Musicoterapia, a Palermo ecco il “Drum Circle” all’insegna del ritmo delle percussioni

17 Giugno 2019

Sperimentato dal musicista Arthur Hull, il progetto è stato portato in Sicilia nel 2015 dai fratelli Santo e Claudia Vitale dell’associazione culturale “La bottega delle percussioni”. Il servizio video di Insanitas

di Valentina Grasso

PALERMO. Usare la musica come supporto cognitivo e conoscitivo per le persone affette da disturbi pervasivi dello sviluppo e con sindrome di Down.

È questo il concetto alla base della musicoterapia la cui efficacia è ormai comprovata e che a Palermo utilizza lo strumento del Drum Circle, il progetto portato in Sicilia nel 2015 dai fratelli Santo e Claudia Vitale dell’associazione culturale “La bottega delle percussioni” e che, collaborando con le realtà scolastiche del territorio, si propone di aiutare ragazzi affetti da questi disturbi a socializzare passando dall’improvvisazione ritmica alla musicalità.

Sperimentato dal musicista Arthur Hull, il Drum Circle individua il ritmo delle percussioni come fattore di coesione sociale di un gruppo. La musica come elemento primordiale e basilare che chiunque possiede, grazie all’osservazione di chi guida il gruppo, il cosiddetto “facilitatore”, può permettere a chiunque di esprimere sé stesso e il proprio io.

Non così scontato in caso di soggetti autistici o con sindrome di Down. “Questo esperimento è molto importante perché vi dà una mano a togliere i pensieri di mezzo”, dice infatti Giuseppe, tra i ragazzi dell’IPSSEOA “Pietro Piazza” a partecipare alle attività del Drum Circle.

I benefici di un percorso che usa la musica come terapia in casi di DPS o di DS sono infatti numerosi. Il ritmo delle percussioni, eseguito a tempo, riduce per esempio i gesti stereotipati sostituiti da movimenti cadenzati e sequenziali.

L’uso del Drum Circle infatti aiuta “ad uscire dai manierismi portandoli a contare il tempo […] dallo stato confusionale a seguire la ritmicità”, spiega Claudia Vitale, coordinatrice del progetto.

A migliorare anche la postura, la gestione motoria e cinestetica e soprattutto la relazione con gli altri. Il ragazzo all’interno del cerchio di percussioni riesce infatti con il suo corpo e la sua gestualità ad uscire dall’isolamento per incontrare l’altro davanti a sé attraverso un meccanismo di comunicazione empatica ed intersoggettiva: “Ci siamo avvicinati al progetto perché con il tempo abbiamo capito- continua Claudia- che questi ragazzi speciali hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a portare fuori quello che hanno dentro”.

Secondo infatti un protocollo HealthRhythms sviluppato da REMO USA, il cerchio di percussioni rende l’individuo affetto da queste patologie più consapevole di sé, del suo corpo, delle sue capacità motorie, della sua espressività. Inoltre favorisce l’acquisizione del senso della successione, della sequenzialità, dell’ordine e del rispetto delle regole.

Nel video le interviste a Santo Vitale, presidente de “La bottega delle percussioni”, a Claudia Vitale e ad Anna Mattina, docente di sostegno dell’IPSSEOA “Pietro Piazza”.

La pubblicazione della foto e del video è stata autorizzata.

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