Dal palazzo

L'intervista ad Ilaria Tarantino

Lotta alle neoplasie gastrointestinali: «Molti passi in avanti, ma linee guida da aggiornare»

La "Chief of Endoscopic Ultrasound Service" dell'Ismett (della Endoscopy Unit diretta da Mario Traina) sottolinea sia l'importanza dell'ecoendoscopia che la necessità di migliorare la gestione clinica del paziente. Il tema è stato trattato durante "I-EUS consensus conference".

Tempo di lettura: 4 minuti

I progressi medici, la ricerca clinica e le nuove tecnologie rappresentano un’arma importantissima contro le neoplasie gastrointestinali che sono una tra le forme più comuni di cancro, soprattutto nei paesi occidentali. È frequente che pazienti affetti da neoplasia pancreatica e delle vie biliari sviluppino una ostruzione biliare causata dal tumore. Le linee guida diponibili raccomandano il drenaggio biliare per via endoscopica, mediante una metodica chiamata ERCP (colangio pancreatografia endoscopica retrogada), indicata come metodica di prima scelta nei pazienti affetti da stenosi biliare neoplastica.

Tuttavia, le caratteristiche dei singoli pazienti (età, fragilità, comorbidità, anatomia della ostruzione) e il consolidamento degli approcci per via eco-endoscopica, grazie alla disponibilità di nuovi accessori e tecnologie dedicate, hanno determinato un cambiamento dello scenario terapeutico con sempre più importante evidenza scientifica del ruolo cruciale della ecoendoscopia. Le indicazioni contenute nelle linee guida, a tal riguardo, lasciano delle aree grigie e vuoti interpretativi. Oltretutto non esiste un percorso condiviso nella gestione clinica dei malati.

Sull’argomento Insanitas ha intervistato Ilaria Tarantino (nella foto), Chief of Endoscopic Ultrasound Service dell’Ismett (della Endoscopy Unit diretta da Mario Traina) e direttrice della‘”I-EUS consensus conference” che nei giorni scorsi si è svolta a Palermo. Un confronto tra la comunità scientifica, in un approccio multidisciplinare che ha coinvolto non solo gastroenterologi endoscopisti ma anche chirurghi bilio-pancreatici e radiologi interventisti, internisti e nutrizionisti.

Quali sono gli ultimi progressi medici che riguardano la neoplasia gastrointestinale?
«La ricerca clinica e l’aggiornamento tecnologico hanno consentito molti passi avanti nella cura dei pazienti affetti da questi tumori. Oltre ai nuovi regimi di chemioterapia si sono sviluppate numerose metodiche mininvasive che, in alcune situazioni, evitano al paziente di ricorrere ad interventi più invasivi come la chirurgia e che migliorano sia la qualità che l’aspettativa di vita. Un ruolo sicuramente importante l’ha l’endoscopia e nello specifico l’ecoendoscopia delle neoplasie bioliopancreatiche è una tecnica che ci consente oggi di fare diagnosi più accurate e di eseguire interventi terapeutici miniinvasivi più sicuri. Grazie infatti alla messa a punto di nuove procedure per via ecoendoscopica riusciamo oggi a risolvere spesso quanto prima non si riusciva se non ricorrendo alla chirurgia o alla endoscopia tradizionale ma non sempre con i risultati sperati».

In cosa consiste la metodica ERCP?
«La ERCP o CPRE in italiano (pancreatico-colangiografia retrograda endoscopica) è una metodica che consente endoscopicamente di risolvere ostruzioni sia delle vie biliari che del dotto pancreatico. Per molti anni è stata l’unica procedura a consentirci di poter risolvere endoscopicamente una ostruzione biliare, condizione che si verifica spesso in presenza di un tumore pancreatico o di un tumore biliare. Oggi è possibile intervenire con metodiche più sofisticate e soprattutto legate a una minore possibilità di complicanze. Queste metodiche di drenaggio e risoluzione della ostruzione richiedono l’ecoendoscopia. Sono state messe a punto diverse procedure ecoendoscopiche con utilizzo di dispositivi dedicati con ottimi risultati clinici e ridotta percentuale di complicanze».

Le linee guida hanno aree grigie e vuoti interpretativi? Quali sono?
«Tanti. Iniziando dalla indicazione precisa ad effettuare una procedura endoscopica, alla decisione di quale sia la migliore procedura nel caso specifico del paziente, alla sua gestione clinica dopo la procedura».

Una soluzione è l’individuazione di un percorso condiviso nella gestione clinica. In cosa sussiste?
«Nel porsi delle domande, studiare la letteratura scientifica a riguardo e analizzarla e alla fine arrivare a delle risposte. Questo lavoro è stato fatto da una task force di esperti nel campo, insieme a metodologi clinici. Una volta messe nero su bianco tali risposte, che tecnicamente chiamiamo statements, queste vengono presentate in un contesto multidisciplinare di esperti sull’argomento (gastroenterologi, ecoendoscopisti, chirurghi, radiologi, internisti etc..) e vengono valutate e discusse, tenendo conto di ciò che la letteratura scientifica ci dice e dell’esperienza sul campo. Alla fine si ottiene un consenso e si redige un documento che diviene un percorso condiviso che ci guida nella gestione clinica dei paziente».

Il tema è stato trattato durante il convegno a Palermo, in cui sono stati stilati i nuovi percorsi clinici…
«Sarebbe molto lungo elencare tutti gli statements che abbiamo condiviso e approvato, ma abbiamo aggiornato secondo nuova letteratura scientifica ed esperienza dei centri di riferimento nazionale, quanto indicato dalle linee guida sulla gestione dell’ostruzione biliare nel paziente oncologico, cioè affetto da tumore biliopancreatico. Le linee guida infatti fanno riferimento ad una letteratura scientifica non più aggiornata. Da questo lavoro che è sfociato nella consensus conference verrà fuori un documento ufficiale che ci consentirà da domani di offrire ai nostri pazienti le terapie più all’avanguardia e le cure migliori ad oggi, sia a Palermo che a Milano o in qualunque parte d’Italia».

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