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Dal palazzo

Contestato il disegno di legge Lorenzin

L’Ordine dei medici di Palermo tuona contro la riforma delle professioni sanitarie: «Mobilitiamoci per evitare lo scempio»

Il presidente Amato contesta il disegno di legge del ministro Lorenzin: «Prevede un Ordine omnibus che metterebbe nello stesso pentolone tutte le professioni di ambito sanitario».

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. «Serve un’immediata mobilitazione prima che lo scempio diventi realtà». Lo afferma il presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Palermo, Toti Amato, puntando l’indice contro «l’indecoroso disegno di legge» del ministro Beatrice Lorenzin (nella foto), che dovrebbe riformare gli Ordini territoriali «e sembra essere già stato calendarizzato per  essere discusso alla Camera tra pochi giorni».

Secondo Amato «l’obiettivo è gestire gli Ordini, indebolendo, delegittimando e umiliando l’autogoverno di una categoria professionale da cui dipende la salute delle persone e la serenità dei medici di tutto il  Paese».

Il presidente dell’Ordine di Palermo, in linea con molti altri presidenti Omceo d’Italia, invoca l’urgenza di un consiglio straordinario sul tema, disertando anche tutti i tavoli  istituzionali aperti tra rappresentanti della Federazione e Governo.

«Con un colpo di mano- prosegue Amato- e nonostante la bocciatura della Federazione nazionale dei medici, il governo tira dritto sul testo che disciplina le professioni sanitarie approvato in  Senato, cercando di imporre al Paese il pasticcio di un Ordine omnibus che metta nello stesso pentolone tutte le  professioni sanitarie, vecchie e nuove, anche quelle più fantasiose che, non avendo competenze primarie, non  hanno mai avuto neppure la necessità di essere rappresentate da un Ordine professionale. Uno stravolgimento che  non riconosce le differenze delle professioni sanitarie e sconfessa il grande valore etico nella società di un’intera  storia medica».

«La riforma Lorenzin è l’ultimo ‘mostro’ pensato dalla politica– conclude il presidente dell’Omceo- Se approvato, non  solo non potrà essere all’altezza delle sfide attese da oltre settant’anni dalla sanità e da tutte le professionalità, ma  farà scempio dell’asset ordinistico, e a cascata, del decoro della professione medica e della qualità della sua prima  missione: la salute delle persone».

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