Mutilazioni genitali femminili, dal ministero della Salute annunciano più fondi

6 Febbraio 2020

L’impegno contro questo drammatico fenomeno è stato sottolineato dal sottosegretario Sandra Zampa. In Italia, dove è in vigore la legge 7/2006 per prevenire e contrastare queste pratiche, le hanno subite tra 61.000 e 81.000 donne.

 

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ROMA. Mutilazioni Genitali Femminili: il sottosegretario alla Salute annuncia più fondi nella prossima legge di bilancio.  L’impegno contro questo drammatico fenomeno è stato sottolineato da Sandra Zampa, intervenuta ieri alla conferenza nazionale dal titolo “Salute globale per la tutela delle donne: è possibile eradicare le Mutilazioni Genitali Femminili?”, organizzata dagli istituti IRCSS “Regina Elena” e “San Gallicano” di Roma.

L’evento- che ha preceduto la giornata internazionale che si celebra oggi per dire STOP a questa aberrante pratica – si è svolto a Roma.

La sottosegretaria Zampa ha definito la mutilazione dei genitali femminili una “ violenza che calpesta i diritti di bambine e giovani donne” e ha sottolineato che, il Ministero della Salute si impegna ad un maggiore stanziamento nella prossima legge di bilancio”.

Sono almeno 200 milioni le ragazze e le donne che vivono oggi nel mondo con le cicatrici di qualche forma di mutilazione genitale subita nel corso della propria vita. Le mutilazioni genitali vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e i 14 anni di età.

Tuttavia, in alcuni Paesi vengono operate bambine con meno di un anno di vita, come accade nel 44% dei casi in Eritrea e nel 29% dei casi nel Mali, o persino neonate di pochi giorni come nello Yemen. Questi i dati diffusi in una nota del Ministero della Salute.

“L’UNICEF- ha ricordato Zampa- stima che altri 68 milioni di ragazze subiranno mutilazioni genitali da qui al 2030 se non ci sarà una forte accelerazione nell’impegno per porre fine a questa pratica aberrante. In Italia, dove è in vigore la legge 7/2006 per prevenire e contrastare le pratiche di mutilazione genitali femminili, il numero di donne che hanno già subito una mutilazione genitale si stima sia compreso tra 61.000 e 81.000. Ad eseguire le mutilazioni sono essenzialmente donne: levatrici tradizionali o le stesse madri. Ma è impressionante rilevare che oltre 20 milioni in 7 Stati (Egitto, Sudan, Guinea, Gibuti, Kenya, Yemen e Nigeria) sono state sottoposte a questa pratica per mano di un operatore sanitario. Una Risoluzione del Parlamento europeo del 2018 invita a vietare esplicitamente la medicalizzazione”.

“I governi degli Stati in cui le Mutilazioni Genitali Femminili sono ancora diffuse- ha proseguito Zampa- devono sviluppare Piani di azione nazionali per porre fine a questa pratica. Per essere efficaci, questi piani devono prevedere risorse di bilancio dedicate ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, all’istruzione femminile, al welfare e ai servizi legali. Oltre al contrasto della pratica delle mutilazioni genitali femminili e alla realizzazione di un’attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche, la Legge 7/2006 prevede lo stanziamento di fondi per la formazione del personale sanitario. Fino al 2009 lo stanziamento era pari a 2,5 milioni di euro annui, scesi fino a circa 174.463 euro nel 2018. Un’integrazione delle risorse ha consentito di riportare lo stanziamento annuale a 500.000 euro. L’impegno come Ministero della Salute è però quello di prevedere maggiori risorse dedicate nella prossima legge di bilancio”.

Eradicare questa efferata forma di violenza– sottolinea Zampa- sulle donne è un traguardo raggiungibile, ma bisogna agire senza sosta se si vuole che questo impegno si traduca in risultati concreti, duraturi e irreversibili. Si tratta di un percorso ancora lungo e non lineare, ma è la sfida cui siamo tutti chiamati a concorrere. Bisogna creare una vera alleanza tra politica, istituzioni pubbliche, associazioni nazionali ed internazionali promuovendo condivisione, momenti formativi, intensificando azioni sanitarie e sviluppando solidarietà tra donne di diversi paesi di provenienza nel Paese di approdo. Solo così – ha concluso la Sottosegretaria alla Salute – potremo vincere una battaglia che è di civiltà e umanità insieme”.

Il direttore scientifico del San Gallicano, Aldo Morrone, traccia la linea comune emersa dal confronto tra medici, ricercatori e parlamentari: “La difficile situazione di violenze fisiche e morali a cui ancora oggi sono sottoposte molte bambine nel mondo, trova nelle MGF una delle sue più efferate e odiose manifestazioni, da situare nel più ampio quadro delle pratiche tradizionali pericolose che comprendono anche i matrimoni, gli aborti e le gravidanze in età adolescenziale. Tutte queste pratiche violano i diritti umani delle bambine e mettono in serio pericolo il loro benessere, la salute sessuale e riproduttiva. Tanto è stato fatto per salvaguardare la dignità e l’integrità fisica e psicologica delle donne, ma è ancor più quello che va fatto. Infatti, se ad oggi il numero delle MGF è in aumento, dobbiamo chiederci se non abbiamo sbagliato qualcosa nelle modalità di contrasto che abbiamo sino ad oggi adottato e ripensare globalmente le strategie migliori per eradicare questa vergognosa pratica”.

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