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chirurgia

ASP e Ospedali

Era in coma

Mangia la mandragora scambiandola per spinaci: salvato all’Ospedale di Canicattì

Anziano in coma per avvelenamento, soccorso con successo nel reparto di Medicina Interna del "Barone Lombardo". L'antidoto è arrivato dal "Garibaldi" di Catania.

Tempo di lettura: 2 minuti

Il reparto di Medicina Interna dell’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì, diretto dal primario Giuseppe Augello, ha salvato la vita ad un sessantenne del luogo che, scambiandola per spinaci, dopo avere raccolto della mandragora l’ha mangiata, e poco dopo è finito in ospedale in coma.

L’uomo, accompagnato dalla moglie, è arrivato al pronto soccorso del “Barone Lombardo” nel corso della notte tra sabato e domenica.

Presentava uno stato di agitazione psico- motoria che nel giro di pochi minuti è diventato coma. I medici del pronto soccorso hanno prestato le prime cure e ne hanno disposto il ricovero in Medicina Interna. Qui hanno avuto l’intuizione di diagnosticare l’avvelenamento da mandragora. Impresa davvero difficile, considerato che il paziente non era in grado di riferire cosa fosse successo e mancavano dati anamnestici che indirizzassero la diagnosi.

Sono stati somministrati i primi farmaci, è stata eseguita una risonanza magnetica in urgenza, e poi i sanitari si sono messi in contatto con il Centro Anti Veleni di Milano.

I medici milanesi hanno comunicato che l’antidoto per la mandragora era disponibile all’ospedale “Garibaldi” di Catania, perciò al “Barone Lombardo” si è messa in moto immediatamente la macchina dei soccorsi.

Un autista dell’ospedale ha raggiunto Catania, già nel corso della notte, ha prelevato l’antidoto e lo ha portato a Canicattì, dove i medici lo hanno somministrato al paziente, che si è ripreso subito. Ora il sessantenne si è svegliato dal coma e ha ripreso, progressivamente, tutte le sue funzioni.

“Si tratta sicuramente – è il commento del primario di Medicina Interna del “Barone Lombardo”, il dottor Giuseppe Augello – di un caso della cosiddetta “buona sanità”, che, però, non deve essere legata all’intuizione di un medico o all’organizzazione di un reparto, ma deve essere elevata a sistema. Intendo ringraziare il dottor Santi Cantarella e la dottoressa Pina Cavaleri, che sono intervenuti nell’immediatezza facendo la diagnosi ed il primo intervento, ed il dottore Davide Taverna che ha assistito il paziente nelle ore successive. I ringraziamenti vanno anche ai medici rianimatori, ai radiologi, agli infermieri del reparto di Medicina Interna, ed a tutto il personale del “Barone Lombardo” che ha partecipato attivamente, contribuendo a salvare la vita al paziente”.

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