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Dal palazzo

La Giornata mondiale

Lotta all’ictus, Vecchio: «Fondamentale la prevenzione primaria e pre-primaria»

L'intervista di Insanitas al presidente regionale della Società Italiana di Neurologia: «Molto importante pure la neuroriabilitazione intensiva. Un grande passo avanti è stato fatto in Sicilia con la nuova organizzazione della rete Stroke»

Tempo di lettura: 7 minuti

Organizzata come ogni anno dalla “World Stroke Organization”, si celebra oggi, 29 ottobre, la Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale, patologia che rappresenta la terza causa di morte nei Paesi dove è maggiore lo sviluppo economico, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori. L’edizione 2021 della manifestazione pone l’accento sull’importanza di riconoscere i sintomi dell’ictus per intervenire tempestivamente, infatti, lo slogan adottato per l’occasione recita “Minutes can save lives”. Insanitas ha deciso di sviscerare la tematica con Michele Vecchio (nella foto), presidente regionale della Società Italiana di Neurologia dal 2019, primario di “Neurologia” dell’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta e direttore del “Dipartimento di Medicina Ospedaliera” dell’Asp di Caltanissetta.

Quanto è importante continuare a parlare di ictus cerebrale nella società odierna?
«L’ictus cerebrale è la terza causa di morte la mondo, la prima causa di disabilità e seconda causa di demenza. Questi dati pesano sull’importanza della Giornata Mondiale dedicata, in cui si dispensano conoscenze e consigli alla popolazione generale per cercare di contenere quella che è una vera e propria emergenza. In Italia registriamo circa 150.000 casi annui, quindi viene colpito circa il 3% della popolazione, tra cui si determinano problematiche di mortalità e soprattutto esiti molto invalidanti, che condizionano la qualità di vita della persona con un conseguente riverbero di tipo sociale, lavorativo, affettivo. Oggi conosciamo due forme di ictus: la forma ischemica e quella emorragica, ovvero la famosa emorragia cerebrale. In genere sono l’80% di tipo ischemico e il 20% emorragico. Per noi neurologi l’ictus è una frontiera che abbiamo affrontato nel corso degli anni e che affrontiamo attualmente con procedure nuove, tecniche innovative e percorsi che ormai in Italia sono standardizzati».

L’incidenza della patologia è particolarmente alta tra la popolazione mondiale…
«È un’emergenza sanitaria e come tale deve essere riconosciuta e trattata. Per intenderci, se per strada qualcuno si porta la mano al cuore, automaticamente la gente capisce cosa sta succedendo, scatta l’allarme e arriva l’ambulanza che lo porta all’ospedale dedicato più vicino. Dal punto di vista culturale qui l’obiettivo è stato raggiunto, nell’ambito dell’ictus lo stiamo raggiungendo. Prima capitava, spero non capiti più, che una persona seduta in una panchina a godersi il sole improvvisamente senta un formicolio al braccio o ad una mano o senta tirare il labbro e invece di recarsi subito in ospedale, attende che passi. Questo è l’inizio della catastrofe perché si tratta di un TIA (transient ischemic attack), un attacco ischemico transitorio analogo del dolore anginoso che viene durante l’infarto del miocardio. Per cui è necessaria una forte operazione di sensibilizzazione culturale per individuare questa emergenza, sia a livello della popolazione generale sia nel mondo sanitario. Una fase preospedaliera deve consentire di individuare i cosiddetti sintomi predittivi di un TIA o un ictus in modo tale da condurre subito il paziente nelle strutture in cui può avere la migliore assistenza possibile. Tra di noi si usa un’espressione molto semplice “Brain is time” cioè il tempo è cervello, perché ogni secondo in cui il nostro cervello passa in sofferenza acuta perde circa 30.000 neuroni, in un minuto si perdono 2 milioni di neuroni. Ecco perché nel momento in cui si presenta un TIA bisogna che questo paziente riceva immediatamente le cure appropriate».

Quali sono i primi sintomi di un ictus?
«Sono molto vari, normalmente sono deficitari, cioè manca la forza ad un braccio o ad una gamba, si perde la vista o l’udito, si presentano dei formicolii improvvisi, mal di testa violento e improvviso, stato confusionale, quindi situazioni abbastanza eclatanti. Nel momento in cui noi individuiamo questa patologia, il paziente viene indirizzato alla Stroke Unit più vicina, la cosiddetta unità coronarica, che prende in carico questa emergenza. In Sicilia le Stroke Unit sono state realizzate in tutti gli ospedali in cui esiste un reparto di neurologia».

La nuova rete Stroke regionale è stata lanciata nel 2019…
«Sì, è una rete organizzativa che si divide in fase pre-ospedaliera, ospedaliera e post-ospedaliera, la riabilitazione infatti è un momento molto importante nella gestione dell’ictus. La riabilitazione precoce, quando il paziente è acuto, e la vera e propria riabilitazione intensiva, porteranno a mitigare gli esiti invalidanti del paziente».

