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Il tema

Migrazione sanitaria, numerosi siciliani vi ricorrono anche per patologie ben curate in Sicilia

I dati paradossali presentati nel progetto "Curarsi in Sicilia" di Insanitas e Dasoe. Il dirigente generale Requirez: «Da comunicare meglio le nostre eccellenze».

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Resta ancora alta la mobilità in uscita dei pazienti siciliani che scelgono di curarsi al di là dello Stretto. Una “fuga” verso altre Regioni che crea un “buco” nelle casse della sanità siciliana di oltre 330 milioni di euro. Questo in sintesi il risultato del covegno che si è svolto all’NH Hotel di Palermo nell’ambito del progetto di comunicazione “Curarsi in Sicilia”, ideato da Insanitas con il contributo del Dasoe dell’assessorato della Salute della Regione siciliana.

I dati non mentono, come dimostra uno studio realizzato da Innogea: sono ancora tantissimi i siciliani che scelgono di farsi curare fuori dall’Isola. E non stiamo parlando di trattamenti complessi, anzi la maggior parte di questi Drg è composta da casi di bassa e media complessità. «Stiamo affrontando un problema spinoso- dice Salvatore Requirez, dirigente generale del Dasoe- Nella nostra regione esistono vere e proprie eccellenze nel campo della sanità, la cui conoscenza però sfugge a troppi».

La Sicilia, secondo i dati, è la terza regione italiana dopo Campania e Calabria per Drg di fuga: «Bisogna frenare la mobilità in uscita dei ricoveri- aggiunge Requirez- Si tratta nella maggior parte dei casi di prestazioni che possono essere facilmente ed efficacemente erogate nella nostra Isola. Allora cos’è che non funziona? Prima di tutto serve una giusta comunicazione. Anche da parte dei medici».

Vittorio Scaffidi, presidente onorario di Innogea, ha sciorinato i numeri. A partire dal dato sui ricoveri. Il confronto è stato fatto sul 2020 e sul 2022. «Non abbiamo ancora dati disponibili per il 2023 e quindi questi numeri vanno presi un po’ con le molle- ha detto Scaffidi- Sappiamo tutti cos’è successo in Italia nel 2020». In generale il numero dei ricoveri in Italia nel 2022 è cresciuto, rispetto al 2020, del 10,8 per cento con un totale di 1.869.610 a fronte di 1.686.910 del 2020. Ma ancora non ai livelli del 2019, quando erano 2.016.781. Lo stesso trend si è registrato in Sicilia: nel 2022 i ricoveri sono stati 138.058 con un + 9,9 per cento rispetto al 2020 (125.621). Nel 2019 erano 145.331.

I dati, estrapolati da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, sono stati analizzati su 8 aree cliniche e intrecciati secondo 45 parametri ben precisi. Ad un aumento dei ricoveri, è aumentata anche la percentuale di mobilità passiva, ossia dei pazienti che vanno a curarsi al di fuori della Sicilia. Praticamente in tutte le aree cliniche prese in considerazione. Per quanto riguarda i trapianti la percentuale di Drg è del 26,8 %; seguono otorinolaringoiatria (17,7%), oncologia (16,5%), urogenitale (8,6%), muscoloscheletrico (7,5%), pediatria (7%), respiratorio (4,2%), digerente (3,7%), cardiovascolare (3,6%), cerebrovascolare (2,8 %), perinatale (1,6%).

Numeri tutti in aumento rispetto agli stessi dati che si riferiscono al 2020: “La realtà fotografata è questa- dice Scaffidi – E il fenomeno non tende a regredire”. Ma i dati raccontano anche di una Sicilia che dal punto di vista delle qualità delle prestazioni sanitarie non è messa male. Sono numerosi gli ospedali nell’Isola che in termini di riuscita degli interventi raggiungono livelli superiori a quelli della media nazionale.

«Faccio un esempio dei trapianti di midollo osseo- dice Scaffidi- che hanno una mobilità del 20%. Eppure in Sicilia si fanno con ottimi risultati. Così come i trapianti di cornea, che non sono molti, ma che hanno una mobilità del 70 per cento. O ancora i trapianti di rene (mobilità del 20%) o di fegato (mobilità 15%), o ancora cuore o polmone (mobilità 17 per cento); in Sicilia ci sono strutture all’avanguardia. L’esito clinico, quindi, non è l’unica determinante di questi Drg di fuga: ci sono altre cause come l’immagine, oppure i consigli dei medici di base che influenzano la scelta del paziente a rivolgersi altrove. Ed è qui che bisogna intervenire con una corretta comunicazione. Proprio a partire dai medici di famiglia, ma anche gli stessi ospedali devono aggiornarsi. Basta aprire i siti web delle strutture meridionali con quelli del Nord. Il confronto è impietoso. Non deve essere solo la bravura dei giornalisti».

A proposito di giornalisti, Roberto Gueli, presidente dell’ODG Sicilia ha lanciato una proposta: «Queste giornate sono molto interessanti, non solo per i giornalisti ma anche per voi medici. Sarebbe bello proporle almeno due-tre volte l’anno per fare approfondimenti e confronti utili. Noi, come Ordine, siamo pronti a metterci sempre a disposizione».

Durante il convegno di Palermo sono stati gli stessi medici siciliani a presentare le eccellenze che già esistono in Sicilia: sono intervenuti Vincenzo Adamo (oncologia), Gaspare Arnone (medicina nucleare), Salvatore Corrao (medicina interna), Giuseppe Craparo (neuroradiologia interventistica), Angelo Leonarda (ortopedia e traumatologia), Pierenrico Marchesa (chirurgia oncologica), Caterina Patti (oncoematologia) e Corrado Tamburino (Cardiologia).

Invece Marina Mancini del gruppo Uffici Stampa Assostampa Sicilia ha chiarito l’importanza dell’informazione e della comunicazione perché un paziente comprenda appieno che non è più necessario andare fuori dall’Isola per curarsi.

«C’è una mobilità passiva che fa perdere oltre 330 milioni di euro alla sanità siciliana- ha concluso Requirez- a fronte di una mobilità da altre regioni di poco più di 100 milioni. Il saldo è molto negativo. Mi pare evidente che questo sistema necessita di manovre correttive. Perché se togli questi soldi dalle casse della sanità, difficilmente chiuderai in pareggio. Cominciamo a fare autocritica. I medici devono essere consapevoli che è necessario informare bene il paziente. C’è ancora tanto da fare».

Il progetto “Curarsi in Sicilia” ha appunto l’obiettivo di far conoscere ai siciliani la buona sanità regionale, per abbattere il fenomeno dei DRG di fuga, là dove il fenomeno “migratorio”, dati alla mano, non appare motivato. Iniziata con un corso di formazione all’Ordine dei Giornalisti e proseguito appunto con questo convegno, l’iniziativa continuerà nelle prossime settimane con 10 appuntamenti in onda sui canali youtube Insanitas Tv e Diretta Medica nel corso dei quali si parlerà delle strutture ospedaliere che, in Sicilia, offrono con ottimi esiti, quelle prestioni per le quali i sicliani continuano a prendere l’aereo.

“Curarsi in Sicilia” può contare sulla segreteria organizzativa di Collage S.p.A., il contributo non condizionante di Gilead e Novocure e il patrocinio della Fondazione Siciliana per l’Oncologia.

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