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antibiotici resistenza

Lotta all’antibiotico-resistenza, ecco l’arma in più costituita dalle nuove molecole farmacologiche

18 Set 2018

Intervista a Bruno Cacopardo, ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Catania e direttore dell’UOC di Malattie Infettive dell’Arnas Garibaldi.

Negli ultimi anni antibiotici che erano comunemente utilizzati per curare le infezioni batteriche sono divenuti meno efficaci o non funzionano più a causa del loro uso eccessivo e/o non corretto. Il fenomeno ha raggiunto proporzioni allarmanti: in Europa oltre 4 milioni di persone ogni anno vengono colpite da infezioni batteriche ospedaliere.

Sono circa 25.000 i decessi annui nell’ambito UE legati alle infezioni dovute a patogeni multiresistenti e circa 700.000 in tutto il mondo, con un conseguente aumento di costi sanitari. Sul punto proprio lo scorso 13 settembre è intervenuta una “Risoluzione del Parlamento europeo su un piano d’azione One Health contro la resistenza antimicrobica (2017/2254. INI)”.

Secondo il documento “le infezioni ed i batteri resistenti si diffondono facilmente e vi è una necessità urgente di agire a livello globale: il fenomeno nel 2050 potrebbe provocare fino a 10 milioni di decessi l’anno”. I programmi di Antimicrobial Stewardship insieme alle molecole di recente introduzione rappresentano strumenti significativi per combattere i “ superbugs”.

Sui progressi della terapia antinfettiva abbiamo intervistato il prof. Bruno Cacopardo (nella foto), ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Catania e direttore dell’UOC di Malattie Infettive dell’Arnas Garibaldi (Catania).

Cosa si intende per antibiotico-resistenza?
«La capacità di un batterio di resistere ad un farmaco antibiotico. Questo tipo di resistenza può essere sia naturale, quando il batterio è naturalmente resistente ad un antibiotico), sia acquisita, quando un batterio si adatta a resistere ad un farmaco antibiotico a causa di mutazioni del proprio patrimonio genetico».

Perché il fenomeno è divenuto allarmante?
«La resistenza dei batteri agli antibiotici è aggravata da un uso eccessivo e spesso scorretto di questi farmaci. Ogni batterio che sopravvive ad una cura antibiotica può diventare resistente alle cure successive, moltiplicarsi e trasferire la sua capacità di resistere agli antibiotici ad altri batteri. Inoltre, ci sono batteri che diventano resistenti a più antibiotici contemporaneamente (multi-resistenza) e batteri resistenti a tutte le terapie (pan-resistenti)».

Quali sono i batteri più temibili?
«Lo stafilococco aureo, che può causare infezioni della pelle e di tutto l’organismo (setticemia); la klebsiella pneumoniae, che provoca setticemie, infezioni urinarie e polmonari; l’escherichia coli che può provocare diversi tipi di infezioni, tra cui, le più comuni sono quelle urinarie».

Le nuove molecole farmacologiche rappresentano un’arma efficace?
«Fermo restando che, la diminuzione dell’efficacia degli antibiotici esistenti, non è a tutt’oggi compensata dalla scoperta di altrettante nuove molecole sufficienti, certamente alcuni princìpi attivi, introdotti negli ultimi due anni, dimostrano un’ottima efficacia nel contrasto ai microorganismi più potenti e temibili quali: gram negativi, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa, che rappresentano il 70% di tutti questi patogeni responsabili di comuni infezioni di notevole impatto clinico ed epidemiologico, come le quelle intra-addominali (IAIs, Intrabdominal Infections) del tratto urinario (UTI, Urinary Tract Infections). Ovvero, di enterobatteri che risultano resistenti ai carbapenemi (antibiotici di ultima generazione ad ampio spettro attivi nei confronti di alcuni batteri Gram positivi e Gram negativi)».

Le armi efficaci dunque consistono in quali nuove molecole?
«Il ceftozolano/tazebactam, un antibiotico efficace contro i batteri Gram-negativi resistenti alle attuali terapie antibiotiche e implicati nell’insorgenza di infezioni ospedaliere (Ica – infezioni correlate all’assistenza) ed il ceftazidime/avibactam. Quest’ultimo, di ancora più recente introduzione, combina una cefalosporina di terza generazione (il ceftazidime), con un nuovo inibitore delle beta-lattamasi, l’avibactam».

I nuovi principi attivi sono risultati, anche nel contrasto di microorganismi complessi, così efficaci da superare la necessità di impiego di combinazioni di più farmaci insieme?
«Sì. Il ceftazidime/avibactam ha dimostrato ottima attività nei confronti dei batteri Gram-negativi con altissime percentuali di ceppi sensibili (dal 94 al 100% per Citrobacter freundii, Aerobacter aerogenes, Enterobacter cloacae, Escherichia coli, Klebsiella oxytoca, Klebsiella pneumoniae, Morganella morganii, Proteus vulgaris, Proteus mirabilis, Serratia marcescenes e Pseudomonas aeruginosa) a eccezione di Acinetobacter baumannii (60% di ceppi sensibili)».

Ceftazidime/avibactam, come si comporta circa i  germi multidrug resistant, principale sfida nell’ambito della terapia anti-infettiva?
«Anche in questo caso è risultato valido. Ceftazidime/avibactam si è dimostrato efficace nei confronti di Escherichia coli, produttore di beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) e di Amp-C, nei confronti di Klebsiella pneumoniae produttore di ESBL, OXA-48 e KPC . Molto efficace per il trattamento delle infezioni urinarie complicate e nel trattamento delle infezioni complicate intra-addominali, con un’efficacia estesa a circa l’80% delle infezioni».

Come si combatte un fenomeno così preoccupante che impegna oramai da tempo tutta la comunità internazionale e che ha spinto l’Italia a dotarsi del Piano Nazionale per il Contrasto all’Antibiotico Resistenza?

«La parola chiave è “Stewardship antimicrobica” , ovvero una serie di interventi coordinati, che hanno lo scopo di promuovere l’uso appropriato degli antimicrobici e che orientano nella scelta ottimale del farmaco, della dose, della durata della terapia e della via di somministrazione, sia per raggiungere risultati clinici ottimali, sia per ridurre al minimo tossicità, potenziali eventi avversi correlati ai farmaci, costi sanitari, durata della degenza e, altresì, limitare la selezione di ceppi resistenti agli antimicrobici. Serve insistere su prevenzione e informazione, affinché la popolazione impari a non abusare, o ad utilizzare in modo appropriato gli antibiotici e assuma corrette manovre igienico- sanitarie nella quotidianità. Altresì, il futuro della lotta alle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera e, dunque, la prevenzione dei fenomeni di resistenza agli antibiotici, ha come punto centrale il lavaggio corretto delle mani da parte degli operatori sanitari, in linea con lo slogan della campagna 2017 OMS (Organizzazione mondiale della sanità) “Fight antibiotic resistance… it’s in your hands” (Combattere la resistenza agli antibiotici… è nelle tue mani)».

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