Lui si chiama Giovanni, tetraplegico e bisognoso di assistenza: cosa aspettano le Istituzioni?

30 Maggio 2016

Una vicenda umana nota alla cronaca ed ancora irrisolta: di cognome Cupidi, avrebbe bisogno di assistenza domiciliare h24 ma una burocrazia disumana non riesce a garantirla. Il web si è mobilitato in suo favore, e lui lancia l'ennesimo appello: «Dato il peggioramento del mio stato di salute è indispensabile l’attivazione di un progetto h24...».

 

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PALERMO. Lui si chiama Giovanni Cupidi. Una laurea in Scienze Statistiche ed Economiche e un dottorato di Ricerca in Statistica Applicata conseguiti presso l’Università degli Studi di Palermo. Abita a Misilmeri, vicino a Palermo.

Giovanni ha 38 anni e da quando ne aveva 13 è affetto da una grave tetraplegia causata da un’ischemia dell’arteria midollare cervicale. Non è autosufficiente e dipende dagli altri, dalla mamma, una donna forte e tenace di 68 anni. In famiglia c’è anche una sorella, medico ricercatore che vive e studia in Calabria,

CRONACA DI UN’ODISSEA

Fino a metà gennaio 2015, Giovanni ha usufruito di un progetto di assistenza domiciliare in H16 con operatori qualificati Osa/Oss in regime di part time, della durata di 12 mesi: costo annuale, circa 50 mila euro. Progetto interrotto e rifinanziato più volte dall’Assessorato regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali.

Nei mesi precedenti la scadenza del progetto sono intercorsi diversi colloqui con il direttore Generale dell’assessorato ma un ulteriore rinnovo era stato considerato non fattibile, in quanto questa tipologia di progetto non veniva più finanziato. Da quell’anno infatti, l’assistenza sarebbe stata erogata direttamente dai distretti sociosanitari attraverso un progetto individuale di assistenza domiciliare, finanziato tramite il Fondo Nazionale per la non Autosufficienza (Fna) del 2013.

«Successivamente e solo ad agosto 2015 dopo mie insistenti sollecitazioni sono state erogate le somme relative al Fn 2013- spiega Giovanni- Prevedevano un importo di sole 4.600 euro per 12 mesi, ossia 4 ore a settimana, domenica e festivi esclusi. Ben lontani dalle 12 ore previste dalla scheda progetto».

Nel 2014 il Ministero delle politiche sociali aveva bandito progetti sperimentali di assistenza domiciliare denominati “Vita Indipendente”. Prevista l’assistenza per massimo 22 ore a settimana, domenica e festivi esclusi. Il Comune di Misilmeri dove risiede Giovanni aveva bandito 4 di questi progetti sperimentali, ognuno di circa 20.000 euro.

«Mi venne, dopo procedura di bando pubblico, assegnato uno di questi progetti con decorrenza gennaio 2015 e scadenza gennaio 2016- dice Giovanni- nonostante il numero di ore fosse insufficiente per garantirmi una assistenza domiciliare efficiente e dignitosa. Da marzo ad aprile 2015 ho partecipato a diversi colloqui con il Direttore Generale dell’Assessorato della Famiglia e il Capo di Gabinetto dell’Assessore e ad un successivo incontro tra lo stesso Direttore Generale, Capo di Gabinetto e il Comune di Misilmeri. E fu deciso di integrare il progetto reperendo le somme necessarie dalle economie del Distretto Socio-Sanitario n° 36 relative al bonus socio-sanitario del 2013».

Tali somme, essendo tornate alle economie della Regione, avrebbero dovuto essere nuovamente riassegnate dall’Assessorato al Bilancio a quello alla Famiglia per essere nuovamente disponibili. «Mi era stato assicurato che ciò sarebbe stato evaso in tempi molto brevi, ma questi colloqui si rivelarono un sostanziale fallimento».

