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Medici di medicina generale, molte critiche alla bozza del nuovo Accordo collettivo nazionale

10 Mar 2018

Non piacciono a Snami e Smi diversi punti del rinnovo della disciplina dei rapporti con Sisac. Chiesta un’ulteriore analisi sull’assistenza negli istituti penitenziari e la modifica del massimale. La Fimmg, invece, esprime un parere più positivo.

 

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Poste le basi per il rinnovo, dopo dieci anni, dell’Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti tra SISAC e i medici di medicina generale. I rappresentanti SISAC in data 1 marzo, infatti, hanno incontrato le delegazioni sindacali per discutere dei punti da approvare in un accordo di pre-intesa.

Molte le perplessità manifestate in sede di contrattazione e che dovranno essere approfonditi in fase successiva. I punti che necessiteranno di un’ulteriore analisi riguardano nello specifico l’assistenza negli istituti penitenziari e la modifica del massimale.

Il maggior numero di criticità sono state rilevate da Snami che ha preferito non firmare l’accordo di pre-intesa proposto da SISAC riservandosi di farlo successivamente a seguito del congresso straordinario che si terrà il 18 marzo, durante il quale il presidente nazionale del sindacato affronterà quanto emerso con le delegazioni regionali.

«Condividiamo quanto stabilito in riferimento al recupero degli arretrati dal 2010 ad ora- dichiara Pietro Biondo, presidente SNAMI per la regione Sicilia- nonostante non sia adeguato. Ma tutti gli altri punti vanno discussi. Ciò che ci preme rivalutare è la proposta di aumento del massimale a 1800 o a 2000 pazienti, come accade in Veneto o in Piemonte. Questa modifica sarebbe insostenibile sia perché così aumenterebbero le patologie croniche sia perché gli elementi accessori del salario, come il pagamento dei collaboratori o le indennità di associazionismo, non verrebbero elargiti»

Inoltre, Snami sottolinea il problema dell’accesso dei giovani medici di medicina generale alla professione: «Bisogna incrementare le scuole di formazione di medicina generale- precisa Biondo- affinché si acquisiscano i titoli per accedere alla graduatoria. Ed è necessario inoltre equiparare l’indennità mensile dei giovani medici del corso di formazione di medicina generale a quella di qualsiasi altro corso di specializzazione».

Posizioni simili quelle esposte da SMI, che però ha firmato l’accordo di pre-intesa riservandosi di approfondire le criticità evidenziate. «Durante l’incontro con i rappresentanti SISAC non sono emerse grandi novità- dichiara Rosalba Muratori, presidente SMI per la regione Sicilia- se non sblocco dallo stallo della contrattazione. Ci sarà ancora tanto su cui lavorare per esempio sugli accordi regionali decentrati, ma anche sul rinnovo della medicina generale per l’accesso dei giovani colleghi. La medicina penitenziaria- continua Muratori- potrebbe essere un utile sbocco lavorativo».

Stessa posizione anche per ciò che riguarda l’aumento del massimale «a cui deve corrispondere- precisa Muratori- il relativo compenso per i collaboratori di studio».

SMI evidenzia come non siano stati presi provvedimenti innovativi rispetto all’accordo precedente, a parte gli arretrati dovuti, esigui rispetto al calcolo effettivo. «Non abbiamo riscontrato alcuna innovazione rispetto al passato- osserva Rosalba Muratori- Dovranno essere affrontati i temi riguardanti la tutela della sicurezza del medico sul posto di lavoro, la tutela della malattia del medico e la problematica relativa alla donna in gravidanza, tutte criticità a cui ancora non si è fatto alcun accenno. Bisognerà considerare anche il consolidamento dell’attività sul territorio con il coinvolgimento dei medici di continuità assistenziale nella gestione di pazienti cronici e neoplastici».

Favorevole invece il comparto FIMMG, firmatario dell’accordo di pre-intesa: «Relativamente ai punti trattati e approvati nel pre-accordo al nuovo ACN- spiega Luigi Tramonte, segretario regionale settore FIMMG continuità assistenziale- il nostro giudizio è positivo, poiché si sono costruite le basi per risolvere problemi come la velocizzazione dell’accesso alla professione dei giovani medici formati per la medicina generale e maggiori tutele delle colleghe in gravidanza, sia che frequentino il corso di formazione specifica che in attività lavorativa. Si è anche dato un primo segnale concreto sulla questione della sicurezza nelle sedi di continuità assistenziale, prevedendo che questa venga svolta solo in sedi idonee».

«Ovviamente- conclude Tramonte- per affrontare tutti gli altri aspetti bisognerà aspettare il nuovo ACN, ma già il pre-accordo va nella direzione da noi auspicata, motivo per cui siamo fiduciosi in una conclusione positiva della vertenza».

 

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