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Dal palazzo

L'intervista

Medici in fuga dall’Italia, il presidente dell’Ordine di Palermo Toti Amato: “Non è solo un problema di retribuzione”

Secondo gli ultimi dati, ogni anno 20 mila medici, dopo essersi formati in Italia, decidono di svolgere la loro professione all'estero

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Un’emorragia che, secondo gli ultimi dati riguarda ogni anno 20 mila medici che, dopo essersi formati in Italia, decidono di svolgere la loro professione all’estero. Un fenomeno preoccupante che, all’interno del nostro paese, non conosce confini. Il problema si avverte da nord a sud, in tutte le regioni. Certo, con una prevalenza nell’area del mezzogiorno del paese, dove la percezione della qualità dell’offerta formativa dei Policlinici è più bassa.

Ma perché i giovani medici, dopo anni di formazione in Italia, scelgono di partire? “Il primo motivo – afferma il presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo Toti Amato – è l’aspetto economico. Il livello retributivo dei medici italiani è al disotto della media europea, ciò nonostante il paradosso che in Italia, tutti i medici, appena assunti sono subito inquadrati subito come dirigenti. Ma c’è anche un secondo motivo che incide molto su queste scelte, cioè i turni di lavoro massacranti dovuti alla persistente carenza di personale che caratterizza le strutture sanitarie pubbliche e private del nostro paese. Il rispetto delle normative europee sui turni di lavoro in Italia è spesso una chimera, tanto più nei reparti ad alta intensità di cure, come i pronto soccorso o le chirurgie.”

“C’è poi un altro problema da sottolineare – prosegue Toti Amato – mancano le opportunità di crescita. Come accennavo poco fa, per una situazione del tutto particolare in Italia, quando un medico viene assunto è già dirigente, ma dirigenti di nulla in realtà. Manca quindi lo stimolo e il riconoscimento della qualità del lavoro svolto, se tutti sono dirigenti e difficile che il merito venga premiato. Nel corso della carriera quindi per tantissimi colleghi mancherà quella naturale spinta motivazionale determinata dalle progressioni di carriera. A dirla tutta oggi nelle strutture ospedaliere spesso il vero e unico dirigente è l’amministratore. Un tempo negli ospedali c’era il consiglio dei sanitari che si riuniva e dava delle linee direttive al management. Oggi anche questo è venuto a mancare, quindi spesso prevale la scelta di tipo economico amministrativa che quella dettata dalla buona pratica sanitaria.

“Infine, ma non certo per importanza, c’è un altro aspetto drammatico – continua il presidente OMCeO di Palermo Toti Amato – che è quello della responsabilità penale del medico. L’Italia con Polonia e il Messico, è una delle ultime nazioni al mondo che prevede la possibilità di un processo penale a carico del medico in un ipotetico caso di errore o di mala sanità. Quindi i medici italiani non solo vengono pagati meno rispetto ai colleghi degli altri paesi europei ma rischiano molto di più in caso di errore. Figuriamoci se questi due elementi, messi insieme, non fanno pendere la bilancia sul piatto dove c’è un volo di sola andata. Ed in effetti, quasi ogni settimana mi trovo a firmare due o tre certificati dei titoli acquisiti per consentire ai giovani colleghi di andare all’estero. Una media di 2 alla settimana sono quasi cento all’anno, e parliamo solo della provincia di Palermo.”

“Detto questo – conclude Amato – non basta aumentare di 100 euro la busta paga. Bisogna avere il quadro completo delle difficoltà che vivono i nostri giovani medici per tentare di tenerli in Italia e non disperdere il patrimonio di competenze che hanno acquisito. Patrimoni che, è bene ricordarlo, ha anche un valore economico. Oggi formare un medico costa 250 mila euro. Se questo futuro medico decide di formarsi in una città lontana da quella dove risiede la propria famiglia, occorrono circa altri 250 mila euro. Totale 500 mila euro, di cui circa il 50% a carico delle famiglie e il 50% a carico dello Stato, quindi di tutti i contribuenti. Noi conosciamo e siamo disponibili a dare una mano ma dobbiamo essere chiamati, purtroppo nella programmazione gli Ordini dei Medici sono poco coinvolti ed è strano, dato che pochi come noi conoscono dal profondo e dall’interno la situazione.

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