Morì di parto al «Basilotta di Nicosia», due ginecologhe rinviate a giudizio

29 Gennaio 2016

Si va al processo per fare luce sulla tragica vicenda della giovane gangitana Antonella Seminara.

 

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ENNA. Il GIP del Tribunale di Enna, Elisabetta Mazza, su richiesta del pf Ferdinando Lo Cascio, ha disposto il rinvio a giudizio per le dottoresse Di Costa Maria e Vena Rosaria. Omicidio colposo il capo di imputazione.

Le due ginecologhe del Punto nascita dell’ospedale Basilotta di Nicosia sono accusate di aver avuto una condotta macchiata da imperizia nella vicenda che ha determinato la porte di Antonella Seminara, la giovane donna gangitana che si era recata nel vicino ospedale di Nicosia per quello che doveva essere un semplice parto.

Subito però sono intervenute delle complicazione ed oltre alla morte del bimbo che la Seminara portava in grembo, nel giro di poche ore anche la giovane madre è spirata.

L’Avvocato Cinzia Di Vita, che difende la famiglia Seminara costituitasi parte civile, dichiara: «È un primo passo verso il processo che metterà in evidenza se queste gravi responsabilità sussistono o meno. Siamo speranzosi che si possa fare finalmente luce su questa triste vicenda».

Prenderanno parte al processo anche l’avvocato Mario Campione, che difende l’associazione Codici Salute, e l’avvocato Mario Consentino, legale del marito della Seminara, Mariano Caldereri di Nicosia. Anche loro costituiti parte civile.

La tragica storia di Antonella Seminara

Nell’agosto del 2013 Antonella Seminara, 40enne di Gangi, incinta del suo primo bambino moriva per un’emorragia definita dai medici inarrestabile insieme alla creatura che sarebbe dovuta venire al mondo, Rosario Pio sarebbe stato il suo nome.

L’elisoccorso che avrebbe dovuto trasportare Antonella al più vicino ospedale in rianimazione era rimasto bloccato a causa di un guasto. Antonella Seminara, ha atteso così più di due ore mentre la vita lentamente scivolava via, dentro un’ambulanza. Poi l’arrivo da Palermo di un secondo elicottero, arrivato troppo tardi. Giunto all’ospedale di Sciacca i medici agrigentini non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

A distanza di quattordici mesi dal tragico evento viene depositata in Tribunale la perizia che fornisce una nuova lettura della vicenda:  il ritardo nei soccorsi sarebbe stato del tutto ininfluente. Antonella sarebbe morta anche se l’elicottero fosse giunto in tempo. All’Ospedale Basilotta di Nicosia infatti, già nell’intervento per il cesareo d’emergenza qualcosa era andato storto,  compromettendo così la vita di Antonella e del sua bambino.

Per questo motivo sono stati indagati 2 ginecologi, 2 ostetrici e un anestesista tutti in servizio all’ospedale e l’operatore del 118 nisseno.

La difesa degli indagati avevano sostenuto che la causa del decesso era stata la “Cid” un’emorragia gravissima e fatale che colpisce le partorienti. Ma la perizia che avrebbe dovuto comprovare la presenza di sangue al cervello e ai polmoni (elementi dai quali si riconosce questa grave specie di emorragia) ha escluso questa ipotesi.

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