IL PEGGIORAMENTO DELLO STATO DI SALUTE

«Ad aprile del 2015 sono stato colpito da improvvise e violente bronchiti, tanto da dovermi più volte rivolgere al 118 per gravi problemi respiratori- continua Giovanni- L’Assessorato, quindi, sollecitò al Comune un progetto individualizzato con carattere di urgenza. Il Comune lo redasse, ma l’Assessorato gli ha successivamente chiesto di rimodulare il progetto in H24 con un tetto di spesa massimo di 50 mila euro, cifra peraltro insufficiente per potere redigere un progetto in H24 per 12 mensilità. Successivamente ancora l’Assessorato ha chiesto al Comune di Misilmeri di individuare due soggetti destinatari di tale cifra, quindi con una spesa massima di circa 20 mila euro a progetto, ancora più bassa»

Nel dicembre 2015 finalmente l’Assessorato invia il decreto di attuazione di tale provvedimento messo in opera dal Comune di Misilmeri a fine gennaio 2016 per un totale massimo di 30 ore settimanali esclusi domenica e festivi.

Il ritardo nella messa in opera di queste somme ha creato una assurdità: «Quest’ultimo provvedimento, da misura di integrazione del progetto ministeriale che doveva rappresentare è, di fatto, diventato l’unica misura di sostegno alla mia assistenza domiciliare- dice Giovanni – Mi sono ritrovato e mi ritrovo, a dover continuare a pagare, con grave ed insostenibile dispendio economico tutte le ore di assistenza non finanziate che mi sono indispensabili. Le uniche forme di assistenza attive sono il progetto che mi assegna 30 ore settimanali (domeniche e festivi esclusi) e le 4 ore settimanali del Fna 2013 (domeniche e festivi esclusi che comunque scadrà in agosto per cui mi ritroverò fino a gennaio 2017 con solo le 30 ore) per una copertura quindi di sole 34 ore settimanali (a fronte della necessità di 24 ore al giorno)».

Le Istituzioni responsabili non hanno ancora trovato una soluzione adeguata e Giovanni continua a vivere in una condizione di precarietà, in perenne attesa di risposte che non arrivano. «Dato il peggioramento del mio stato di salute è indispensabile la redazione e l’attivazione di un progetto di assistenza domiciliare in H24, come d’altronde mi era stato proposto dal Direttore Generale dell’Assessorato della Famiglia e delle Politiche Sociali, in occasione del drammatico episodio relativo alla bronchite», afferma Giovanni.

LA MOBILITAZIONE IN FAVORE DI GIOVANNI

Intanto si è mobilitato il popolo del web che ha creato una petizione firmata già migliaia di volte. «Registriamo ancora una volta il silenzio da parte della Regione, sorda e insensibile davanti ad una tragedia umana, dov’è Crocetta? Dove l’Assessore? Bisogna trovare una immediata soluzione: senza assistenza domiciliare Giovanni non ce la potrà fare”. Lo dichiarano in una nota Giusy Savarino, Alessandro Aricò e Ruggero Razza, componenti della cabina di regia di #DiventeràBellissima.

Savarino evidenzia che «quando la politica non riesce a trovare soluzioni concrete e rapide in casi come quello del giovane ricercatore di Misilmeri, conferma la propria inadeguatezza e la incapacità di rappresentare le fasce deboli della popolazione».

Dal canto suo Aricó, ha sottolineato che «la storia di Giovanni dimostra che la burocrazia e la politica camminano assieme solo per lasciare indietro i diritti dei cittadini. Dov’è finita – si chiede l’esponente di #DB – quella forza tutta siciliana di stare accanto agli ultimi? Dobbiamo dire a Giovanni di invocare l’aiuto di Papa Francesco e rinunciare a sperare nelle istituzioni?».

«Ci risiamo: prima il caso Frisone, denunciato anche da Nello Musumeci, oggi l’assordante silenzio attorno a Giovanni: dimostrino di avere un po’ di cuore e cerchino di risolvere questa brutta storia. Altrimenti, prendano atto una volta di più della loro inutilità e ne traggano le conseguenze», ha chiosato Razza.

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