buona sanità Villa Sofia

Munafò (Fials): «Io, salvo grazie alla Buona Sanità che ho trovato a Villa Sofia-Cervello»

10 Luglio 2019

Il sindacalista: «Non trovo parole di ringraziamento per le cure, l'abnegazione e la professionalità che mi sono state rivolte da infermieri, medici e ausiliari del reparto di Chirurgia Maxillo Facciale».

 

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PALERMO. Da 40 anni sindacalista nel settore della sanità, occupandosi di uno dei settori più delicati dell’Isola. Fino ad oggi, quando ha avuto la possibilità di constatare i miglioramenti e le eccellenze raggiunto nella sua Palermo: è la storia di Enzo Munafò (nella foto), leader della Fials palermitana, pronto a lasciare l’ospedale Villa Sofia-Cervello dopo due mesi di degenza durante i quali è stato anche in pericolo di vita.

«Non trovo parole di ringraziamento per le cure, l’abnegazione e la professionalità che mi sono state rivolte- dice Munafò- non certo per il mio ruolo, ero un utente della sanità come tanti altri verso cui il personale garantisce sempre il massimo impegno. Ma questa occasione mi è servita per vedere da vicino le condizioni in cui lavorano infermieri, medici, ausiliari. Ecco perché voglio esprimere il mio affetto a questi lavoratori e a tutto il personale. Invito l’assessore a promuovere tutte le azioni utili per implementare il personale nel più breve tempo possibile attraverso i bandi di concorso».

Un grande ringraziamento arriva anche dalla figlia, Stefania Munafò: «La buona sanità esiste e si deve parlare anche di questa- dice- Il reparto di Chirurgia maxillo facciale e plastica di Villa Sofia oggi diretto dal primario Dario Sajeva è ben altro che un luogo d’affari così come fatto emergere nel recente passato. Il reparto vanta una equipe di medici, infermieri ed oss qualificati e diretti egregiamente dal dottor Sajeva al quale voglio pubblicamente fare i miei complimenti per la gestione, la professionalità, l’etica e l’attenzione all’aspetto umano verso ogni paziente».

Munafò, che è commissario cittadino di DiventeràBellissima, ringrazia «il personale che ha lavorato con grande impegno nonostante il numero di unità sia inferiore a quello previsto per legge. Quindi ne approfitto per chiedere al direttore generale, che si è già mosso e reso disponibile, di provvedere ad implementare le risorse umane. A mio padre Enzo non era stata data speranza a causa di una fascite necrotizzante in setticemia. Oggi ringrazio le mani e il cuore di questo chirurgo e il lavoro giornaliero della sua equipe per come hanno saputo gestire, contenere e infine sconfiggere l’infezione che hanno portato alla guarigione di mio padre».

Infine, Stefania Munafò sottolinea: «La buona sanità c’è, esiste e si deve raccontare. Il mio ringraziamento ufficiale è per tutta l’equipe del Trauma center diretta dal dottor Iacono, e per il dottore Farinella primario di Malattie infettive. È stato un percorso che li ha visti lavorare insieme nella lunga ospedalizzazione e che oggi ha portato ad avere salvato la vita di mio padre».

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