Il trattamento inizia già in ambulanza, per questo motivo è molto importante chiamare il 118 in queste situazioni?
«È importante che il paziente arrivi in carico al 118. Durante il tragitto nell’ambulanza saranno individuati i parametri del paziente, se è necessario sarà stabilizzato. Intanto, gli operatori del 118 possono fornire tutte le informazioni necessarie alla centrale operativa e alla stroke unit di accoglienza, per dare modo ai colleghi in ospedale di intervenire subito nella maniera più appropriata. In ospedale poi, sempre nel più breve tempo possibile, il paziente deve fare gli esami di laboratorio e la Tac, devono essere fatte le valutazioni neurologiche e stabilire qual è il trattamento più adeguato. Nel caso di un ictus ischemico si può intervenire con la trombolisi endovenosa, che deve essere eseguita entro 4 ore e mezza dall’evento acuto, e con l’eventuale trattamento successivo, quindi la trombectomia meccanica o la trombolisi intrarteriosa. Sono procedure molto specialistiche, ma che nella rete Stroke della nostra regione vengono eseguite in diversi Hub».

Dove si trovano i principali Hub in Sicilia?
«Gli Hub principali sono presenti a Palermo, Catania, Messina e Caltanissetta. Questi coordinano e supportano le attività svolte nelle proprie aree di riferimento. Agrigento ed Enna sono centri di I livello in cui si può fare la trombolisi, per fare poi attività interventistica (tromboectomia) bisogna spostarsi a Caltanissetta. Succede anche all’ospedale “Cannizzaro” di Catania in cui intervengono anche Ragusa e Siracusa. Stessa storia su Palermo in cui però ci sono due Hub, l’Arnas Civico e Villa Sofia-Cervello, ma qui il bacino è più grande. È chiaro che questi ragionamenti si fanno in base alle procedure e alle linee guida, seguendo quindi i dettami che la legge stabilisce. Un grosso passo avanti è stato fatto in Sicilia con la nuova organizzazione della rete Stroke. L’ictus è una sfida perché se noi trattiamo bene il paziente gli salviamo la vita e lo rendiamo “non disabile”, pertanto operativo per un reintegro nella sua esistenza».

Come è possibile prevenire l’ictus?
«Essendo l’ictus una malattia di genesi vascolare, rientra tra quelle in cui è fondamentale intervenire con il meccanismo di prevenzione primaria, cioè prima che intervengano gli eventi. Noi parliamo anche di prevenzione pre-primaria, quindi, di educazione alla salute. È necessario che bambini e adolescenti si alimentino correttamente, pratichino attività fisica regolare e seguano uno stile di vita adeguato. Naturalmente dobbiamo poi valutare quelli che sono i veri fattori di rischio come alcune patologie: l’ipertensione arteriosa, le malattie metaboliche, il diabete mellito, l’ipercolesterolemia, le malattie cardiache- prima fra tutte la fibrillazione atriale– i disturbi della coagulazione. Quando passiamo da una prevenzione primaria alla prevenzione secondaria, interviene un team multidisciplinare con l’obiettivo di tenere sotto controllo i fattori di rischio modificabili. Poi ci sono i fattori di rischio non modificabili su cui non possiamo intervenire come l’età, il sesso, la razza. Ma la prevenzione rappresenta sempre il punto di svolta. Ad esempio, se un paziente ha l’ipertensione arteriosa dopo i 50 anni, che è un evento abbastanza frequente sia nel sesso maschile sia in quello femminile, è un problema che va affrontato nella sua radicalità. In questo caso, per avere la pressione bassa il paziente la deve monitorare, controllare e curare con i farmaci adeguati, ma deve anche avere dei comportamenti corretti, deve alimentarsi in un certo modo, deve fare costantemente attività fisica, smettere di fumare se fuma. Per quanto riguarda l’ictus, l’ipertensione arteriosa è considerata un fattore di rischio indipendente, nel senso che da sola mette a rischio di subire un ictus. I fattori di rischio rappresentano una frontiera che va conosciuta, spiegata da ogni angolazione e soprattutto praticata. Controllare i fattori di rischio riduce la possibilità che si possa verificare un evento come l’ictus cerebrale. Voglio porre, infine, l’accento anche su un altro aspetto che reputo fondamentale: la neuroriabilitazione intensiva post Stroke. Generalmente viene eseguita in un centro di neuroriabilitazione, ma per le forme meno gravi può essere “estensiva”, quindi domiciliare oppure ambulatoriale nei centri di riabilitazione accreditati per questa attività. La riabilitazione è un momento importante su cui puntare, per cui deve essere di prossimità, sia per agevolare il paziente che si reca al centro dedicato sia perché dobbiamo ritrovare normalità nell’esistenza di questo paziente».

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