’efficacia sicuramente, ma a che prezzo?! La comunità scientifica è unanime nell’affermare l’assoluta priorità della neuroprotezione. I farmaci tradizionali causano apoptosi neuronale ed impattano sull’outcome neuroevolutivo. Molecole di più recente utilizzo come il levetiracetam sembrano avere efficacia terapeutica ed effetti neuroprotettivi al lungo termine».

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