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Migliaia di visite e prestazioni ambulatoriali da recuperare, i consigli di CIMO

8 Giugno 2020

Oggi vertice on line tra l'assessorato alla Salute e le organizzazioni sindacali. Ecco le proposte del sindacato CIMO

 

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Nei tre mesi di lockdown le prestazioni ambulatoriali non urgenti sono state sospese in attesa della riapertura e del ritorno alla normalità dell’intero Paese. Un numero enorme di visite specialistiche e di prestazioni strumentali (TAC, Risonanza Magnetica, Ecografia, PET, ecc.) sono state di fatto “congelate” e, al momento, i pazienti sono ancora in attesa di essere richiamati da ASP e Ospedali per poter finalmente eseguire le prestazioni richieste e slittate finora a data da destinarsi.

Sono rimaste attive le liste di prenotazione per patologie urgenti e per i pazienti neoplastici (le cosiddette U e B delle ricette di prescrizione), mentre quelle programmabili e differibili (P e D) sono state sospese e oggi sono tutte da riprogrammare.

In molte realtà le prestazioni urgenti o a breve scadenza, anche per la trasformazione della priorità di alcune delle altre non urgenti, hanno però finito per saturare gli spazi liberi sia nel pubblico che nel privato accreditato e quindi la riapertura non comporterà alcun automatismo per il recupero di questa abnorme quantità di prestazioni ambulatoriali non eseguite durante il fermo Covid. Inoltre, la riapertura degli Ospedali sta avvenendo con regole nuove rispetto al passato e il mantenimento del distanziamento sociale comporterà da un lato la riduzione dei posti letto (ci vogliono adesso 12 metri quadrati a paziente, quindi una riduzione tra il 25 e il 50 % dei letti a seconda della metratura delle camere di degenza) ma anche una contrazione del numero di visite ambulatoriali eseguibili in sicurezza di circa il 50 %.

Ciò significherà che per mitigare gli effetti di queste riduzioni sarà necessario dilatare i tempi di apertura degli ambulatori. Facile a dirsi, quasi impossibile a farsi, in particolar modo nel periodo estivo che è ormai alle porte, che in presenza delle drammatiche carenze di organico che attanagliano la sanità pubblica e quella siciliana in particolare, si preannuncia come sempre particolarmente caldo anche sul fronte della sanità pubblica.

Le sacrosante ferie estive dell’esiguo personale sanitario  incideranno negativamente sulle intenzioni dell’Assessorato Regionale della Salute che il 24 maggio ha diramato una Circolare nella quale si prevede la possibilità di estendere alle ore serali l’apertura degli ambulatori. Ottima idea, ma con quale personale? Se non si fanno i conti con la realtà le indicazioni assessoriali resteranno lettera morta cui non seguiranno i fatti e i pazienti resteranno in sempiterna attesa di una chiamata che rischia di non arrivare mai o troppo tardi.

Il recupero dell’arretrato, stando alle disposizioni assessoriali ma anche alla logica, comporterà un ritardo ben più grave rispetto al passato per le nuove prenotazioni che saranno fissate molto in là rispetto alle legittime aspettative dei pazienti perché fino a quando non si riuscirà a smaltire l’arretrato non is potrà affrontare il problema delle nuove prenotazioni, reiterando il problema sine die. E non va dimenticato che il lockdown ha determinato anche il blocco delle procedure concorsuali che erano state finalmente avviate dopo anni di attesa in cui la sanità pubblica ha vissuto di rendita sulle spalle dei precari che ancora oggi stentano a trovare posto a tempo indeterminato negli organici asfittici delle aziende sanitarie e che comunque con la stabilizzazione vanno a riempire dei vuoti già da essi stessi occupati senza alcun incremento numerico assoluto rispetto ai posti che vuoti erano e vuoti rimangono.

Oggi pomeriggio le organizzazioni sindacali sono state convocate on line dall’assessorato alla Salute per affrontare il problema. Le azioni da intraprendere, secondo Giuseppe Bonsignore, responsabile comunicazione di CIMO Sicilia,  sono almeno due se davvero si intende dare una risposta concreta ai bisogni di salute dei cittadini siciliani:

  1. la prima è quella di dare una accelerata alle procedure concorsuali già bandite e in corso di espletamento, ma per realizzarla è necessario che il personale amministrativo esca dal limbo dello smart working perché da casa i concorsi non si possono espletare ed è altresì indispensabile che venga dato il via libera alle Commissioni esaminatrici i cui componenti spesso provengono da fuori Regione;
  2. la seconda è quella di riuscire ad utilizzare al meglio il personale disponibile attraverso un’articolazione più efficiente dello stesso e inevitabilmente chiedendo allo stesso un impegno orario aggiuntivo rispetto al normale, quindi facendo ricorso a prestazioni aggiuntive che hanno un costo e vanno pertanto finanziate ad hoc dalla Regione, così come sta già accadendo in altre Regioni italiane (Toscana e Veneto in prima fila) che hanno addirittura aumentato le tariffe contrattualmente previste pur di incentivare il proprio personale a lavorare su doppi turni anche in estate.

Ma di questo in Regione Sicilia ancora non si sente parlare e alle migliori intenzioni non hanno fatto seguito azioni concrete. Il risultato è che nei prossimi mesi i pazienti in attesa di una diagnosi nuova oppure di un controllo continueranno ad aspettare una chiamata che non arriverà e i più furbi e limitatamente alle patologie che lo consentono finiranno per intasare ulteriormente i Pronto Soccorso che già all’indomani della fine del lockdown sono stati letteralmente presi d’assalto anche per la contemporanea limitazione di alcuni Ospedali ancora classificati come Centri Covid e pertanto adibiti soltanto a quella patologia.

Insomma, se in Sicilia il Coronavirus non ha mietuto un numero di vittime elevato come accaduto al Nord Italia, ha comunque manifestato i suoi effetti nefasti su altre patologie che a causa del blocco sociale hanno visto accrescere la propria mortalità e, soprattutto, rischiano che tale aspetto possa ulteriormente accrescersi se non si corre subito ai ripari.

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