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ASP e Ospedali

Il caso

«Mobilità illegittima di due primari»: i sindacati diffidano l’Asp di Palermo

Sotto accusa il trasferimento dall'ospedale di Partinico all'Ingrassia. Ecco la replica dell'azienda sanitaria provinciale, contattata da Insanitas.

Tempo di lettura: 5 minuti

Sono passati alle vie di fatto i sindacati che da tempo lamentano alcune presunte irregolarità sulle procedure da parte dell’Asp di Palermo, inviando una diffida tramite studio legale alla dirigenza generale, amministrativa e sanitaria dell’azienda sanitaria provinciale. In particolare, vengono contestate da ANAAO, ASSOMED, CGIL MEDICI, CIMO, CISL MEDICI, FESMED, FVM-SIVEMP, FVM-FISMO, FVM-FIALS ed UIL due attribuzioni di incarichi di direttore di struttura complessa: il primario di “Anestesia e Rianimazione” e quello di “Chirurgia” dell’ospedale di Partinico sono stati trasferiti all’Ingrassia con una procedura di mobilità che i sindacati definiscono illegittima.

Già sul finire del 2020, alcune organizzazioni sindacali avevano rappresentato a all’Asp le proprie perplessità in merito al conferimento di incarichi di direzione di struttura complessa ai sensi dell’art. 1, comma 18, del D.L. n. 138/2011, convertito in 1. n. 148/2011, chiedendo che le relative delibere fossero annullate in autotutela dall’amministrazione sanitaria. Il direttore generale dell’Asp, Daniela Faraoni, in quella occasione rispose per iscritto, testo citato nella diffida odierna: «la fattispecie normativa cui si è fatto riferimento nelle delibere (…) è legittimamente inquadrabile nell’ipotesi del mutamento di incarico dirigenziale che giusto quanto disposto dall’art. 9 comma 5 ter del CCNL Area Sanità è regolamentato dalla normativa vigente e pertanto anche dal suddetto art.1 comma 18 dl 13 agosto 2011 n.138 (…), e ciò sulla base di esigenze organizzative che non necessariamente devono essere ricondotte a processi di riorganizzazione, dovendosi invece ritenere esistente soltanto la necessità di esigenze organizzative che nelle ipotesi in esame sono state peraltro condivise dagli stessi dirigenti per i quali è stato disposto il mutamento dell’incarico- scrive la dirigente dell’Asp- La stessa sentenza della Corte Costituzionale citata da codesta OS poi, nel giudizio di legittimità costituzionale avverso una norma regionale (e non avverso la suddetta disposizione normativa citata, come impropriamente sostenuto da codesta OS), riconosce la necessità di garantire il mutamento dell’incarico dirigenziale in presenza di esigenze organizzative».

Secondo i sindacati, però, quella della Faraoni sarebbe una lettura distorta della normativa vigente perché un primario vince un concorso per un determinato ruolo, in una determinata sede e con un preciso compenso e per tale motivo non può essere oggetto di mobilità interna. Questo genere di mobilità è ammessa solo se l’UOC (unità operativa complessa) che il primario dirige viene retrocessa a UOS (unità operativa semplice), perdendo il suo posto può essere ricollocato all’interno dell’azienda come primario in posto analogo o quasi.

«Nel caso di questi due primari di Partinico non c’è stata nessuna retrocessione, né alcuna perdita di posto, è stata esplicata una procedura di mobilità in maniera arbitraria- precisa Angelo Collodoro (nella foto di Insanitas), sindacato Cimo- Inoltre, è stato presentato un bando per i posti di primari a Partinico che però non sono vuoti ma assegnati ai primari spostati in modo illegittimo. In questo modo non solo si fa una irregolarità, ma si crea anche un danno ai medici che legittimamente aspirerebbero all’Ingrassia ad ottenere un ex art.18 (facente funzioni) privando loro di un diritto».

Nella diffida inviata all’Asp, i legali pongono l’accento anche sulla presunta modifica del trattamento economico che sarebbe stata operata sullo stipendio dei primari mobilitati, anche questo secondo i sindacati modo arbitrario. «Tutto ciò induce a ritenere che tali determinazioni siano state assunte- in aperta violazione del principio di imparzialità che deve permeare l’agire della pubblica amministrazione- al fine di favorire alcuni dirigenti medici in luogo di altri, in possesso dei requisiti per ottenere gli incarichi di cui si discute, cui è stata di fatto preclusa la possibilità di partecipare a una selezione per il conferimento degli incarichi medesimi- scrivono ancora in sindacalisti nel documento legale – Per tali ragioni, le determinazioni recentemente assunte dall’azienda sono gravemente illegittime e frustrano le legittime aspirazioni di tutti gli iscritti delle organizzazioni sindacali da noi assistite che, pur essendo in possesso dei requisiti e delle competenze necessarie per ottenere incarichi di direzione di struttura complessa, sono di fatto privati di tale possibilità».

LA REPLICA DELL’ASP DI PALERMO

«Il Direttore della Chirurgia, previa valutazione, ha preferito essere riallocato nel posto vacante all’Ingrassia. Stessa situazione all’Anestesia e Rianimazione con il Direttore, sempre previa valutazione , riallocato nel posto vacante all’Ospedale Ingrassia- affermano dall’Asp, contattata da Insanitas per una replica– La loro è presenza è stata una garanzia per tutta l’area chirurgica dell’Ospedale Ingrassia che ha funzionato a ritmi serrati durante tutto il periodo in cui si registrava nella provincia di Palermo il massimo livello di contagio da Covid assicurando attività no covid in strutture che hanno saputo, sotto la loro guida, compensare la destinazione al covid di parecchi posti letto della rete ospedaliera provinciale».

Dall’Asp aggiungono: «Purtroppo la pandemia ha imposto cambiamenti repentini nell’organizzazione sanitaria, a fronte anche di assenze per pensionamento nelle direzioni di strutture complesse, per la copertura delle quali ancora oggi è difficilissimo formare e riunire le commissioni. Ma tutto questo, chi vive veramente la vita negli ospedali e nel territorio in prima linea lo sa. Per comprendere il lavoro svolto basti pensare che durante tale periodo i cittadini hanno rinunziato a rivolgersi alla sanità di altre regioni rivolgendosi ovviamente alla nostra sanità regionale e ciò ha determinato un risparmio (per la mobilità che non c’è stata) solo per la nostra Provincia di circa 35 milioni di euro. Questo è il lavoro che tutti insieme abbiamo saputo fare grazie anche a professionisti come loro che non hanno esitato a mettersi in gioco. Con un occhio sempre attento anche per i pazienti di Partinico».

 

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