antonella seminara

Morì di parto nel 2013, nessuna condanna: “La responsabilità è del sistema sanitario”

14 Febbraio 2020

Accolta la tesi difensiva secondo cui la responsabilità per la morte della giovane Antonella Seminara è da ascriversi al malfunzionamento complessivo della rete assistenziale

 

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Il Presidente del Tribunale di Enna, Francesco Paolo Pitarresi, ha assolto con formula piena le ginecologhe Maria Di Costa e Rosaria Vena che erano state rinviate a giudizio in seguito alla tragica scomparsa di Antonella Seminara, giovane donna di Gangi morta nella notte fra il 4 ed il 5 agosto del 2013 dopo un ricovero d’urgenza all’Ospedale Basilotta di Nicosia.

La donna era arrivata in ospedale nel pomeriggio del 4 agosto 2013 a causa di un distacco della placenta. Giunta al pronto soccorso viene subito trasferita in sala operatoria dove viene effettuato un parto cesareo per estrarre il feto, ormai privo di vita. Le condizioni della donna peggiorano velocemente a causa di una grossa emorragia, si tenta il trasferimento ad Enna, all’Ospedale Umberto I dove c’è il reparto di Rianimazione che invece manca a Nicosia, ma i posti letto sono tutti occupati. Si tenta allora il trasferimento a Sciacca con l’elisoccorso che, dopo un considerevole ritardo dovuto ad un’avaria dell’ elicottero partito da Caltanissetta, giunge al Basilotta troppo tardi. Antonella Seminara morirà dissanguata al momento dell’arrivo a Sciacca.

Consumata la tragedia si apre il fascicolo penale. La Procura della Repubblica di Nicosia in un primo tempo avvia le indagini a carico dell’intera equipe operatoria, per omicidio colposo. Mentre alcune posizioni vengono archiviate (in particolare quelle delle due ostetriche e dell’anestesista de Basilotta) il processo a carico delle due ginecologhe va avanti per più di 6 anni.

L’epilogo il 12 febbraio scorso, data dell’ultima udienza e delle decisioni pronunciata dal giudice dopo la Camera di Consiglio: Maria di Costa e Rosaria Vena, difese dagli avvocati Salvatore Timpanaro e Francesco Greco, sono state assolte con la formula prevista dall’art. 530 comma 1 del codice di procedura penale.

“Evidentemente il giudice di primo grado non ha ravvisato il nesso causale tra il comportamento delle due ginecologhe e  la morte di Antonella – afferma Cinzia Di Vita, avvocato dei familiari della donna – al momento non posso aggiungere altro. Prendiamo atto della decisione e attendiamo il deposito delle motivazioni per valutarle e prendere le decisioni conseguenziali”

Secondo la tesi difensiva la responsabilità per la morte di Antonella Seminara è da ascriversi al malfunzionamento complessivo della rete assistenziale. In particolare sono stati valutati come determinanti alcuni dati di fatto: la mancanza di un reparto di rianimazione presso l’Ospedale di Nicosia, la mancanza di disponibilità di posti all’Ospedale di Enna che, secondo quanto previsto dall’atto aziendale dell’Asp ennese, avrebbe dovuto prendere in carico i casi più gravi provenienti dall’Ospedale di Nicosia. Determinanti, per la ricostruzione dei fatti, anche le disfunzioni del sistema del sistema di elisoccorso (un elicottero era partito da Caltanissetta ma a causa di un guasto è dovuto rientrare causando ulteriore ritardo).

Fra 90 giorni verranno depositate le motivazioni della sentenza, dal quadro generale emerso nel corso dell’ultima udienza si può desumere che, secondo i giudice di prima istanza, Antonella Seminara non è stata vittima di un errore delle due ginecologhe ma del mal funzionamento complessivo, o di una parte, del sistema sanitario che l’ha presa in carico.

 

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