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Veterinaria

Negli allevamenti utlizzati antiparassitari cangerogeni

Macellazione clandestina in Sicilia, maxi retata nel messinese: coinvolti 7 veterinari

Dai controlli della Polizia accertata la presenza di gravi malattie, come la tubercolosi, mascherate con l'ausilio di documentazione false. Risultando in regola, gli allevatori potevano ottenere i contribuiti europei mentre per il personale medico scattavano dei benefit quantificabili in varie decine di migliaia di euro.

Tempo di lettura: 2 minuti

Ci sono anche sette veterinari dell’Asp di S.Agata tra i 33 soggetti raggiunti da misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Gamma Interferon” che ha permesso di far luce su una vera e propria filiera della macellazione clandestina nel Parco dei Nebrodi. Due gruppi criminali distinti, operanti tra i comuni di Cesarò e Tortorici, erano a capo di una rete finalizzata al furto, al maltrattamento e alla macellazione di bovini e suini.

L’operazione ha permesso agli uomini coordinati dal commissario Daniele Manganaro, di ricostruire un’attività che iniziava dal furto o dalla cattura con caccia di frodo del bestiame che talvolta veniva imprigionato in gabbie disseminate all’interno del Parco dei Nebrodi. Gli animali venivano macellati clandestinamente senza alcun controllo e rispetto di norme igienico sanitarie e le carne finiva poi sulle tavole dei consumatori.

In alcune occasioni gli animali venivano allevati a stretto contatto con altri esemplari affetti da tubercolosi, aumentando notevolmente i rischi di un contagio. I capi di bestiame venivano poi macellati in alcuni centri della locride mentre alcune bestie già infette finivano addirittura ad Avellino.

Il ruolo dei sette veterinari coinvolti era determinante. I controlli alle carni avveniva, infatti, solo su carta. Gli esami condotti sugli animali davano esito negativo con valori ripetuti nel tempo ed evidentemente falsati. Ma i risultati ottenuti dalla Polizia sui capi di bestiame ritenuti infetti, sottoposti alla profilassi chiamata Gamma Interferon, hanno accertato la presenza di malattie. In particolare, dopo l’esame delle carcasse, 9 animali su 10 sono risultati affetti da tubercolosi da oltre tre anni. Un quadro mascherato ad arte con l’ausilio di documentazione falsa e apposizione di marchi identificativi sugli animali rubati. Risultando in regola, gli allevatori potevano ottenere i contribuiti europei mentre per il personale medico scattavano dei benefit quantificabili in varie decine di migliaia di euro.

Gli agenti hanno inoltre segnalato la presenza di allevamenti che utilizzavano il potente antiparassitario Evomec. Si tratta di un medicinale che previene numerose malattie, ma per essere smaltito dall’animale servono almeno 150 giorni. Se la carne veniva messa in commercio prima di tale periodo diventava cancerogena con i noti rischi del caso.

Tra i 50 indagati risultano anche note personalità che ricoprono ruoli politici ed istituzionali.

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