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malaria antonio cascio

Malaria, perchè si continua a morire anche in Italia? Parola all’esperto

30 Gennaio 2020

In Italia ogni anno ne vengono notificati circa 800 casi. In Sicilia dal 2009 al luglio 2019 sono stati ricoverati 397 casi (di cui 167 su pazienti italiani) di cui 4 sono deceduti (2 italiane, un indiano ed un somalo).

Pubblichiamo l’approfondimento sulla malaria del professore Antonio Cascio, infettivologo e docente ordinario di malattie infettive presso la facoltà di Medicina di Palermo

Cos’è la malaria? In quali parti del mondo è presente? perché si continua a morire ancora anche in Italia?

La malaria è una malattia causata da protozoi appartenenti al genere Plasmodium e trasmessi all’uomo da zanzare femmine infette, del genere Anopheles; tuttavia la trasmissione può avvenire anche a seguito di eventi accidentali come la puntura con aghi infetti o con le trasfusioni.

Le specie di plasmodi responsabili della malaria umana sono 5:

  1. Plasmodium falciparum, agente della cosiddetta terzana maligna endemico in Africa sub-Sahariana, Asia e America Latina, Papua-Nuova Guinea e in alcune isole del Pacifico orientale
  2. vivax, agente della terzana benigna, prevalente in Africa orientale, Asia e America Latina
  3. ovale agente di forme di terzana benigna, molto comune in Africa occidentale e raramente nel Pacifico
  4. malariae, responsabile della quartana benigna, presente non uniformemente e con una frequenza piuttosto bassa in aree tropicali e sub-tropicali
  5. knowlesi, simile a P. malariae, agente di malaria in alcune scimmie del Sud-est asiatico, dal 2008 è considerato una quinta specie di plasmodio responsabile di malaria nell’uomo.

La malaria è altamente endemica nell’Africa subsahariana, dove si verificano il maggior numero di casi e di decessi. È presente anche in Paesi del Sud-est asiatico, del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, del Pacifico occidentale e dell’America centrale e meridionale. Quasi metà della popolazione mondiale, soprattutto quella residente in Paesi poveri, vive in aree a rischio malarico. Si stima che nel 2018 nel mondo ci siano stati 228 milioni di casi con 405.000 morti, di cui il 67% costituito da bambini di età inferiore ai 5 anni.

In Italia ogni anno ne vengono notificati circa 800 casi, la maggior parte dei quali in soggetti provenienti da zone endemiche (stranieri al primo ingresso in Italia) o stranieri residenti in Italia che si recano nel loro Paese di origine per incontrare parenti e amici e identificati con la sigla VFRs (Visiting Friends and Relatives) e in circa il 20% da italiani che si sono recati in zone endemiche per lavoro, turismo, o come missionari/volontari. La maggior parte dei casi italiani vengono segnalati in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. In Sicilia dal 2009 al luglio 2019 sono stati ricoverati 397 casi (di cui 167 italiani) di cui 4 sono deceduti (2 italiane, un indiano ed un somalo).

I plasmodi si replicano all’interno dei globuli rossi provocandone la distruzione con conseguente febbre e anemia che caratterizzano tutte le forme di malaria. Nel caso della terzana maligna i globuli rossi parassitati aderiscono alle pareti dei piccoli vasi sanguigni bloccando la circolazione del sangue e causando la sofferenza di tutti gli organi che andranno incontro a necrosi con conseguente insufficienza multiorgano e quindi la morte.

La malaria è prevenibile con la chemioprofilassi che è indicata per i viaggiatori diretti in aree endemiche. La scelta dei farmaci dipende dal Paese visitato, dalla tipologia di viaggio e dal tempo di permanenza e deve tenere conto dei possibili effetti collaterali dei farmaci stessi.

La malaria è curabile, ma la terzana maligna soprattutto se diagnosticata in ritardo, è associata ad un’alta letalità.

In conclusione tre messaggi: due rivolti a tutti… 1) prima di affrontare un viaggio (soprattutto in Africa o in Paesi tropicali) bisogna parlarne col proprio medico di fiducia; 2) in caso di malori al ritorno da un viaggio in paesi tropicali bisogna recarsi al più presto in un centro di Malattie Infettive, riferire i disturbi raccontando il viaggio. 3) Il terzo messaggio è rivolto a tutti i medici… di fronte a un paziente febbrile proveniente da una zona tropicale bisogna sempre pensare alla malaria ricordando che un ritardo diagnostico potrà causarne la morte.

Per maggior approfondimenti si consiglia di consultare la circolare del Ministero della Salute (allegata)

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