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ASP e Ospedali

Indetto per il 30 novembre

Medici dell’ospedale Giglio in sciopero, il sindacato Cimo: «Ecco tutti i motivi»

Riceviamo e pubblichiamo una nota firmata dal segretario regionale Giuseppe Riccardo Spampinato e da quello aziendale Tommaso Cipolla.

Tempo di lettura: 5 minuti

Come annunciato nei giorni scorsi, il prossimo 30 novembre i medici dipendenti della Fondazione “Giglio” di Cefalù attueranno una giornata di sciopero per protestare contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro. Su questo tema riceviamo e pubblichiamo una nota da parte del sindacato CIMO, firmata dal segretario regionale Giuseppe Riccardo Spampinato (nella foto giù) e da quello aziendale Tommaso Cipolla (nella foto sopra).

«Tutte le volte che, a causa di uno sciopero, si provoca un disservizio, sia pure di breve durata, tra i cittadini sorge il sospetto che quella forma di protesta poteva/doveva essere evitata. Ma, dietro questa amara decisione non ci sono biechi interessi corporativi, bensì un forte impegno civile, ossia il desiderio di difendere e migliorare la qualità delle cure pubbliche proprio a favore di quei cittadini che rischiano di non comprendere. Le organizzazioni sindacali che lo hanno deciso, sulla base di un voto unanime dei medici in assemblea, sono ben consapevoli di questo pericolo, tant’è vero che questo è il primo sciopero che viene proclamato da quando, 21 anni fa, è stata inaugurata la Fondazione G. Giglio.

Uno dei modi con cui si immiserisce l’assistenza sanitaria pubblica è proprio il mancato riconoscimento di retribuzioni che siano adeguate all’enorme complessità del lavoro dei medici e, quindi, all’enorme carico di responsabilità. Al netto della retorica per cui i medici sono eroi, ma solo nel momento del bisogno.

Pagare poco i medici è un modo per fare quadrare facilmente i conti di un ospedale, ma comporta l’ineluttabile prezzo di peggiorare la qualità dell’assistenza: se dopo 16 anni di lavoro lo stipendio di un medico non è stato incrementato di una virgola ed è identico a quello di un medico appena assunto, è probabile che quel medico perda quegli stimoli che sono essenziali per la crescita di un ospedale: entusiasmo, motivazione, desiderio di trasmettere la propria esperienza ai più giovani, desiderio di portare avanti progetti di miglioramento, voglia di condurre progetti di ricerca scientifica. Un medico pagato poco è un medico mortificato, deluso, più incline a cambiare ospedale che a promuovere progetti di crescita, più incline alla medicina difensiva che al sacrifico.

Per capire lo scontento dei medici che si apprestano a scioperare, va considerato che le remunerazioni di chi lavora nell’ospedalità pubblica sono ben superiori e, soprattutto, prevedono un riconoscimento economico con l’aumentare dell’anzianità. Viene quindi leso il principio costituzionale per cui a mansioni uguali devono corrispondere retribuzioni uguali, quale che sia l’amministrazione per cui si lavora.

Nella maggior parte delle unità operative dell’Ospedale Giglio di Cefalù mancano incarichi di struttura semplice o di funzione. In altre parole i medici che hanno competenze esperienze e responsabilità differenti vengono considerati e remunerati tutti allo stesso modo. Quindi non c’è una gradazione nella distribuzione dei compiti assistenziali corrispondente alla grande complessità della medicina moderna.

La Fondazione G. Giglio, pur avendo uno stato giuridico di tipo “privato”, svolge assistenza in tutto e per tutto di tipo pubblico: accessi da Pronto Soccorso, liste d’attesa rigorose e verificabili, inserimento nelle reti tempo-dipendenti (infarto, stroke, traumi), complessità assistenziale tra le più alte in Sicilia, quindi, in questa realtà di altissima intensità di cure, è inaccettabile utilizzare il contratto AIOP, concepito per le case di cura private, né quello ARIS, recentemente recepito dalla Fondazione, addirittura peggiorativo dal punto di vista retributivo e che infatti prevede adeguamenti da stabilire con contrattazione decentrata, negata da mesi.

A fronte della indisponibilità manifestata finora dalla Presidenza a rivedere le retribuzioni sulla base di un nuovo contratto, i medici sanno che in Fondazione esistono retribuzioni diverse tra professionisti che svolgono mansioni simili. E questo non contribuisce a rasserenare gli animi, perché se è giusto premiare le competenze, è pur vero che ciò debba avvenire sulla base di criteri e regole certe, uguali per tutti e alla luce del sole.

Non è accettabile che scelte importanti come la retribuzione siano prese sulla base di contrattazioni interpersonali. Al contrario, sono necessarie discussioni collegiali che, integrando analisi di tipo economico con quelle attinenti le necessità cliniche, favoriscano l’adozione di strategie utili all’ospedale nel suo complesso.

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Riccardo Spampinato (Cimo)

L’insieme di questi argomenti concorre a rendere urgente un adeguamento sia delle retribuzioni sia dell’organizzazione delle mansioni. E sono argomenti così forti che si fatica a comprendere l’atteggiamento ostile della Presidenza, che non riconosce ai medici il merito di avere volontariamente azzerato per otto anni qualunque richiesta, dapprima per rispetto della crisi finanziaria dell’ospedale e poi per rispetto delle difficoltà sanitarie in corso di pandemia. E non riconosce ai medici neanche il merito di avere garantito, con la loro abnegazione e professionalità, elevatissimi standard assistenziali, anche in tempi di crisi nera.

Purtroppo, la scarsa considerazione della professionalità dei medici, da cui deriva la possibilità di sottopagarli fa emergere un problema più complesso, quello della mancanza di un governo clinico. Pur essendo consapevoli che talvolta bisogna accettare sacrifici necessari per l’equilibrio finanziario dell’ospedale, non possiamo esimerci dall’esprimere il nostro forte dissenso per il fatto che i medici sono stati esclusi completamente da qualunque forma di consultazione nei processi decisionali che attengono al governo clinico.

A fronte dell’enorme carico di responsabilità propria dell’attività medica, i medici della Fondazione G. Giglio si sentono mortificati da una organizzazione del lavoro che non li retribuisce dignitosamente, che non prevede nessuna forma di progressione di carriera, che non riconosce i ruoli di responsabilità né i ruoli di chi ha competenze specifiche di alta complessità né l’anzianità di servizio, che li sottopone spesso a carichi di lavoro massacranti, che non li tutela abbastanza in caso di contenziosi medico-legali, che frena la voglia di migliorarsi e, infine, che impedisce loro di partecipare, fosse pure in minima parte, al governo clinico dell’ospedale. Per tutti questi motivi i medici della Fondazione G. Giglio hanno deciso di scioperare, per esprimere il loro malcontento che è soprattutto morale, non solo economico».

Dr Tommaso Cipolla – Segretario Aziendale CIMO
Dr Giuseppe Riccardo Spampinato – Segretario Regionale CIMO

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