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mutilazioni genitali femminili Salvatore D'Amati

Società scientifiche

A.Gi.Te. Sicilia

Mutilazioni genitali femminili: “Fondamentale il ruolo dei consultori”

Ieri il webinar dal titolo “Mutilazioni Genitali Femminili: riconoscimento e presa in carico nei servizi territoriali”

Tempo di lettura: 3 minuti

Si è tenuto ieri il webinar sulle Mutilazioni dei Genitali Femminili, organizzato da A.Gi.Te. Sicilia, l’associazione dei ginecologi territoriali che, a livello regionale è rappresentata dal dottor Salvatore D’Amanti, ginecologo territoriale dell’ASP di Ragusa.

“Le mutilazioni genitali sono una pratica radicata nelle tradizioni e culture di alcune popolazioni asiatiche e africane, immutata da secoli, tuttora presente e celata da un velo di riservatezza – afferma Salvatore D’Amati – Attualmente,  in seguito ai forti flussi migratori, questa pratica è salita alla ribalta  soprattutto a causa delle gravi complicanze  osservate nelle donne  che hanno subito questo tipo di violenza, facendo emergere così una  problematica del tutto nuova, con la  quale ci dovremo sempre più  confrontare. Le Mutilazioni Genitali Femminili sono praticate in circa 30 paesi nel Mondo, prevalentemente concentrati nel continente africano. Attualmente, in seguito ai fenomeni migratori si osservano casi anche in Europa, USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che 250 milioni di donne nel mondo siano già state sottoposte a tali interventi e che 3 milioni di bambine sono a rischio ogni anno. Stime aggiornate al 2019 rivelano che il numero di donne straniere con mutilazioni genitali presenti in Italia è di circa 88 mila, di queste oltre il 50% proviene dalla Nigeria e dall’Egitto.”

Il corso dal titolo “Mutilazioni Genitali Femminili: riconoscimento e presa in carico nei servizi territoriali” ha affrontato una realtà poco nota ai più ma che necessita di essere riconosciuta classificata e assistita non solo dal punto di vista meramente fisico ma anche e soprattutto dal punto di vista della accoglienza.  L’incontro virtuale tra esperti del settore di caratura nazionale e internazionale tra cui la dottoressa Jasmine Abdulcadir di Ginevra, consulente dell’OMS per le mutilazioni genitali femminili, ha consentito ai discenti collegati sulla piattaforma informatica di conoscere un settore assistenziale che ancora oggi non è oggetto di formazione specifica all’interno delle scuole di specializzazione.”

In questo ambito ha avuto sicuramente una grande importanza l’istituzione dei consultori familiari in Italia (Legge 405/1975) che hanno offerto un fondamentale contributo volto a modificare la cultura della salute delle donne attraverso paradigmi assistenziali innovativi quali il modello biopsico sociale.

L’autodeterminazione e la partecipazione attiva delle donne alla programmazione dei servizi hanno reso i consultori dei punti di riferimento territoriale per una società che cresceva nella necessità di una presa in carico non solo puramente assistenziale ma anche psicosociale di queste donne. L’ equipe multidisciplinare dei consultori rappresenta a pieno titolo un modulo assistenziale adatto alla nostra attuale realtà multietnica e multiproblematica.

“Fondamentale – afferma Salvatore D’amati – è il primo contatto che non deve mai essere giudicante e approssimativo ma deve riconoscere da subito il bisogno “inespresso” della singola paziente. Trovare un ambito sociosanitario pronto può rappresentare per queste donne una irrinunciabile possibilità e per tale motivo è necessario istruire un percorso assistenziale che preveda la presa in carico globale, dal riconoscimento al trattamento terapeutico, in una sinergia virtuosa tra territorio e ospedale, come già accade per esempio per il “percorso nascita”. I consultori familiari ricadono nei Dipartimenti materno- infantile delle Asp. Ad esempio a Palermo sono inseriti nel Dipartimento Salute della Famiglia, diretto dal dottor Domenico Cipolla.

“Per rilanciare il ruolo strategico di questi servizi nell’ambito della area materno infantile e della salute della collettività e continuare questa esperienza assistenziale, che vede coinvolti non solo I professionisti territoriali insieme alle istituzioni nazionali regionali e locali, ma anche le associazioni di donne e di uomini e i singoli cittadini, è  necessario un grande lavoro di elaborazione e ricerca, che auspico venga al più presto adottato dalle istituzioni” conclude il presidente regionale A.Gi.Te. D’Amati

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