Policlinici

Sui biomarcatori

Malattie neurodegenerative, al Policlinico Giaccone un test per la diagnosi precoce

Presso l'U.O.C. di Medicina di laboratorio che fa capo al Dipartimento diretto dal professore Marcello Ciaccio. Ecco come richiederlo.

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. Dall’Alzhmeir alla demenza vascolare, dalla demenza senile alla degenerazione fronto- temporale, dalla demenza da corpi di Lewy a quella associata al Parkinson. Con un semplice test di laboratorio al Policlinico “Paolo Giaccone” è possibile diagnosticare in modo precoce le malattie neurodegenerative.

Il test, che viene eseguito presso l’U.O.C. di Medicina di laboratorio che fa capo al Dipartimento di Medicina di Laboratorio diretto dal professore Marcello Ciaccio (nella foto di Insanitas), Ordinario di Biochimica clinica e Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Palermo, consente la diagnosi differenziale tra le diverse forme di neurodegenerazione e dunque la possibilità di interventi terapeutici precoci mirati e più efficaci.

«La precocità di diagnosi in un fase presintomatica, prima che instauri un quadro clinico conclamato- spiega Ciaccio- è il presupposto per rallentare l’evoluzione della malattia, da cui, finora, non si guarisce». Il test consiste nella valutazione di alcune molecole, cosiddetti biomarcatori, causa del deterioramento cerebrale. Per sottoporsi al test occorre richiedere la visita neurologica.

«Dal risultato del dosaggio di queste molecole nel liquor o nel sangue, e stiamo studiando anche nella matrice salivare- continua il direttore del Dipartimento di Medicina di laboratorio- facciamo diagnosi o meno di demenza, individuando anche il tipo. A quel punto è possibile prescrivere la terapia che possa rallentare l’evoluzione della malattia, nella speranza che in futuro sarà possibile avere armi terapeutiche per la guarigione».

In atto è ancora in fase sperimentale un anticorpo monoclonale, il donanemab, che somministrato in fase precoce pare abbia rallentato l’evoluzione della patologia nel 60 per cento dei soggetti a cui è stato somministrato.

«Nella speranza di avere presto una cura- conclude Ciaccio- consiglio a tutti coloro che rientrano nella fascia d’età di 50-60 anni e hanno disturbi della memoria, di fare attenzione anche a piccole alterazioni della memoria, modifiche del comportamento, come una maggiore irritabilità o apatia, e cambiamenti nella routine quotidiana».

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