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L’Ordine dei medici Sicilia: «I nuovi Lea garantiscano cure uguali per tutti i cittadini»

8 Luglio 2016

Lo afferma il presidente Toti Amato commentando l'ultima revisione dei Livelli essenziali di assistenza inviata alle Regioni dal ministro della Salute: «Lo scenario di questi ultimi anni non conforta, poiché chi ha un redditto basso ha rinunciato a curarsi».

 

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PALERMO. «La riscrittura dei Lea è un’occasione, ma il governo dovrà essere il garante non di principi astratti, ma di tutele reali esigibili in tutte le Regioni in modo obbligatorio. Perciò è necessario che le nuove disposizioni generali garantiscano in modo preciso e puntuale quei livelli essenziali di assistenza che qualunque cittadino italiano possa chiedere e rivendicare, tanto al Nord quanto al Sud. Diversamente sarebbe immorale».

Lo afferma Toti Amato (nella foto, presidente dei medici siciliani) riguardo all’ultima revisione dei Livelli essenziali di assistenza inviata alle Regioni dal ministro della Salute (clicca qui per scaricare il decreto).

Secondo il presidente dell’Ordine «è giusto attribuire in maniera inconfutabile allo Stato il ruolo di garante del diritto alla tutela della salute, purché il contenimento della spesa non intacchi la qualità e la quantità dei servizi erogati e assicuri un’omogenea erogazione dei Lea anche alle Regioni che purtroppo non hanno dimostrato grandi performance».

«Lo scenario di questi ultimi anni non conforta- aggiunge Amato- Continuiamo ad assistere ad una razionalizzazione dei costi del Ssn con il taglio di prestazioni e personale, facendo così della salute un bene di lusso. Con il risultato di enormi disparità tra le regioni più virtuose e quelle strutturalmente più deboli, come la Sicilia. Il risparmio c’è stato, ma non è un caso che il calo della spesa sanitaria non sia stata compensata dalla spesa privata, che nel Sud è scesa ulteriormente. Questo vuol dire che chi ha un redditto basso ha rinunciato a curarsi».

Inoltre Amato sottolinea: «La riforma del Titolo V del 2001, che puntava ad un federalismo solidale, non ha funzionato. L’autonomia di gestione delle Regioni ha finito per creare in ogni territorio un sistema sanitario differente, determinando disuguaglianze fortissime nella qualità e nella quantità dei trattamenti, specie nel Meridione, dove i livelli di erogazione dei servizi risultano ad oggi inadeguati».

«È vero che lo Stato è intervenuto, ma non per eliminare le sacche di inefficienza e di cattiva gestione da parte di una politica spesso più attenta al tornaconto personale che alla salute dei cittadini, ma utilizzando i Piani di rientro, che stridono non poco con la riqualificazione dei servizi e la loro sostenibilità su cui puntava la riforma del 2001».

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