Dal palazzo

Le interviste a Colomba e Cascio

Morbillo in bambini e adulti: l’approfondimento con gli infettivologi

Dal 2023 a livello globale e in diversi paesi europei sono attualmente in corso aumenti significativi nel numero di casi e di epidemie.

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Dal 2023 a livello globale e in diversi paesi europei sono attualmente in corso aumenti significativi nel numero di casi e di epidemie di morbillo. Anche in Italia si è osservato un notevole aumento nel 2024. Dall’inizio dell’anno sono 399 i casi confermati secondo l’ultimo bollettino del sistema di sorveglianza epidemiologica nazionale, in particolare nei mesi di marzo e aprile. La fascia di età più colpita è quella tra i 3 e i 10 anni. La malattia si manifesta dopo un periodo di incubazione di circa 8 giorni e clinicamente il suo decorso si distingue in tre fasi. Insanitas ha approfondito con il professore Antonio Cascio, direttore della U.O.C. “Malattie infettive” del Policlinico “Paolo Giaccone” e con la professoressa Claudia Colomba, direttrice dell’U.O.C. di “Malattie infettive pediatriche” dell’ospedale dei bambini “Di Cristina”.

Quali sono le cause dell’aumento dei casi di morbillo?
«Nella maggior parte dei casi si tratta di persone non vaccinate- spiega il professore Cascio- Circa tre quarti dei casi, segnalati nei primi quattro mesi dell’anno, sono adolescenti e adulti e questi dati suggeriscono che sono presenti ampie quote di persone suscettibili e non vaccinate in queste fasce di età. Sono stati segnalati e preoccupano in particolare anche i casi registrati nei bambini sotto l’anno di età, troppo piccoli per essere vaccinati e la cui protezione dipende quindi dalla copertura vaccinale della popolazione generale, e i casi tra gli operatori sanitari».

Come viene trasmesso il morbillo?
«È una malattia infettiva virale, altamente contagiosa e trasmessa per via aerea attraverso le secrezioni naso-faringee espulse con la saliva e i colpi di tosse dal soggetto infetto».

Da cosa è caratterizzato?
«Da manifestazioni a carico delle prime vie aeree e dalla comparsa di un esantema maculo-papuloso diffuso su tutto il mantello cutaneo, unica sorgente di infezione è l’ammalato che elimina il virus durante tutta la fase prodromica che precede la comparsa dell’esantema e nei primi giorni della fase esantematica».

Qual è la fascia più colpita nei bambini? E come si manifesta?
«La fascia di età più colpita è quella tra i 3 e i 10 anni- spiega la professoressa Claudia Colomba– La malattia si manifesta dopo un periodo di incubazione di circa 8 giorni e clinicamente il suo decorso si distingue in tre fasi».

Quali sono le fasi del decorso?
«La prodromica o delle mucositi si caratterizza per l’inizio brusco della febbre, accompagnata a coinvolgimento delle musose congiuntivali, nasali e faringee (triplice catarro) con sintomatologia costituita da fotofobia, lacrimazione, rinorrea, tosse secca e stizzosa. In questa fase la mucosa oro-faringea appare arrossata e al livello del palato molle spesso si evidenziano delle picchiettature emorragiche. La seconda fase è l’enantema del morbillo in cui c’è una comparsa, in seconda, terza giornata di malattia, di elementi puntiformi biancastri, piccoli come granelli di sabbia simili a “spruzzatura di calce” circondati da un alone eritematoso e noti come “Segno di Koplik” che scompare nell’arco di 24-48 ore. Infine la terza fase è quella esantematica: in quarta, quinta giornata di malattia, persistendo la febbre e i sintomi catarrali, compare l’esantema maculo-papuloso ad esordio in regione retro-auricolare e a diffusione cranio-caudale. Nel volgere di due tre giorni l’esantema ricopre tutto il mantello cutaneo assumendo un aspetto definito “a carta geografica” per la confluenza degli elementi esantematici inizialmente distinti gli uni dagli altri. Durante la fase esantematica persiste la febbre e le manifestazioni catarrali si accentuano. L’ultima fase è quella della convalescenza. L’esantema, raggiunto l’acme, tende a sbiadire e nell’arco di qualche giorno a scomparire residuando una pigmentazione brunastra accompagnata da desquamazione furfuracea su tutto il mantello cutaneo. Forme cliniche particolarmente gravi di morbillo possono interessare i più piccoli e i defedati in cui le complicanze più temibili sono la polmonite a decorso iperacuto o la forma emorragica».

Quali sono le complicanze più serie del morbillo?
«Sono a carico dell’apparato respiratorio e del sistema nervoso centrale, la polmonite interstiziale è il quadro clinico radiologico di più frequente riscontro, mentre la “polmonite a cellule giganti” è la forma più grave di polmonite che si instaura in soggetti con deficit dell’immunità cellulo-mediata».

Quali invece quelle meno frequenti?
«A carico dell’apparato respiratorio sono le complicanze del sistema nervoso, la nevrassite post-esantematica è la forma più comune (1-2 casi/1000 pazienti) che in genere insorge qualche giorno dopo la comparsa dell’esantema con sintomi neurologici che vanno da segni di irritazione meningea a segni espressione di coinvolgimento encefalitico (paresi, paralisi, ipertonie, atassia ecc). La prognosi è riservata con un exitus che si registra nel 10-20% dei casi; gravi sequele neurologiche sono frequenti in chi sopravvive alla complicanza».

Quali sono le forme cliniche più rare di coinvolgimento neurologico?
«Sono l’encefalite sub-acuta e la panencefalite sclerosante sub-acuta- conclude la professoressa Colomba -La prima, una forma particolarmente grave di nevrassite post-morbillosa, interessa in genere i bambini immunodepressi o in terapia immunosoppressiva. La panencefalite sclerosante sub-acuta invece è una complicanza estremamente rara (0.5- 1/10.000 pazienti) ad insorgenza tardiva, a distanza di 5-8 anni dall’esordio del morbillo, legata ad un’infezione persistente di un virus difettivo al livello del SNC causa di lesioni degenerative e processi flogistici reattivi che porta ad exitus dopo 1-3 anni e talvolta con un decorso più lento».

Come si manifesta negli adulti?
«Il morbillo negli adulti si manifesta come una malattia più grave- spiega il professore Cascio– L’incidenza di complicanze nei soggetti di età superiore ai 20 anni è più alta rispetto ai bambini. Circa il 3% degli adulti sviluppa una polmonite che richiede ricovero ospedaliero. Nel 30% dei casi si può verificare una superinfezione batterica del tratto respiratorio nel 17% segni di broncospasmo, in circa il 30% segni di epatite e otite media e nel 25 % sinusite. Forme gravissime e mortali sono segnalate negli adulti immunocompromessi, io stesso ho visto morire di morbillo un ragazzo HIV positivo».

Qual è il trattamento per i bambini e per gli adulti?
«Non esiste un trattamento specifico per il morbillo- conclude il professore Cascio- La gestione della malattia è sintomatica e include riposo, idratazione e farmaci per alleviare la febbre. Bisogna riconoscere precocemente eventuali complicanze batteriche e in tali casi utilizzare con giudizio gli antibiotici».

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